Non spetta alcun risarcimento al danneggiato che dichiara di essere scivolato dalle scale di un circolo sportivo: decisive sono state le fotografie attestanti la presenza del corrimano e la mancata prova del nesso causale tra il bene in custodia e la caduta

L’art. 2051 c.c. non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l’evento si sia prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente offensiva, posseduta dalla cosa.

Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale il criterio di imputazione della responsabilità di cui all’art. 2051 c.c., ha carattere oggettivo nel senso che “il danneggiato deve dimostrare il nesso di causalità tra la cosa in custodia e il danno, mentre al custode spetta l’onere della prova liberatoria del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo della condotta incauta della vittima, che assume rilievo ai fini del concorso di responsabilità ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c. e deve essere graduata sulla base di un accertamento in ordine alla sua effettiva incidenza causale sull’evento dannoso, che può anche essere esclusiva” (Cassazione, 30775/2017; Cass. 12027/2017).

Dei suddetti principi aveva fatto buon governo la Corte d’Appello di Roma, nel caso in esame.

Invero, la ricorrente aveva sostenuto di essere caduta dal secondo gradino di accesso agli spogliatoi di un circolo sportivo, deducendo la responsabilità del custode, in quanto vi era presenza di acqua sulle scale, l’antiscivolo sul piano era usurato e non vi era corrimano.

Senonché la Corte territoriale aveva ritenuto non provato il nesso di causalità tra il bene in custodia e la caduta, rilevando come il testimone, indicato dalla stessa ricorrente ed escusso in primo grado, non avesse saputo indicare le modalità precise della caduta (e, in particolare, se la caduta si fosse verificata sul secondo gradino, se questo effettivamente presentasse l’antisdrucciolo usurato e se fosse privo di corrimano e bagnato d’acqua) e, d’altra parte, le fotografie prodotte attestavano la presenza del corrimano a scala iniziata e l’esistenza di una copertura (che avrebbe dovuto rendere più difficile l’ingresso dell’acqua piovana).

Per queste ragioni il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali (Cassazione, n. 27970/2019).

La redazione giuridica

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