Ai camici bianchi, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose, viene contestata la somministrazione massiccia di un farmaco che avrebbe provocato effetti collaterali risultati poi fatali per una paziente di 81 anni

Omicidio colposo e lesioni colpose. Sono le accuse mosse a tre medici di una clinica convenzionata di Ravenna ai quali viene addebitato il decesso di una donna di 81 anni, morta nel maggio del 2018. A causare la morte, secondo la Procura, sarebbe stata somministrazione massiccia di un farmaco. I professionisti ora rischiano di finire a giudizio; la decisione Giudice per l’udienza preliminare è attesa per ottobre.

La signora, come riferisce il Resto del Carlino, era stata ricoverata nel mese di aprile per una infezione e una sospetta frattura. Nei giorni successivi avrebbe accusato forti difficoltà a deglutire e fastidi alla bocca, fino all’insorgere di una crisi respiratoria da cui non si sarebbe più ripresa.

I camici bianchi, secondo quanto contestato dal Pubblico ministero titolare del fascicolo, avrebbero disposto la somministrazione di dosi troppo massicce di un farmaco che, in base alle prescrizioni del medico di base, l’anziana avrebbe dovuto assumere in dose settimanale.

Da un colloquio tra i figli dell’anziana e i medici, sarebbe invece emerso che durante la degenza, la terapia era proseguita con dose giornaliera, per 13 giorni, provocando quindi, per l’accusa, nocivi effetti collaterali.

Il procedimento è partito in seguito all’esposto presentato dai parenti, i quali nel frattempo hanno anche avviato una causa civile. In tale sede è stata disposta tecnica d’ufficio con la nomina di un medico legale. Anche in questo caso l’udienza è stata fissata ad ottobre.

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