È legittimo parlare di reato di maltrattamenti nel caso di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, come tenere diciotto cani rinchiusi in un recinto al freddo e circondati di escrementi e di sporcizia

La vicenda

Il Tribunale di Termini Imerese aveva condannato l’imputato alla pena di legge per il reato di cui all’art. 727, secondo comma, cod. pen., per aver detenuto diciotto cani di varie razze in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.

Il Tribunale aveva accertato che i cani, sebbene nutriti a sufficienza, si trovassero in recinti privi di regolare apertura, chiusi con una rete metallica arrugginita e con vari spuntoni pericolosi, con superficie in terra battuta ricoperta da escrementi stratificati ed impregnata delle deiezioni liquide degli animali, divenuta fanghiglia a causa delle condizioni atmosferiche e riparati solo in parte in modo rudimentale da pannelli coibentati e fogli di lamiera precari, del tutto inadatti a proteggere i cani dagli agenti atmosferici.

Aveva, quindi, osservato che la circostanza di tenere i cani chiusi nel recinto, ricoperti da escrementi, al freddo, in mezzo al fango ed alla sporcizia, costituiva una condotta penalmente rilevante ai sensi dell’art. 727 cod. pen., trattandosi di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di sofferenza.

La decisione è stata confermata dai giudici della Terza Sezione Penale della Cassazione con la sentenza n. 49791/2019 in commento.

Al riguardo, la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che “anche l’ipotesi della detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura non può prescindere, al pari delle altre, per la sua configurabilità, dalla presenza dell’elemento della sofferenza, intesa come lesione dell’integrità fisica dell’animale. E tale sofferenza, che deve caratterizzare la condotta, deve risultare da una prova adeguata, nella specie raggiunta, non superabile sulla base di semplici presunzioni circa le conseguenze negative sul benessere fisico degli animali” (Cass., Sez. 3., n. 601 del 01/10/1996, n. 139 del 13/11/2000).

Negato quindi, in via definitiva il proscioglimento dell’imputato per il fatto di particolare tenuità, essendo stata giustamente valorizzata la circostanza della crudeltà nei confronti degli animali.

La redazione giuridica

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