Era in cura dopo una meningite la bimba sottratta dai genitori in ospedale. Il nosocomio avverte: “Probabili danni neurologici”
Proseguono senza sosta le ricerche della bimba sottratta dai genitori in ospedale, al Meyer di Firenze. La piccola era in cura a causa di una meningite e, sebbene la malattia non fosse più in fase acuta, e dunque non contagiosa, potrebbe averle causato danni.
Gli inquirenti ipotizzano che la famiglia potrebbe trovarsi all’estero.
Risale a sabato scorso l’allontanamento volontario dalla stanza del reparto: da quel giorno, la denuncia ricevuta dai carabinieri è stata trasmessa a tutti gli organi di polizia e le ricerche non si sono fermate.
Le preoccupazioni maggiori, chiaramente, riguardano la salute precaria della piccola, la quale potrebbe aver riportato danni neurologici.
Proprio in virtù della sua fragilissima condizione di salute, infatti, è necessario che la bimba sottratta dai genitori in ospedale prosegua invece le terapie.
Nessuno adesso sa se queste siano state bruscamente interrotte sabato scorso quando la piccina è sparita dal reparto in cui era ricoverata.
È possibile anche che i genitori abbiano deciso di proseguire le cure altrove, ma non è dato saperlo con certezza.
Quel che è certo è che i genitori si sono resi irreperibili.
All’ultimo domicilio noto, gli inquirenti non hanno trovato nessuno. Il padre, di nazionalità rumena, è un operaio di un cantiere navale della darsena di Viareggio e la famiglia risiede a Torre del Lago. I carabinieri ipotizzano quindi uno spostamento in Romania o in Francia, dove la famiglia aveva dei parenti.
Le pattuglie di tutta Italia, nel frattempo, sono al corrente che quei genitori hanno in carico una bambina che necessita di cure.
È infatti molto improbabile che la terapia della piccola stia proseguendo in un’altra struttura competente come l’ospedale fiorentino.
Ancora non si conoscono le ragioni che hanno condotto la famiglia a questo allontanamento, senza firmare neppure il foglio di dimissioni volontarie. Una situazione articolata.
“Si ribadisce – precisa il Meyer – che la mamma è in pieno possesso della potestà genitoriale e che, insieme al padre, avevano volontariamente sottoposto alle cure la propria figlia. La bambina è affetta da una infezione non contagiosa, in via di miglioramento, per la quale deve proseguire le cure”.
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