La pronuncia della Cassazione sul ricorso contro l’assoluzione di un avvocato ritenuto non punibile per il reato di diffamazione per le provocazioni subite dalla persona offesa

 “Ai fini della configurabilità dell’attenuante della provocazione occorrono: a) lo “stato d’ira”, costituito da un’alterazione emotiva che può anche protrarsi nel tempo e non essere in rapporto di immediatezza con il “fatto ingiusto altrui”; b) il “fatto ingiusto altrui”, che deve essere connotato dal carattere della ingiustizia obiettiva, intesa come effettiva contrarietà a regole giuridiche, morali e sociali, reputate tali nell’ambito di una determinata collettività in un dato momento storico e non con riferimento alle convinzioni dell’imputato e alla sua sensibilità personale; c) un rapporto di causalità psicologica e non di mera occasionalità tra l’offesa e la reazione, indipendentemente dalla proporzionalità tra esse, sempre che sia riscontrabile una qualche adeguatezza tra l’una e l’altra condotta”. Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 17958/2020 pronunciandosi in tema di diffamazione su una controversia tra un avvocato e la titolare di una lavanderia che rivendicava nei confronti del legale il pagamento delle prestazioni rese dal proprio negozio.

L’avvocato aveva ricevuto un fax trasmesso dai legali della negoziante, che, per suo conto, contestavano all’imputato di aver in precedenza lanciato al volto della donna, per tacitarne le pretese, una banconota da 500 euro all’interno di un locale pubblico.

L’imputato, a sua volta aveva quindi inviato un fax alla collega scrivendo: “su quanto riferitole, v’è ben poco da replicare se non che tali vaneggiamenti si attagliano appieno alla veste lavorativa della Sua assistita”. Una frase senz’altro diffamatoria, come riconosciuto dagli stessi Giudici del merito, i quali, tuttavia, avevano deciso di assolvere l’imputato dal reato contestato in quanto “non punibile per la ritenuta provocazione”. Provocazione, nello specifico, derivante da un’accusa ingiusta perché non veritiera in quanto – in base a quanto appurato – sarebbe stata proprio la titolare della lavanderia a lanciare la banconota, ricevuta dall’avvocato, al professionista stesso e non viceversa. La diffamazione, quindi, era stata commessa nello stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.

Nell’impugnare la decisione di merito davanti alla Suprema Corte, la ricorrente denunciava violazione di legge in quanto, a suo avviso, difettavano i presupposti dell’esimente della provocazione. L’invio del fax all’imputato da parte dei propri legali non poteva integrare gli estremi del “fatto ingiusto” di cui all’art. 599 del codice penale né giustificare la reazione scomposta del destinatario che, in replica ai propri colleghi, aveva insultato la persona dagli stessi rappresentata.

I Giudici Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di respingere il ricorso in quanto infondato.

Per la Cassazione, è pacifico che non costituisce “fatto ingiusto” lo scambio di corrispondenza tra avvocati in relazione a una contesa. Il caso di specie però era diverso. La missiva degli avvocati della parte civile era infatti diretta all’avvocato finito a giudizio, che era stato chiamato direttamente in causa essendo parte della controversia.

Secondo la ricostruzione dei giudici di merito, insindacabile in sede di legittimità, il fax indirizzato all’imputato rivolgeva nei suoi confronti un’accusa non rispondente al vero: quella di aver tenuto un comportamento censurabile ai danni della titolare della lavanderia, quando invece era stato lui a patire quella condotta per mano della controparte. Non era quindi la forma dell’atto a costituire fatto ingiusto, ma il contenuto della lettera di contestazione laddove attribuiva all’avvocato un fatto deprecabile non commesso, ma subìto.

Il Tribunale, quindi, aveva ravvisto il carattere dell’ingiustizia obiettiva nelle “false accuse” subite, che avevano scatenato la reazione irosa di risposta, certamente integrante la diffamazione, ma ritenuta non punibile ai sensi dell’art. 599 cod. pen.

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