L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Media Campus in varie città italiane, è rivolta a medici legali, medici specialisti e avvocati
Partiranno a fine marzo i seminari di “buona pratica medico-legale” che l’Accademia della Medicina Legale, in collaborazione con Media Campus, intende realizzare in tutta Italia con l’obiettivo di fornire soprattutto ai medici che svolgono attività forense le basi per poter collaborare fattivamente, in sede di collegio peritale, alla stesura delle perizie in modo da ridurre i tempi della giustizia e fornire al giudice, in maniera chiara e univoca, gli elementi per poter pronunciare una sentenza.
Il presidente dell’Accademia della Medicina Legale, Dr. Carmelo Galipò, accenna all’iniziativa, dedicata a medici forensi e avvocati, che sarà incentrata prevalentemente sulla responsabilità sanitaria. “Parlare la stessa lingua – afferma Galipò – facilita tutti, consente di guadagnare tempo e di rendere un miglior servizio al cittadino. Spesso- aggiunge Galipò facendo riferimento alla propria esperienza – nascono conflitti tra medico legale e specialista dovuti a una mancanza di basi giuridiche comuni ad ambedue i tecnici”.
Il presidente dell’Accademia della Medicina Legale è convinto della necessità di stabilire delle regole “ideali” per la redazione collegiale di una perizie medico legali che si fondino su pilastri fondamentali della responsabilità medica quali “il danno biologico, il nesso di causa, l’inadempimento qualificato, la differenza tra complicanza ed errore, l’onere della prova”.
Il tour dei seminari vedrà la partecipazione di relatori di eccezione che vantano un’esperienza consolidata in tema di responsabilità sanitaria; gli incontri si soffermeranno, inoltre, sul tema assicurativo e sulle possibilità che l’Accademia della Medicina Legale mette a disposizione dei propri iscritti (medici e non) per svolgere in serenità un’attività complessa quale quella del risarcimento del danno da errore medico. La prima tappa si svolgerà a Roma; seguirà un appuntamento ogni mese secondo un calendario che sarà pubblicato alla fine del mese di febbraio sulle pagine di questo quotidiano.





“perizie medico legali che si fondino su pilastri fondamentali della responsabilità medica ….” Nella causa, che come medico danneggiato, sto portando avanti, mi sembra che siamo ben lontani da tutto ciò, anzi agli antipodi.. Racconto la mia storia per essere chiara e vedere cosa ne pensate come medici legali (se vedete la documentazione clinica ritirata ci sarebbe da piangere). Eventi in breve: travaglio con bambino fermo a -2/-1 con decelerazioni da ore, comparsa di una bradicardia e, durante i 20 minuti di bradicardia, sempre con feto fermo a -2/-1 per doppio giro di cordoni (al collo e a bandoliera) e testa deflessa, somministrazione di ossitocina (il ctg riporta contrazioni valide durante la bradicardia e in tutta la registrazione), posizionamento di ventosa (controindicata per la stazione del feto e ctg) con ampia episiotomia + kristeller (ciò è quello che risulta nel partogramma e nella laconica documentazione clinica). Risultato: pavimento pelvico distrutto, lacerazioni e rottura dei muscoli, sfinteri interno ed esterno danneggiati, incontinenza anale e urinaria a vita non emendabile da nessun intervento; perdita di oltre un litro di sangue; severo disturbo post traumatico da stress in terapia a distanza di anni e ancora presente etc… Al ritiro della cartella, nascosti i 20 minuti di bradicardia (i numeri non erano consecutivi, ma il tracciato ictu oculi sì) e altri fogli della cartella ricomparsi (dopo lettera di avvocato e segnalazione) con scusa banale della struttura.
Il CTU, in atp della causa intrapresa, per i gravi danni subiti a causa di un parto incongruo (in una struttura di III livello di assistenza) da me primipara nelle considerazioni medico legali, inizia con questo incipit: “..questo caso si riferisce a problematiche perineali, caratterizzate da incontinenza … che ha permesso la nascita del piccolo … senza alcun danno ipossico …”. Incipit dove si evince la totale indifferenza e disinteresse per la salute della donna partoriente, in un periodo storico ed in un paese ad alta assistenza sanitaria, in cui sempre di più si sta affermando (nella letteratura medica, nelle linee guida NICE etc … e non solo) l’importanza del benessere della diade madre feto per uno sviluppo psico-fisico normale del bambino e dell’intera famiglia nonché per la promozione della natalità.
Il CTU, nella sua valutazione, che dovrebbe basarsi sulla documentazione, sulle linee guida, sulla best practice e non su “opinioni e ricostruzioni” come se fosse presente in sala parto, sottovaluta e non considera sia i danni strumentalmente riportati sia quello che c’è descritto in cartella; non rende il giusto valore a dati come il valore di pH di 7.06 e un difetto di base oltre -13 dell’ EGA cordonale, fraintende quello che la paziente riferisce, sbaglia a rilevare la sede (scusata poi come un errore materiale) e la dimensione di un danno nonostante la presentazione di una rilevazione strumentale e di una visita specialistica, non considera la documentazione clinica nella sua completezza durante l’analisi e la discussione, arbitrariamente afferma che il partogramma è impreciso e pertanto esegue una ricostruzione che confermi la sua tesi ponendo lui orari mancanti di manovre e visite. Utilizza, in maniera confondente, la salute di una sola componente (il feto, peraltro nato con degli outcome – indice apgar, ipotermia, pH [7.06], difetto di basi [-13.6] – ai limiti di una paralisi cerebrale), come indicatore di correttezza dell’applicazione della ventosa + kristeller + episotomia + ossitocina, senza che ciò sia sostenuto da alcuna letteratura scientifica, linea guida e best practice medica non considerando che il gold standard di un parto è il benessere del binomio madre-feto, il tutto per scusare quel tipo di parto medievale e causa di danni irreparabili alla vita di una donna scelto per errore e sottovalutazione delle indicazioni cliniche invece di eseguire un cesareo, che in quelle condizioni, era come da linee guida e best practice, il parto indicato per le sopraggiunte anomalie del travaglio sia meccaniche che cardiotocografiche. Si spinge inoltre, per trovare una giustificazione, a dire che la gravidanza e il parto vaginale sono una “condizione parafisiologica” (cioè che derogano dalla fisiologia) e, mancando il consenso ad ogni atto medico che è stato imposto, parla in modo generale di un ‘urgenza/emergenza di cui non vi è traccia sulla documentazione clinica (che invece dimostra un parto i cui problemi erano già difatti visibili molto tempo prima e colpevolmente trascurati). Vi sarebbe molto altro da dire su questa, ma come chicca finale, riporto la conclusione dove si sostiene che, essendo la paziente un medico, quindi gioco forza edotta dei rischi, (a questo punto, mi verrebbe da dire, di tutte le specialistiche medico-chirurgiche!!!) il consenso ha un’ importanza relativa, per arrivare in un secondo tempo a dire che al limite è stato richiesto orale (non vi è alcuna documentazione in cartella che attesti l’avvenuto flusso informativo anche verbale, come il codice deontologico impone e la normativa regionale e nazionale richiedono).
A scanso di equivoci, il ctu (del mio caso) è uno specialista in medicina legale insieme ad un ausiliario specialista della materia nonché direttore di struttura …. è questo che lascia sconcertati. Ulteriore sconcerto è cio ha scritto un altro ctu, nonché specialista di medicina legale ed esperto di risk management, insieme al suo ausiliario specialista della materia responsabile di struttura in pensione, i quali hanno invertito i valori del pH e difetto di basi tra l’arteria e la vena ombelicale per dimostrare la loro tesi, nonché hanno ridefinito l’anatomia del bacino della donna arrivando a dire che attualmente ci voglio 10 minuti per creare il vuoto con la ventosa.. forse quella di malmstrom del 1954! … oltre ad altre …definiamo “imprecisioni scientifiche”… ………giudicate voi, questi sono i risultati della riduzione del cesareo…….. un collega che oltre aver subito un danno inemendabile che le ha distrutto la vita sociale e lavorativa deve anche leggere simili affermazioni e abnormità che si commentano da sole .. Dimenticavo … i ctu e relativi periti sono stati scelti a non più di 100 Km dalla struttura che ho denunciato e dove lavoro, alcuni sono anche stati invitati a tenere lezioni e conferenze nella struttura/ASL di cui si parla etc.., sono consulenti “quotati” del tribunale etc… (e altro che si trova sul Web …. ). Altra cosa buffa e che io, come medico, nelle memorie per smontare una di queste perizie ho citato un esperto Ostetrico -Ginecologo che ha scritto libri per insegnare(citando suoi lavori e libri)… e guardi caso che l’assicurazione ha poi nominato codesto esperto come suo ctp (è il terzo medico legale e perito nominato dall’assicurazione) …. .. siamo al ridicolo …… se non fosse tragico…. ma si deve avere ancora fiducia ….
Per ora sono queste le regole ideali per la redazione collegiale di perizie? Spero in futuro nell’onestà intellettuale … ma per ora ne ho trovata poca….