Concorso colposo nel sinistro stradale: la decisione può fondarsi sul giudizio di ragionevole probabilità.

Concorso colposo nel sinistro stradale: è legittima la decisione basata su un giudizio di ragionevole probabilità.

Cassazione Civile, Sez. VI, Sentenza n. 21403 del 26/07/2021 ha così statuito: “Per la configurazione di una presunzione giuridicamente valida non occorre che l’esistenza del fatto ignoto rappresenti l’unica conseguenza possibile di quello noto, secondo un legame di necessarietà assoluta ed esclusiva ossia sulla scorta della regola della c.d. “inferenza necessaria”, essendo, invece, sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull’id quod plerumque accidit ossia in virtù della regola della c.d. “inferenza probabilistica”.

Il conducente di un motociclo rimasto coinvolto in un sinistro stradale, conveniva in giudizio avanti il Tribunale il conducente-proprietario della vettura antagonista, che nell’immettersi in un incrocio ometteva la dovuta precedenza.

Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda dichiarando il concorso colposo nel sinistro stradale dello stesso motocilista addebitandogli, sulla base di un ragionamento presuntivo, il 25% di responsabilità per la elevata velocità di marcia.

La Corte d’Appello rigettava il gravame e confermava la decisione di primo grado.

La Corte d’Appello confermava la decisione del Tribunale che aveva ritenuto sussistente una corresponsabilità del motociclista nella causazione dell’incidente nella misura del 25%, per un’asserita elevata velocità nell’immettersi nell’incrocio, alla stregua di un giudizio inferenziale basato su elementi indiziari: conformazione dell’incrocio, assenza di tracce di frenata della moto e collisione frontale dello stesso contro la fiancata della vettura antagonista.

Il motociclista ricorre in Cassazione lamentando che detti indizi fossero privi dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza per giustificare la sua corresponsabilità per un’asserita elevata velocità nell’immettersi nell’incrocio.

Gli Ermellini rigettano il ricorso.

La corretta applicazione dell’art. 2729 c.c. presuppone un apprezzamento degli elementi acquisiti in giudizio, dai quali inferire il fatto ignoto, che riconosca ad essi efficacia probatoria, quand’anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, se risultino in grado di acquisirla, ove valutati nella loro convergenza globale, ossia accertandone la pregnanza conclusiva e ciò in quanto la valutazione della prova presuntiva esige che il giudice di merito esamini tutti gli indizi di cui disponga non già considerandoli isolatamente, ma valutandoli complessivamente ed alla luce l’uno dell’altro, senza negare valore ad uno o più di essi solo perché equivoci, così da stabilire se sia, comunque, possibile ritenere accettabilmente probabile l’esistenza del fatto da provare.

Ed ancora, sottolinea la Corte, “il ragionamento presuntivo costituisce un iter logico che non è un risalire all’indietro, ma piuttosto un procedere in avanti, verso un’ipotesi da verificare, ovvero verso la dimostrazione di un fatto (ignoto) che è prefigurato come possibile conclusione dell’inferenza in cui si articola il ragionamento presuntivo.”

A tali principi si è conformata – correttamente – la Corte territoriale.

La Corte d’Appello, difatti, ha preso le mosse dal rilievo che la conformazione dello stato dei luoghi permetteva al motociclista di avvistare, con anticipo, la vettura antagonista.

Su tale premessa è seguito un ragionamento presuntivo che, attraverso la constatazione dell’assenza di tracce di frenata della moto e dell’avvenuta collisione della parte anteriore della moto con la fiancata della vettura, si è concluso nel senso che l’elevata velocità del primo avesse contribuito, nella misura del 25%, alla causazione dell’incidente, giacché se il ricorrente avesse tenuto una velocità moderata sarebbe stato in condizione, quantomeno, di tentare una frenata.

In tale ottica non coglie nel segno la doglianza del motociclista secondo cui la possibilità di avvistamento del veicolo antagonista non significa necessariamente che si possa evitare l’impatto anche tenendo una velocità non elevata.

Gli Ermellini ribadiscono che la nozione di gravità dell’indizio è riferita a un concetto logico, generale o speciale, nel senso che: la presunzione si deve fondare su un ragionamento probabilistico, per cui, dato un fatto noto, è probabile che si sia verificato il fatto ignoto non essendo, invece, condivisibile l’idea che vorrebbe sotteso alla “gravità” che l’inferenza presuntiva sia certa.

A maggior ragione il ragionamento presuntivo cui il Giudice può attingere trova corretta applicazione in caso di concorso colposo nel sinistro stradale.

Inoltre, per consolidato orientamento, l’accertamento della intervenuta violazione, da parte di uno dei conducenti, dell’obbligo di dare la precedenza, non dispensa il Giudice dal verificare il comportamento dell’altro conducente onde stabilire se quest’ultimo abbia a sua volta violato o meno le norme sulla circolazione stradale ed i normali precetti di prudenza, potendo l’eventuale inosservanza di dette norme comportare l’affermazione di concorso colposo nel sinistro stradale.

Il ricorso viene integralmente rigettato.

La redazione giuridica

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