Ai fini del conteggio della tredicesima mensilità va conteggiato il periodo di congedo parentale fruito dal lavoratore per assistere il figlio malato?

Con l’ordinanza n. 24206/2020 la Cassazione si è pronunciata sul caso di una donna che, avendo fruito nell’anno 2006 di un periodo di congedo parentale ai sensi dell’art. 42, co. 5, per necessità di assistere il figlio minore malato di leucemia, aveva agito giudizialmente per ottenere il riconoscimento delle quote di tredicesima maturate nel medesimo periodo e degli interessi e rivalutazione su altri importi retributivi pagati in ritardo e relativi sempre a tale periodo. La lavoratrice, inoltre, chiedeva il risarcimento del danno, quantificato in euro 100 mila, sia in ragione di tali ritardi che per non averle la P.A. dato notizia, durante la sua assenza, della data della prova orale di un concorso interno e del fatto che il datore di lavoro stesse contattando i soggetti utilmente collocati in graduatoria per la firma del contratto.

La Corte d’Appello, riformando parzialmente la sentenza di totale di rigetto emessa in primo grado aveva riconosciuto il diritto alla maggior somma tra interessi e rivalutazione per i pregressi tardivi pagamenti e aveva invece disatteso la pretesa inerente alle quote di tredicesima, sul presupposto che la normativa escludesse dal computo della mensilità aggiuntiva i periodi di congedo parentale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte la donna eccepiva, tra gli altri motivi, che la normativa in realtà riconoscesse il diritto alla considerazione del periodo di congedo per il calcolo della tredicesima, anche perché altrimenti si sarebbe realizzato un trattamento discriminatorio, in pregiudizio della situazione di disabilità, oltre che una disparità di trattamento, suscettibile di rilievo sotto il profilo del diritto di eguaglianza, rispetto al caso del congedo per maternità.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di non aderire alla doglianza proposta, respingendo il ricorso in quanto infondato.

In particolare – in relazione alla dedotta illegittimità costituzionale della previsione, per disparità di trattamento rispetto al caso delle assenze per maternità c.d. obbligatorie, le quali, ai sensi dell’art. 22, co., 3, d. Igs. 151/2001 non producono effetti riduttivi sulle ferie e la tredicesima – la Cassazione ha chiarito che l’astensione obbligatoria per maternità si associa ad un evento del tutto unico, quale la sopravvenienza di un figlio ed i corrispondenti diritti vengono fruiti anche se si tratti di figlio disabile. Pertanto è palese la diversità di condizioni rispetto al caso del congedo parentale per la mera presenza di figli minori o di quello per assistenza ai disabili; “diversità di situazioni che non consente una censura dell’assetto di sistema quale discrezionalmente impostato dal legislatore, nel cui ambito peraltro i congedi parentali per presenza di figli minori e quelli per assistenza a congiunti disabili, tra loro muniti di più forti elementi di similitudine, sono trattati allo stesso modo”.

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