Riconosciuto un ristoro ultramilionario per i danni patrimoniali e non patrimoniali patiti dai familiari di un 50enne deceduta nel 2009 per le conseguenze di una trasfusione di sangue infetto

La Corte territoriale di Palermo ha respinto l’appello proposto dal Ministero della Salute nei confronti della sentenza del giudice di prime cure aveva riconosciuto un risarcimento di 840mila euro, a titolo di danni non patrimoniali, al marito e ai figli di una donna agrigentina di 50 anni, morta nel 2009 per le conseguenze di un trasfusione di sangue infetto.

Non solo, ma il Giudice del gravame ha accolto invece l’appello incidentale proposto dagli eredi della vittima i quali – come riporta al Sicilia – sostenevano,  da un lato, che l’entità del risarcimento liquidato dovesse considerarsi bassa e non conforme alle tabelle milanesi, e dall’altro che dovesse considerarsi errata per non avere liquidato il Tribunale anche il risarcimento del danno patrimoniale subito dai figli, per la morte della madre, allora dipendente ministeriale. Da li la decisione di riconoscere ai familiari della vittima una cifra pari a circa 1.065.000 euro, con l’ulteriore aggiunta di 78.000 euro a titolo di danno patrimoniale.

La donna – ricostruisce la Sicilia – era stata ricoverata nel 1980 presso un ospedale del nord Italia dove era stata sottoposta a una terapia trasfusionale con delle sacche di sangue poi rivelatesi infette.

Dopo la diagnosi di epatite cronica HCV, le condizioni di salute delle donna erano peggiorate fino alla diagnosi di cirrosi epatica ed epatocarcinoma, che l’avevano portata, nel 2009, al decesso.

I due figli maschi della donna e il marito avevano fatto causa al dicastero della Salute, ritenuto responsabile di omicidio colposo per non avere adeguatamente assolto il compito istituzionale di vigilare sulla raccolta e sulla distribuzione del sangue e degli emoderivati da destinare alle trasfusioni. Nei giorni scorsi il Giudice di secondo grado ha dato loro ragione.

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