Il Tribunale di Varese ha chiarito che quando la condotta negligente del medico, con cure inadeguate, anticipa il decesso del paziente, il risarcimento non si fonda sulla perdita di una chance di sopravvivenza, ma sul danno da perdita anticipata della vita, purché sia dimostrato, secondo il criterio del “più probabile che non”, che il paziente avrebbe vissuto più a lungo con cure adeguate (Trib. Varese, sent. n. 292 del 21/05/2026).
Il caso
La vicenda traeva origine dal decesso di un anziano, affetto da pluripatologie, il quale aveva manifestato un progressivo aggravamento della disfagia e delle condizioni respiratorie.
Per i familiari, il medico di medicina generale aveva ritardato la visita domiciliare, omesso gli accertamenti diagnostici necessari e non predisposto un idoneo percorso terapeutico e nutrizionale, limitandosi a prescrivere cure inadeguate e una terapia ritenuta insufficiente.
Il paziente veniva infine ricoverato con diagnosi di polmonite ab ingestis e grave disidratazione, perdendo la vita solo dopo pochi giorni…





