Respinto il ricorso di un uomo accusato di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio in concorso con il cognato, con il quale condivideva la disponibilità di un garage usato per il deposito per la droga

In tema di detenzione di stupefacenti, “la distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato commesso da altro soggetto va individuata nel fatto che la prima postula che l’agente mantenga un comportamento meramente passivo, inidoneo ad apportare alcun contributo causale alla realizzazione del reato, mentre il secondo richiede un consapevole contributo positivo – morale o materiale – all’altrui condotta criminosa, anche in forme che agevolino o rafforzino il proposito criminoso del concorrente”.

Lo ha chiarito la Suprema Corte nella sentenza n. 19875/2020 pronunciandosi sul ricorso di un uomo condannato in sede di merito per detenzione a fine di cessione, in concorso con il cognato, di otto panetti di cocaina, del peso complessivo di più di 8,5 kg., rinvenuti dalla polizia giudiziaria all’interno di un garage le cui chiavi erano nella disponibilità di entrambi.

Nel ricorrere per cassazione, l’uomo eccepiva che i giudici di merito lo avessero ritenuto complice del cognato e non solo connivente con lo stesso perché entrambi avevano pacificamente le chiavi del garage in cui era contenuta la droga; il primo, infatti, aveva stipulato nei primi giorni di settembre 2019 un contratto di affitto tramite la moglie e pochi giorni dopo aveva dato al cognato una chiave del locale, dove conservava gli alimenti necessari per l’attività della sua pizzeria, mantenendone una per sé.

I due erano stati osservati più volte incontrarsi e recarsi al garage; pertanto, atteso lo stretto grado di parentela tra gli indagati e l’elevato pericolo in caso di ritrovamento della droga, risultava inverosimile che colui che nascondeva la sostanza non avesse informato l’altro della presenza dello stupefacente. Da li la decisione del Supremo Collegio di rigettare il ricorso in quanto manifestamente infondato.

La redazione giuridica

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Rapina, si all’aggravante per minaccia a chi soccorre l’anziano derubato

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui