La donna si è vista riconoscere 120 mila a titolo di ristoro per la compromissione della gamba sinistra conseguente a un’operazione per l’asportazione dell’utero

L’Asl 4 del Veneto dovrà versare, a titolo di risarcimento, circa 120 mila euro, oltre alle spese legali, a una donna sottoposta nel 2012 a un intervento di laparoisterectomia totale. Lo ha stabilito il Tribunale di Venezia, riconoscendo la responsabilità dell’Azienda sanitaria per un errore medico costato alla paziente la compromissione della gamba.

In base alla ricostruzione del Gazzettino la donna, all’epoca 42enne, si era sottoposta all’asportazione dell’utero a causa di un fibroma. Al suo risveglio, tuttavia, non avrebbe più sentito l’arto inferiore sinistro e per giorni non sarebbe riuscita neanche a camminare. Gli accertamenti neurologici avevano rilevato una seria lesione del nervo femorale sinistro. Nonostante ripetuti cicli di fisioterapia e sedute di agopuntura, la signora non ha più recuperato la piena funzionalità della gamba.

Nel 2015 il Tribunale lagunare ha accolto l’istanza per lo svolgimento di un accertamento tecnico preventivo.

I consulenti tecnici medici legali nominati dal giudice hanno confermato che la “prevedibile e prevenibile lesione del nervo femorale” fosse da ricondursi causalmente all’operazione subita, più specificamente “all’atto di posizionamento del divaricatore automatico utilizzato dai medici nel corso dell’intervento”.

I Ctu hanno stabilito che la lesione di natura iatrogena del nervo femorale aveva comportato “un allungamento della malattia rispetto ai tempi normalmente prevedibili in esito di isterectomia senza compromissione neurologica”, con un danno biologico temporaneo protratto per nove mesi. Inoltre, hanno evidenziato come da essa fosse residuata una pesante invalidità permanente del 20%, “trattandosi di lesione dei due terzi del nervo femorale”. A fronte di tali conclusioni, tuttavia, la vicenda è finita in aula. Dopo una lunga causa civile nei giorni scorsi è arrivato il verdetto.

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