Nessun ristoro per la titolare di automobile danneggiata dalla caduta di una massa di neve ghiacciata dal tetto di un edificio municipale

Nessun risarcimento alla proprietaria di un’automobile per il danno subito a causa della caduta di una massa di neve ghiacciata dal tetto di un edificio comunale. La Cassazione, con l’ordinanza n. 3564/2021, ha confermato la decisione dei giudici del merito che avevano respinto la pretesa risarcitoria della donna.

L’attrice aveva agito in giudizio contro l’Amministrazione assumendone la responsabilità ex art. 2051 c.c. o, in subordine, ex art. 2043 c.c. ma sia il Giudice di Pace che il tribunale, pronunciandosi in sede di appello, avevano evidenziato che l’eccezionalità delle precipitazioni nevose abbattutesi sulla città – i notevolissima intensità e protratte per ben 13 giorni – avevano determinato la totale “paralisi” delle attività rendendo impossibile qualunque intervento da parte del custode per ripulire il tetto dalla neve in costanza di precipitazioni nevose. Peraltro, la controparte aveva parcheggiato la vettura proprio sotto il cornicione dello stabile, in un posto in cui vigeva il divieto di fermata segnalato da un cartello verticale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, la donna – premesso che il custode può liberarsi dalla responsabilità di cui all’art. 2051 c.c. provando “il caso fortuito o il fatto di un soggetto estraneo alla propria sfera di controllo (quale può essere il danneggiato) tale da interrompere il nesso di causalità tra la “cosa” ed il danno” – contestava che la precipitazione nevosa, ancorché eccezionale, potesse integrare caso fortuito, rilevando che l’evento atmosferico era stato previsto dal servizio meteorologico (tanto che il Prefetto aveva diramato numerosi avvisi di allerta) e che il fatto che le precipitazioni si protraessero da 13 giorni consentiva di escludere l’imprevedibilità della caduta della neve dal tetto.

La ricorrente, inoltre, evidenziava che, in ogni caso, sarebbe stato sufficiente che il Comune posizionasse delle transenne per inibire la sosta dei veicoli e contestava la rilevanza della circostanza che la vettura fosse stata parcheggiata in corrispondenza di un segnalato divieto di fermata.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto le doglianze inammissibili.

Il Giudice a quo aveva infatti ampiamente motivato (con puntuale indicazione degli elementi valutati e con corretto richiamo ai consolidati orientamenti di legittimità) sul fatto che la precipitazione nevosa “epocale” avesse paralizzato ogni attività e avesse reso impossibile sia il controllo degli immobili comunali che l’adozione di interventi idonei a rimuovere eventuali situazioni di pericolo, ritenendo pertanto integrati gli estremi del caso fortuito, rilevante -ai sensi dell’art. 2051 c.c.- ai fini dell’esclusione della responsabilità del custode.

La ricorrente, senza contestare effettivamente la violazione o la falsa applicazione di norme di diritto, si era limitata a contrastare l’apprezzamento di merito compiuto dal Tribunale in punto di ricorrenza del caso fortuito, prospettando una lettura alternativa degli elementi emersi dall’istruttoria ed assumendo la prevedibilità della caduta della massa nevosa e la sua prevenibilità, anche soltanto mediante l’apposizione di transenne o di nastri dissuasori per impedire la sosta dei veicoli. Tuttavia, ciò facendo, mostrava di non cogliere appieno la ratio della decisione, che aveva evidenziato come l’eccezionalità dell’evento avesse “paralizzato” l’intera città, al punto da rendere impossibile qualunque tipo di intervento sui beni comunali.

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