Nella rapina impropria, la violenza o la minaccia possono realizzarsi anche in pregiudizio di persona diversa dal derubato

Era stato condannato dal Giudice per le indagini preliminari per il delitto di rapina impropria nei confronti un ultrasessantacinquenne, aggravata ai sensi dell’art. 628, comma terzo, n. 1 e n. 3-bis cod. pen. L’uomo, tuttavia, decideva di ricorrere per cassazione deducendo violazione di legge con riferimento all’applicazione dell’aggravante.

Nello specifico, sottolineava di aver posto in essere la sola condotta di furto con strappo, senza alcuna violenza o minaccia. Tale condotta aveva assunto le connotazioni della rapina impropria solo a seguito della minaccia con uso delle forbici in danno di un soggetto terzo, intervenuto in soccorso dell’anziano. L’assenza di condotte violente o minacciose in danno della parte offesa doveva quindi far escludere la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 628 n. 3-quinquies.

Per la Cassazione, che si è pronunciata sul caso con la sentenza n. 19894/2020 ricorso, pur ammissibile, è infondato.

In base alla giurisprudenza di legittimità, infatti, “nella rapina impropria, la violenza o la minaccia possono realizzarsi anche in luogo diverso da quello della sottrazione della cosa e in pregiudizio di persona diversa dal derubato, sicché, per la configurazione del reato, non è richiesta la contestualità temporale tra sottrazione e uso della violenza o minaccia, essendo sufficiente che tra le due diverse attività intercorra un arco temporale tale da non interrompere l’unitarietà dell’azione volta ad impedire al derubato di tornare in possesso delle cose sottratte o di assicurare al colpevole l’impunità”.

È proprio tale struttura unitaria del reato di rapina impropria, configurabile anche nell’ipotesi in cui la violenza è esercitata su persona diversa dal derubato purché “immediatamente dopo la sottrazione” ad evidenziare l’infondatezza del rilievo difensivo e a rendere irrilevante – ai fini della sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 628, comma 3-quiquies – la peculiarità del caso di specie, in cui la persona ultrasessantacinquenne si identifica nel derubato, e non nel soggetto intervenuto in soccorso di quest’ultimo e minacciato con un paio di forbici.

In altri termini, deve senz’altro ritenersi che la fattispecie in esame rientri nell’ambito applicativo dell’art. 628, comma terzo, n. 3-quinquies, del codice penale, che prevede un consistente aumento di pena “se il fatto è commesso nei confronti di persona ultrasessantacinquenne”. “Con il richiamo onnicomprensivo al “fatto”, unitariamente ricostruito nel secondo comma del predetto articolo, il legislatore – chiariscono dal Palazzaccio – ha invero inteso assicurare una tutela rafforzata alla persona offesa in età avanzata, punendo più gravemente qualsiasi condotta di sottrazione immediatamente seguita da violenza o minaccia, quale che sia il concreto esplicarsi della condotta medesima”.

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