Morire di bronchite è ancora possibile. Questa non è la storia di un clochard ma di Ernesto Biancolino,  35 enne, deceduto il 5 febbraio al Presidio Ospedaliero “San Giovanni Bosco” di Napoli.

La mattina del 2 febbraio, il 35 enne accusa i primi sintomi, dolori diffusi e spossatezza.  Le condizioni dell’uomo peggiorano e verso le 22 viene trasportato da un’ambulanza del 118 al nosocomio  di Via Briganti.  L’uomo, secondo quanto afferma il padre della vittima, è stato abbandonato per due giorni su una barella accanto ad un climatizzatore difettoso e ad una finestra rotta, da cui entrava pioggia. Il 4 febbraio, dopo insistenza dei familiari, Ernesto Biancolino viene trasferito in rianimazione dove morirà il giorno seguente.

Da quanto si evince dalla cartella clinica, Biancolino, padre di un bambino di 7 anni, è morto per “arresto cardiaco e insufficienza respiratoria”. Secondo il legale della famiglia, Angelo Pisani, “al di là delle cause che emergeranno è impensabile che in un ospedale manchi il triage”, ovvero, la valutazione di gravità del rischio appena si arriva al pronto soccorso. Il direttore sanitario della struttura, Vito Rago, ha affermato che “il condizionatore funzionava”. In una dichiarazione riportata a Il Fatto Quotidiano – continua Rago – “appare evidente  che una corrente d’aria o presunta, non può certamente essere considerata quale causa scatenante di una sintomatologia di tale complessità e che dovremmo soffermarci sulla severa granulocitopenia”.

La polizia del commissariato San Carlo all’Arena, su delega della magistratura penale, hanno identificato l’internista, il rianimatore e il chirurgo coinvolti nelle cure di quelle tragiche settantadue ore in cui la vittima è stata ricoverata. Come da prassi, si dovrà aspettare i risultati dell’autopsia che sarà eseguita dall’unità patologica del Policlinico della Federico II.

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