Il trasferimento dell’azione civile nel processo penale comporta l’automatica rinuncia agli atti del giudizio civile che, di conseguenza, deve essere dichiarato estinto

La Corte d’appello di Milano, in riforma della pronuncia resa in primo grado dal Tribunale di Milano, aveva dichiarato l’imputato, responsabile del reato di appropriazione indebita ai soli effetti civili e lo condannava al risarcimento dei danni morali patiti dalla parte civile, liquidati in Euro 5.000,00 nonché al pagamento delle spese processuali da quest’ultima sostenute, in relazione ad entrambi i gradi del procedimento.

Contro tale sentenza, ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, denunciando, tra gli altri motivi, la violazione di norme processuali, nella specie degli artt. 74 c.p.p. e ss., prevista a pena di nullità.

Nel corso del procedimento di primo grado e all’udienza dibattimentale d’appello, la difesa dell’imputato aveva chiesto l’estromissione della parte civile per avere la stessa già esercitato le proprie pretese in sede civilistica, articolando tutte le proprie domande (restitutorie e risarcitorie).

La Corte territoriale aveva riconosciuto parzialmente questa richiesta riconoscendo alla parte civile solo il danno morale: in realtà, la domanda civile azionata in sede civile non poteva non comprendere anche questa voce di danno, con la conseguenza che la sua proposizione in sede penale si sarebbe risolta in una duplicazione di azioni, vietata dal codice.

Sul punto è interessante la decisione della Suprema Corte.

Con la sentenza in commento (n. 37296/2019) i giudici della Seconda Sezione Penale della Cassazione hanno rilevato come ormai da tempo, la giurisprudenza ha chiarito i rapporti intercorrenti fra l’azione risarcitoria esercitata nel processo civile e quella proposta in sede penale, osservando che “deve escludersi che il danneggiato dal reato che abbia esercitato l’azione risarcitoria nel processo civile sia legittimato a costituirsi parte civile nel processo penale per far valere ulteriori (e diversi) profili di danno derivanti dalla stessa causa, qualora sia intervenuta – come nella fattispecie – la pronuncia di una sentenza di merito, anche non passata in giudicato, nella sede civile” (Sez. 2, n. 7126 del 26/05/2000; più recentemente, Sez. 4, n. 24215 del 19/05/2015).

L’effetto preclusivo sancito dall’art. 75 c.p.p., comma 1, cioè, in base al quale il trasferimento dell’azione civile nel processo penale comporta l’automatica rinuncia agli atti del giudizio civile che, di conseguenza, deve essere dichiarato estinto, opera nel caso in cui sia stata pronunciata sentenza di merito, anche non definitiva, nel giudizio civile e allorché tra l’azione promossa in sede civile e quella esercitata con la costituzione di parte civile nel processo penale sussista identità di soggetti e di causa petendi (Sez. 4, n. 35604 del 28/05/2003).

La revoca tacita della costituzione di parte civile

Al riguardo, la stessa giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente osservato che la diversa ipotesi della revoca tacita della costituzione di parte civile, di cui all’art. 82 c.p.p., comma 2, opera nel caso in cui l’azione risarcitoria venga promossa “anche” davanti al giudice civile, da parte del soggetto danneggiato, già costituito parte civile; ed inoltre, che detto meccanismo trova applicazione solo quando sussista una compiuta coincidenza fra le due domande, trattandosi di disposizione finalizzata ad escludere la non consentita duplicazione dei giudizi (Sez. 5, n. 28753 del 08/06/2005; Sez. 4, n. 21588 del 23/03/200; Sez. 2, n. 62 del 16/12/2009; Sez. 4, n. 3454 del 19/12/2014).

Nel caso di specie, con la domanda avanzata dinanzi al giudice penale, la parte civile – lungi dal limitarsi alla rivendicazione della sola liquidazione dei danni non richiesti avanti al giudice civile aveva espressamente invocato l’accertamento della responsabilità dell’imputato per il medesimo fatto con ingiustificata “duplicazione” delle proprie richieste risarcitorie.

Dunque, non avendo l’attore evidenziato alcun elemento di autonomia idoneo a contraddistinguere la diversità – nel senso sopra precisato – della nuova domanda risarcitoria rispetto a quella originariamente proposta, l’azione assumeva l’implicita, sostanziale natura di revoca di costituzione di parte civile.

Ebbene, al riguardo, la Cassazione ha chiarito che la revoca della costituzione di parte civile, determinando l’estinzione del rapporto processuale civile inserito nel processo penale, impedisce al giudice penale di mantenere ferme le statuizioni civili relative a un rapporto processuale ormai estinto.

Per tali motivi, il giudice di legittimità, preso atto della sostanziale revoca intervenuta, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata in ordine alle statuizioni civili in essa contenute e all’accertamento incidentale della penale responsabilità dell’imputato (Sez. 4, n. 31320 del 15/04/2004), senza adozione di alcun provvedimento in ordine alla liquidazione delle spese del giudizio in favore della parte civile, attesane la soccombenza.

Avv. Sabrina Caporale

Leggi anche:

COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE DEI PARENTI NON CONVIVENTI E DELLE ASSOCIAZIONI

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui