I camici bianchi rischiano di finire a giudizio per il decesso di un uomo affetto da carcinoma gastrico; per i parenti del paziente, un corretto trattamento chirurgico avrebbe consentito la sopravvivenza del loro congiunto

Il Giudice per l’udienza preliminare di Lecce dovrà pronunciarsi il prossimo gennaio sul rinvio a giudizio di cinque medici in servizio nell’ospedale del capoluogo salentino, accusati del decesso di un paziente di 61 anni, morto nel giugno del 2017, dopo che pochi mesi prima era stato operato per l’asportazione di un carcinoma gastrico.

Come ricostruito dal Corriere Salentino, l’uomo era finito sotto ai ferri il 30 marzo, ma l’intervento non sarebbe andato a buon fine per una tecnica chirurgica difettosa che avrebbe causato nel post operazione una sindrome dell’ansa afferente. Nonostante altre due operazionii, a cui il paziente venne sottoposto a distanza ravvicinata nel mese di maggio, e il successivo ricovero in una struttura specializzata in provincia di Bari, le sue condizioni non sarebbero migliorate; a distanza di poche settimane il tragico epilogo.

I familiari si sono quindi rivolti alla magistratura per fare piena luce sull’accaduto.

A loro avviso, un corretto trattamento chirurgico avrebbe consentito la sopravvivenza del congiunto con aspettativa di vita proporzionale alla prognosi della sua malattia. In base all’ipotesi accusatoria, infatti, la forma tumorale era stata definita, sin dall’inizio, “a media differenziazione” senza alcuna metastasi; inoltre, anche i vari esami strumentali effettuati non avrebbero evidenziato “lesioni a distanza”.

I parenti, riferisce sempre il Corriere Salentino, avrebbero presentato una consulenza di parte da cui sarebbero emerse “macroscopiche negligenze e imperizie da parte dei sanitari nei tre interventi chirurgici eseguiti”. I profili di responsabilità sarebbero stati confermati anche dalla perizia disposta dal Pubblico ministero. Da li la richiesta di rinvio a giudizio sulla quale dovrà pronunciarsi il Gup.

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