Il nostro Paese in ritardo rispetto agli altri membri Ue su tutti gli indicatori che determinano ed evidenziano il progresso in materia di eHealth
Il processo di digitalizzazione della sanità italiana appare ancora in ritardo rispetto alla maggioranza dei Paesi Ue. E’ quanto emerge da un rapporto del Censis presentato questa mattina nell’ambito dell’incontro “Le condizioni per lo sviluppo della sanità digitale. Scenari Italia-Ue a confronto”. Lo studio è stato svolto con l’obiettivo di inquadrare nel medio periodo le prospettive della sanità digitale italiana in termini di fabbisogno finanziario, esaminando lo stato dell’arte e gli scenari futuri al 2020.
Nella tabella dei punteggi dell’Unione Europea per verificare i progressi dei Paesi membri in tema di sanità digitale, l’Italia si ritrova nelle retrovie per quanto riguarda tutti e quattro gli indicatori previsti, ovvero: la ricerca di informazioni online sui temi della salute da parte dei cittadini (26esimo posto con una percentuale di utenti internet negli ultimi 3 mesi pari al 46% contro la media Ue del 58%); la prenotazione di visite mediche via web da parte dei pazienti (12esimo posizione con un indicatore pari al 10% rispetto alla media del 12,5%); invio elettronico delle prescrizioni ai farmacisti da parte dei medici di medicina generale (17esima posizione con il 9%, ben lontani dall’Estonia, prima in graduatoria con un indicatore pari al 100%); condivisione dei dati medici dei pazienti da parte dei medici di medicina generale con altri operatori e professionisti sanitari. (14esimo posto con il 31%, rispetto al 92% della Danimarca). Sintetizzando tali dati in un unico indice di eHealth adoption il primo Paese in Europa in materia di sanità digitale risulta la Danimarca con un indice pari a 0,87. L’Italia si ferma a quota 0,26.
Secondo il Censis, le performance insufficienti dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei rispecchiano il basso livello della spesa in Sanità Digitale nel nostro Paese. Se i Paesi UE mediamente spendono in eHealth fra il 2 e il 3% del loro budget sanitario totale , l’ultima stima disponibile per l’Italia indica una spesa pari a 1.340 milioni di Euro nel 2015, che corrisponde all’1,20% della spesa sanitaria pubblica, con addirittura una leggera riduzione rispetto al 2014.
Il Censis ha elaborato tre scenari che indicano come l’accelerazione dell’impegno finanziario al 2020 richieda risorse aggiuntive per la Sanità Digitale, che si misurano in 9.559 milioni di euro per il raggiungimento della quota del 2% della spesa sanitaria totale, 12.503 milioni per la quota del 3% e 15.243 milioni per raggiungere la quota del 4% che allineerebbe l’Italia agli altri Paesi europei di avanguardia.
L’analisi – sottolinea il Censis – mostra che il Servizio Sanitario Nazionale, se il Governo italiano aspira agli obiettivi dell’Agenda digitale europea e della stessa Strategia per la crescita digitale nazionale, dovrà realizzare nei prossimi anni un deciso cambio di passo nelle risorse finanziarie da investire in eHealth, recuperando posizioni rispetto agli altri Paesi europei. Senza questo cambio di policy, il Ssn non potrà valersi pienamente dei benefici attesi dai servizi e dagli strumenti di Sanità Digitale, che – attraverso una più evoluta condivisione delle informazioni e una più avanzata interazione fra pazienti, medici, operatori e strutture sanitarie – consentono un guadagno di efficienza, un’ottimizzazione nell’erogazione dei servizi, una riduzione dell’errore medico, un incremento della sicurezza del paziente, un miglioramento della gestione delle patologie croniche.



