Accolto il ricorso del Condominio che chiedeva la declaratoria di illegittimità dei lavori svolti da alcuni condomini finalizzati al recupero, a fini abitativi, del sottotetto

Con l’ordinanza n. 9957/2020 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un Condominio che aveva agito in giudizio nei confronti di alcuni condomini  chiedendo che venisse dichiarata l’illegittimità dei lavori da loro eseguiti, consistenti nel recupero, ai fini abitativi del sottotetto, trattandosi di innovazioni vietate ai sensi dell’art.1120 c.c., perché alteravano il decoro architettonico.

I Giudici del merito avevano ritenuto di rigettare la domanda. In particolare, la Corte territoriale aveva considerato inammissibile la violazione dell’art.8 del regolamento condominiale, dedotta in appello, che vietava qualunque modifica dell’aspetto esterno dell’edificio, in quanto in primo grado era stata lamentata la violazione dell’art.1120 c.c., con riferimento alle innovazioni che alterano il decoro architettonico. Si trattava, infatti, di diverse pretese, in quanto l’art.8 del regolamento condominiale vietava qualunque opera riguardante le parti comuni dell’edificio mentre l’art.1120 c.c. richiede l’ulteriore requisito dell’alterazione al decoro architettonico.

Per l’interpretazione del regolamento condominiale, la corte di merito faceva riferimento a una delibera assembleare, con la quale era stato autorizzato l’intervento sul sottotetto purché conforme al disegno architettonico della facciata e purché non vi fosse un pregiudizio per la statica dell’edificio.

Tale interpretazione, in assenza di specifica contestazione, era coperta dal giudicato, sicché era inammissibile un’interpretazione del regolamento condominiale, in forza della quale sarebbero vietate “tutte le opere interessanti le parti comuni dell’edificio”.

Nel ricorrere per cassazione il Condominio deduceva, tra gli altri motivi, che la corte distrettuale avesse interpretato il regolamento condominiale, facendo riferimento alla volontà dei condomini manifestata nella delibera richiamata, con la quale i medesimi nulla obiettavano in ordine al progetto di modifica delle parti comuni; la corte di merito non avrebbe tenuto conto che, trattandosi di regolamento di natura contrattuale, non avrebbe potuto essere modificato a semplice maggioranza, ma con il consenso unanime dei condomini, in quando incidente sul decoro architettonico. Contestava, inoltre, che si fosse formato il giudicato per assenza di opposizione in quanto l’oggetto della delibera era limitato al riconoscimento della legittimità degli interventi purché conformi al regolamento condominiale.

La Suprema Corte ha ritenuto la doglianza fondata.

Nell’interpretare il regolamento contrattuale – sottolineano dal Palazzaccio – il giudice deve utilizzare i canoni ermeneutici previsti dal codice civile e quindi leggere le clausole complessivamente e non limitarsi alla singola disposizione e cercare di ricostruire la volontà e l’intenzione delle parti contraenti.

La normativa in questione  (art. 1362 c.c.), allorché nel comma 1 prescrive all’interprete di indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti senza limitarsi al senso letterale delle parole, non svaluta l’elemento letterale del contratto ma, al contrario, intende ribadire che, qualora la lettera della convenzione, per le espressioni usate, riveli con chiarezza ed univocità la volontà dei contraenti e non vi sia divergenza tra la lettera e lo spirito della convenzione, una diversa interpretazione non è ammissibile .

Nel caso in esame la corte di merito aveva interpretato l’art.8 del regolamento contrattuale e, in particolare la volontà delle parti, non sulla base dei citati criteri ermeneutici, ovvero tenendo conto del dato letterale e delle altre clausole contrattuali, ma sulla base del comportamento successivo, costituito dal contenuto della delibera nella quale il condominio nulla obiettava in relazione al progetto di realizzazione del recupero dell’abitabilità dei sottotetti, secondo il progetto presentato.

Tale delibera, che non risultava essere stata adottata all’unanimità, non poteva costituire l’unico parametro interpretativo per l’individuazione della volontà dei condomini espressa nel regolamento contrattuale, né era idonea a modificarlo perché attinente ad innovazioni incidenti sul decoro architettonico del Condominio.

In tale ipotesi, infatti, esula dai poteri istituzionali dell’assemblea dei condomini la facoltà di deliberare o consentire opere lesive del decoro dello edificio condominiale. Ne consegue che l’interpretazione del regolamento contrattuale, erroneamente basato su tal atto, non poteva avere autorità di giudicato. Da li la decisione di cassare la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello, per un nuovo esame del caso.

La redazione giuridica

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

CONSUMI DI ACQUA IN CONDOMINIO: OBBLIGATORIO INSTALLARE CONTATORI INDIVIDUALI

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui