Per la Fondazione, i dati degli ultimi 7 giorni sui contagi da Coronavirus non sono affatto incoraggianti; serve la massima prudenza

Le misure di distanziamento sociale imposte dai decreti del Governo per l’e,mergenza Coronavirus hanno ridotto il sovraccarico degli ospedali e soprattutto delle terapie intensive. Ma sul contenimento del contagio i risultati non sono affatto rassicuranti e invitano alla massima cautela. A lanciare l’allarme è la Fondazione Gimbe che ha svolto un’analisi delle possibili cause per informare le istituzioni sui parametri necessari per avviare la ‘fase 2’, e per sensibilizzare decisori, datori di lavoro e popolazione su inefficienze e responsabilità.

“L’efficacia delle misure di distanziamento sociale sul contenimento dell’epidemia – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dipende da tre fattori: tempestività, intensità e aderenza della popolazione. Di conseguenza, per valutare gli effetti dei decreti “#IoRestoACasa” e “Chiudi Italia”, bisogna anzitutto essere consapevoli che siamo partiti in ritardo, che il lockdown non è stato affatto totale e che l’aderenza della popolazione è stata buona, ma non eccellente, a giudicare dal numero delle sanzioni elevate nel corso dei controlli”.

Secondo la roadmap lanciata ieri dalla Commissione Europea per la ripartenza è fondamentale ridurre e stabilizzare il numero di ricoveri e/o dei nuovi casi per un periodo di tempo prolungato.

“Di conseguenza – rileva Cartabellotta – una programmazione scientifica della ‘fase 2’ non può inseguire i numeri del giorno, ma deve osservare almeno le variazioni settimanali”.

E in tal senso i dati degli ultimi 7 giorni sui contagi non sono affatto incoraggianti: se, infatti, si è ridotto il numero dei pazienti ricoverati con sintomi (-3,0%) e soprattutto di quelli in terapia intensiva (-16,6%), si rileva un aumento dei casi totali del 18,0% (+25.733), di cui 3.976 decessi (+22,5%).

“Nonostante il contagioso entusiasmo per l’avvio della “fase 2 – conclude Cartabellotta – serve la massima prudenza: se oggi, infatti, ospedali e terapie intensive iniziano a ‘respirare’, i numeri confermano che la curva dei contagi non è affatto sotto controllo ed il rischio di una nuova impennata dei casi è sempre in agguato”.

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