Per la Cassazione, chiamata a pronunciarsi su una controversia scaturita da un commento offensivo postato in calce a un video pubblicato su Youtube, il reato di diffamazione presuppone l’attribuzione di qualità negative alla persona offesa

Era accusato di diffamazione per un commento offensivo postato in calce a un video pubblicato su Youtube. Dalla ricostruzione operata dai giudici di merito il filmato conteneva un’intervista rilasciata a una radio privata da un dottore in medicina sul tema della omosessualità, il cui contenuto era stato ritenuto omofobico dall’imputato. Quest’ultimo aveva commentato l’intervista sul canale social, augurando alla parte offesa che le figlie diventassero lesbiche e sposassero dei gay (“spero che le figlie siano lesbiche, sposino dei gay e che lo abbattano tutti insieme appassionatamente”).

L’uomo era stato condannato in sede di merito ai sensi dell’art. 595 del codice penale, ma la Cassazione, con la sentenza n. 17944/2020 ha ritenuto di annullare la decisione impugnata per insussistenza del fatto.

La diffamazione – chiariscono dal Palazzaccio – consiste, invero, nella lesione della reputazione, che può essere realizzata in qualsiasi modo (si tratta, infatti, di un reato a condotta libera).

Allorché è realizzata mediante espressioni verbali, deve trattarsi di verba attributivi di qualità negative alla persona offesa, ovvero di espressioni che gettano, comunque, una luce negativa su quest’ultima.

Tanto non era dato rilevare nel caso esaminato, in quanto l’imputato, reagendo, a modo suo, all’intervista del dottore, aveva espresso un augurio che non era, nel caso di specie, attributivo di qualità negative alla controparte, esprimendo solo un auspicio, la cui verificazione dipendeva dalla volontà e dalle inclinazioni dei soggetti interessati.

Invero – proseguono i Giudici Ermellini – le espressioni augurali sono rivelatrici della personalità di chi le formula, poiché ne svelano i gusti e la cultura; non già di chi le riceve. E se talvolta anche espressioni siffatte possono assumere carattere offensivo della reputazione, per il contesto in cui sono formulate, tanto era da escludere nella specie, dal momento che erano state proferite “in un contesto anodino, popolato di pensieri in libertà da parte di persone sconosciute, nell’ambito di una querelle sulla omosessualità, che è oggetto di opposte valutazioni in ambito sociale e scientifico”. Era da escludere, quindi, che la parte offesa fosse stata diffamata dall’imputato, quale che fosse la valenza (positiva, neutra o negativa) dell’augurio a lui rivolto.

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