Ma per la Cassazione, il risarcimento del danno conseguente al decreto di condanna penale deve essere valutato in via equitativa sulla base della capacità offensiva del fotomontaggio e della diffusione della pagina web su cui è stato pubblicato

E’ diffamazione aggravata postare su una pagina web appositamente creata il fotomontaggio di un professore con abiti femminili discinti al fine di schernirlo. Lo ha stabilito con sentenza definitiva la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9713/2020.

La vicenda vedeva la condanna di due studenti con decreto penale per il reato di diffamazione, cui seguiva in sede civile la condanna a liquidare il danno non patrimoniale derivante da reato, quantificato dal giudice di primo grado in ben 30 mila euro per ciascun ragazzo, poi scesi drasticamente a 5 mila euro per volontà del Giudice di appello. Quest’ultimo aveva rideterminato l’entità del risarcimento sulla base della considerazione che la pagina web era stata visitata 322 volte, ossia verosimilmente soltanto dagli alunni e personale della stessa scuola in cui il docente insegnava.

Il professore aveva impugnato la sentenza della Corte territoriale che, a suo dire, avrebbe illegittimamente ridotto l’ammontare risarcitoria stabilito dal primo Giudice in via equitativa.

La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto di respingere la doglianza del ricorrente. Per gli Ermellini il Tribunale aveva errato, in primo grado, a condannare ciascun ragazzo al pagamento di una somma, in quanto l’articolo 2055 cod. civ. pone la regola della solidarietà. Giusto, invece, il ragionamento seguito dalla Corte d’appello che, sulla base dei dati di fatto, ovvero il numero limitato di accessi e l’insussistenza di ulteriori danni morali in capo al professore, aveva ritenuto corretto ridurre il valore equivalente delle conseguenze dannose.

Nella valutazione equitativa del risarcimento del danno – spiegano dal Palazzaccio – il giudice di merito deve seguire un procedimento logico e quantificare il danno in maniera proporzionata alla gravità del fatto, senza che ciò risulti palesemente sproporzionato per eccesso o difetto. Nel caso esaminato, la quantificazione del risarcimento in 5 mila euro appariva ben calibrata rispetto alla gravità dei fatti, considerando la modesta capacità offensiva del fotomontaggio e la limitata diffusione al solo contesto scolastico della pagina web incriminata.

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