Dare istruzioni ai clienti sulle modalità di coltivazione della cannabis è considerata istigazione a delinquere

Il titolare di negozi abilitati alla vendita di cannabis che suggerisce ai propri clienti metodi per la coltivazione della marijuana commette reato. Lo ha stabilito la suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 26157/2020.

Nell’ordinanza di convalida delle perquisizioni e del sequestro – relativamente al procedimento penale per i reati di istigazione pubblica alla commissione del reato di coltivazione di marijuana, attraverso commercializzazione e distribuzione di appositi manuali e possesso di semi, stecche di sigarette e altri beni contenenti al loro interno marijuana – si evinceva che la Polizia giudiziaria aveva in quattro occasioni diverse trovato coltivazioni di marijuana realizzate con prodotti provenienti dai negozi dei due accusati.

All’interno del locale venivano rinvenute copie di alcuni manuali, tra i quali “La bibbia del coltivatore indoor e outdoor”, recanti anche illustrazioni esplicative.

Tali libri venivano ritrovati anche presso l’abitazione dei due imputati. A seguito del rigetto del ricorso, avverso la convalida della perquisizione e del sequestro, gli imputati, tramite il loro difensore, decidevano di proporre ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte ha chiarito che “in tema di stupefacenti – la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio e resina, integrano il reato di cui all’art. 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dall’art. 4, commi 5 e 7, legge 2 dicembre 2016, n. 242, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività (Sez. U. n. 30475 del 30/5/2019, Pmt c/Castignani Lorenzo, in cui, in motivazione, la Corte ha precisato che la legge 2 dicembre 2016, n.242, qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’art. 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, per le finalità tassativamente indicate dall’art. 2 della predetta legge)”. Rigettavano pertanto i ricorsi, dichiarandoli inammissibili.

                                                       Avv. Claudia Poscia

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