L’arbitraria quanto illegittima condotta posta in essere dalla madre che aveva condotto all’estero la figlia minore, rendendosi irreperibile per circa due anni, è qualificabile come condotta lesiva e pregiudizievole nei confronti dell’altro genitore

La vicenda

Con ricorso al Tribunale di Modena un uomo aveva chiesto la pronuncia della separazione giudiziale dalla moglie, con la quale aveva contratto matrimonio in Nigeria e dalla cui unione era nata una bambina. L’uomo aveva riferito che nel corso degli anni la prosecuzione della convivenza con la madre della minore era divenuta intollerabile a causa delle condotte di quest’ultima, la quale, dopo qualche anno dal matrimonio aveva cominciato a disinteressarsi della vita famigliare, rifiutando l’intimità coniugale e intrattenendo rapporti e relazioni al di fuori della famiglia, coinvolgendo, la piccola nelle sue uscite e feste fuori casa. Aveva chiesto, pertanto, l’addebito della separazione alla moglie, l’affido della figlia minore che avrebbe vissuto con lui nella casa coniugale e l’emissione di un provvedimento ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c., quale conseguenza delle condotte materne che avevano impedito la regolare frequentazione padre-figlia.

All’udienza presidenziale veniva dato incarico ai Servizi Sociali al fine di verificare le condizioni della minore. Nella fase successiva si costituiva la moglie del ricorrente, opponendosi alle richieste avversarie e chiedendo che la separazione fosse addebitata a quest’ultimo, oltre all’affidamento esclusivo della figlia, e l’assegnazione della casa coniugale.

Entrambe le parti avevano, dunque, chiesto la separazione dal coniuge con addebito.

In particolare, l’uomo aveva messo in luce come la moglie, sin dai primi anni del matrimonio, avesse manifestato disinteresse ai bisogni della famiglia, facendo continue richieste di denaro per “vizi ed esigenze personali” e che a partire dal 2013 aveva rifiutato rapporti intimi; fino a quando nel 2015 quest’ultima si recò in Nigeria con la figlia per far visita ai propri genitori ove avrebbe dovuto trattenersi per un mese mentre invece si trattenne per oltre due anni rendendosi irreperibile. Successivamente, tramite un investigatore privato, il marito scoprì che la donna frequentava altri uomini partecipando inoltre a feste di “dubbia moralità”.

Quest’ultima, a sua volta, lamentava gli atteggiamenti “patriarcali” del coniuge, e le condotte divenute poi violente ed aggressive oltreché minacciose; e il fatto che a partire dal 2015 avesse instaurato una relazione extraconiugale con un’altra donna, dalla quale era nato un bambino.

Sulla domanda di separazione coniugale l’adito Tribunale di Modena (sentenza n. 588/2020) si è pronunciato positivamente. È stato, tuttavia, precisato che in materia di addebito della separazione, è necessario accertare non solo se uno dei coniugi abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio, ma anche di provare la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza.

Ebbene, nel caso di specie, l’esame complessivo delle risultanze probatorie aveva indotto a ritenere come il rapporto della coppia si fosse dapprima incrinato e poi deteriorato per una grave incompatibilità caratteriale.

Le prove assunte nel corso del giudizio ed i documenti prodotti indicavano, infatti, come le condotte assunte sia dal ricorrente che dalla resistente non avessero avuto incidenza causale sulla intollerabilità della convivenza matrimoniale, essendosi verificate in un momento successivo, momento in cui il legame era già gravemente compromesso. Per queste ragioni, il Collegio ha respinto le richieste di addebito formulate da entrambi i coniugi.

Quanto alla figlia minore, entrambi i genitori ne avevano chiesto l’affido condiviso.

Al riguardo, il giudice del capoluogo emiliano ha sottolineato che l’affidamento esclusivo può essere disposto solo quando l’interesse della prole lo richieda, costituendo una soluzione residuale che può essere disposta anche d’ufficio e con provvedimento motivato quando il giudice considera l’affidamento condiviso contrario all’interesse del minore. Nel caso di specie, era pacifico che la resistente si fosse allontanata dall’Italia sin dal luglio 2017, rendendosi irreperibile ed impedendo in maniera assoluta non solo la frequentazione ma anche il semplice contatto telefonico tra la figlia minore ed il padre.

L’allontanamento della minore per due anni dal padre

“Tale condotta – ha affermato il Collegio – si configura certamente come pregiudizievole e gravemente lesiva degli interessi della minore, la quale era stata del tutto privata della figura paterna per un importante lasso temporale (circa due anni). La condotta della madre indica non solo l’impossibilità ma l’oggettiva inidoneità alla condivisione dell’esercizio della responsabilità genitoriale in termini compatibili con la tutela dell’interesse primario della minore”. Per queste ragioni, il Collegio ha ritenuto opportuno nell’esclusivo interesse morale de materiale della prole l’affidamento in via esclusiva al padre, presso il quale avrà collocazione abitativa. La casa coniugale è stata, pertanto, assegnata al padre.

Il Tribunale di Modena ha, infine, accolto l’istanza avanzata dal padre ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c. Non vi era dubbio che l’arbitraria quanto illegittima condotta posta in essere dalla resistente, che aveva condotto all’estero la figlia minore rendendosi irreperibile per circa due anni, potesse configurarsi quale condotta lesiva e pregiudizievole, laddove non solo aveva ostacolato ma di fatto impedito il corretto svolgimento delle prescrizioni giudiziali relative alle modalità di affidamento della piccola, con grave e concreto pregiudizio. I comportamenti tenuti dalla madre della minore sono stati dichiarati idonei all’applicazione della misura risarcitoria prevista al punto 3 dell’art. 709 ter c.p.c.

La sanzione

La lesione alla sfera affettiva del ricorrente era, infatti, facilmente individuabile: l’impossibilità di frequentare, vedere, di relazionarsi o anche solo mettersi in contatto con la figlia minore. La valutazione del danno è stata perciò effettuata in via equitativa, tenendo conto della volontarietà della condotta materna, la quale è stata condannata a pagare la somma di 10.000,00 euro a titolo di risarcimento dei danni per il pregiudizio arrecato.

Avv. Sabrina Caporale

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