Dei danni provocati da un animale risponde sempre il proprietario e non chi lo abbia in custodia. È quanto ha di recente ribadito il Tribunale di Firenze

La vicenda

L’attrice aveva agito in giudizio al fine di ottenere il risarcimento dei danni che le aveva provocato il cavallo detenuto dal titolare del maneggio convenuto in giudizio.

Tale cavallo era di proprietà di un terzo, ma si trovava sotto la custodia del convenuto, che ne curava la pulizia e ne traeva profitto concedendolo a noleggio ai terzi tra cui la stessa attrice.

La mattina dell’incidente quest’ultima si trovava presso il maneggio per salutare il cavallo che doveva essere trasportato a Varese dal veterinario; nella circostanza di agevolare l’operazione di caricamento del cavallo sul furgone, l’attrice iniziò a tirare il cavallo indirizzando la longia e, una volta che l’animale fu salito completamente sul mezzo, il cavallo dette un violento strattone con la testa che causò all’attrice l’amputazione del pollice della mano sinistra, di gran parte del tendine nonché una profonda bruciatura della pelle sia del dito medio che del dito anulare della mano destra.

I danni psico-fisici

A seguito dell’accaduto, l’attrice subì un forte trauma che ne segnò per il futuro non solamente l’integrità somatica e le funzionalità della mano, anche con risvolti sulla sua attività lavorativa di parrucchiera, ma ebbe delle conseguenze anche in termini psicologici e psichiatrici, che il consulente di parte aveva stimato quali danni permanenti del 28%.

L’attrice dunque, invocando l’art. 2052 c.c. e dunque la responsabilità presunta a carico del custode di un animale che ne tragga profitto, aveva chiesto al convenuto, quale titolare del maneggio anzidetto e custode dell’animale, che ne curava la pulizia e il noleggio a terzi, la somma di euro 499.522,63 o diversa di giustizia, con rivalutazione e interessi, di cui euro 238.649,00 per invalidità permanente, euro 59.662,25 a titolo di personalizzazione del danno non patrimoniale, tenuto conto che si trattava di una giovane donna di anni 35 amante del tennis e del motociclismo amatoriale (attività precluse per il futuro) e considerati i risvolti in termini di sofferenze psichiche (disistima, anche per il danno estetico), e sulla capacità lavorativa, svolgendo il lavoro di parrucchiera che non avrebbe più potuto praticare come in passato a causa dell’acquisita lentezza nello svolgimento. L’attrice aveva poi chiesto la somma di euro 6.200,00 moltiplicata per 30 anni di attività lavorativa stimabile per il futuro, collegando tale danno patrimoniale al costo di una terza dipendente che aveva dovuto assumere nella sua azienda di parrucchiera.

Era pacifico che nel caso in esame, il cavallo fosse soltanto nella custodia nel convenuto ma che di fatto fosse di proprietà di un terzo e che nel maneggio non vi fossero falle o carenze organizzative.

Ciononostante l’attrice aveva citato in giudizio il titolare del maneggio, contrariamente al principio di diritto secondo cui risponde sempre il proprietario e non il custode per i danni provocati dall’animale.

Tanto premesso, l’adito Tribunale di Firenze (Seconda Sezione, sentenza n. 1029/2020) ha escluso qualsivoglia responsabilità in capo al convenuto, rilevando come il distacco del pollice della danneggiata fosse un fatto non direttamente collegabile al comportamento dell’animale.

Infatti, vi era stata una causa mediata che aveva avuto una significativa incidenza nel succedersi degli eventi; tale causa mediata era costituita l’attorcigliamento della longia nel pollice della parte attrice; al riguardo, non era stato possibile accertare se tale attorcigliamento si fosse verificato perché quest’ultima aveva attorcigliato la longia per farsi più forza nel tenere l’animale o se, invece, si fosse attorcigliato per un movimento fortuito della longia interagente col movimento dell’animale.

Ad ogni modo, secondo il giudice toscano, il distacco del pollice era stato un evento solo mediatamente e occasionalmente collegato al movimento dell’animale, essendo stato causato dall’imprevedibile e assorbente colpa della stessa danneggiata o dal fortuito aggrovigliarsi della longia al pollice dell’attrice.

Avv. Sabrina Caporale

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