Sono 3.226 gli infermieri positivi al Covid-19; dal Sindacato l’idea di autigestire la pratica dell’effettuazione dei tamponi

“Se non tutte le aziende sanitarie sono in grado di garantirci la doverosa protezione quando ci destinano a reparti Covid-19, ai tamponi possiamo pensarci noi stessi. Devono solo autorizzarci a consegnarli ai laboratori pubblici e/o privati che ci indicheranno, ma per fare tutto questo il Ministero, anche attraverso le regioni, dovrebbe indicare alle aziende sanitarie di dare priorità agli screening degli operatori sanitari, come più volte abbiamo chiesto”.  E’ la richiesta del Sindacato Nursing Up, che rivendica il diritto degli infermieri a controlli continui per sentirsi meno a rischio e svolgere con serenità i loro compiti di presa in carico e cura dei pazienti. Sono 3.226 gli infermieri positivi al Covid-19; la categoria conta, inoltre, già oltre 20 vittime.

Per questo Nursing Up ha lanciato un’iniziativa a vantaggio di tutti gli infermieri in grado di effettuare il tampone da soli, chiedendo contestualmente al viceministro Pierpaolo Sileri di autorizzarla.

“Siamo professionisti sanitari – spiega il presidente Antonio De Palma – e dunque abilitati a fare questo tipo di prelievo, sia che si tratti di un tampone per via orale, sia di un campione prelevato con la tecnica Drive Thru, cioè attraverso una gocciolina di sangue dal dito. Potremmo utilizzare proprio quest’ultima tecnica, da alcuni considerata più rapida e sicura. Possiamo farlo in autonomia o tra colleghi, ad esempio prima di assumere servizio o dopo”.

L’esame non costerebbe molto, indipendentemente dalla tecnica usata: il Drive Thru dovrebbe essere in grado di fornire risultati nel giro di 10-15 minuti, basandosi sulla presenza di anticorpi capaci di evidenziare se una persona ha in corso o se ha avuto un’infezione da Covid-19. Tale metodo, adottato su vasta scala (anche sui medici) potrebbe risolvere – secondo il Sindacato – gran parte del problema dei positivi asintomatici tra gli operatori sanitari impegnati nel contrasto al virus.

“Ci risulta – prosegue De Palma – che, nonostante i proclami degli ultimi giorni che assicuravano il test per tutti i sanitari, vi sono ancora posti dove ancora nessuno procede nei fatti. Molti infermieri che operano in strutture Covid-19 e/o correlate non sono stati sottoposti a tampone, e questa potrebbe essere una prima risposta. La procedura per l’effettuazione del tampone è una pratica quotidiana per i professionisti sanitari: di qui l’idea di autogestirla, quando le aziende non sono in grado di garantirla d’ufficio”.

Il problema risiede nel fatto che gli infermieri non sono in grado si esaminare i tamponi, avendo quindi bisogno di ricorrere a laboratori di analisi.

“Alcuni di noi – conclude il presidente del Nursing Up – sono esausti e cominciano ad accusare il colpo, si ammalano di patologie da stress nel dubbio di aver contratto il virus e di essere vettori della malattia. La sindrome post traumatica ha già colpito fino a togliersi la vita colleghe che si sono distinte sul campo per abnegazione e competenza. Anche il burnout è un problema grave e per arginarlo abbiamo attivato uno sportello di assistenza psicologica. Ma non basta, ora sentiamo che è arrivato il momento di agire”.

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