Il Sindacato degli infermieri vede con favore l’approvazione del ddl Antiviolenza al Senato, ma sottolinea la necessità anche di presidi di sorveglianza h24, corsi di autodifesa e della costituzione di parte civile delle Asl nei processi contro gli aggressori

“È necessario introdurre la denuncia d’ufficio da parte degli enti sanitari, che devono costituirsi parte civile nei procedimenti penali a carico degli aggressori. Ogni azienda deve fornire una copertura assicurativa al personale a proprio carico, attraverso polizze per assistenza legale”. Così il presidente Nursing Up Antonio De Palma commenta l’approvazione in Senato del cosiddetto Ddl Antiviolenza.

“Auspichiamo – prosegue – che a latere del Ddl n.867 si adottino provvedimenti, anche di natura regolamentare, prevedendo interventi concreti di controllo della violenza nei luoghi di lavoro: interventi che si calino nel pragmatismo organizzativo degli enti come l’individuazione di servizi di sorveglianza attivi 24 ore su 24, prevedendo anche l’obbligo di denunciare d’ufficio le aggressioni. Perché il diritto all’incolumità personale va tutelato in primis nella concretezza dell’agire quotidiano, e parallelamente, questo sì, creando Osservatori e inasprendo le pene che l’ordinamento prevede per punire in maniera rigorosa l’odioso fenomeno delle aggressioni al personale sanitario che ha ormai raggiunto livelli altissimi di incidenza”.

Il Sindacato fa sapere di accogliere con favore il provvedimento, di cui peraltro auspica una rapida approvazione anche alla Camera, ma chiede alla politica maggiore coraggio, oltre al legittimo coinvolgimento delle parti sociali all’interno dell’Osservatorio previsto nel Disegno di legge.

“La violenza sul personale sanitario – prosegue De Palma – è una  tragica realtà. Non basta acuire le pene poste a presidio del diritto all’incolumità; le Asl e gli ospedali devono individuare modalità idonee a garantire la fattuale salvaguardia dell’incolumità fisica degli infermieri che prestano pubblico servizio, perché ormai le violenze non rappresentano più un’eccezione e molto spesso i cittadini, esasperati dal un sistema che non funziona, individuano nei professionisti sanitari e nei medici i responsabili di questa situazione”.

La realtà emergenziale delle aggressioni al personale sanitario, per il Nursing Up, va peraltro inserito all’interno di un quadro più generale di allarme dovuto alla carenza di infermieri. Un allarme che l’organizzazione sottolinea di aver lanciato già nel 2018. Visto il trend del blocco decennale del turnover e il fabbisogno di professionisti, le stime per il 2021 prefigurano una carenza di circa 64.000 infermieri. Una situazione che si sarebbe aggravata ulteriormente con Quota 100. Mancano, infatti, all’appello circa 75.000 infermieri e a farne le spese è il SSN universalistico. “Oltre l’80% degli infermieri – conclude De Palma – ha subito violenze ed è solo la punta dell’iceberg: il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario ha assunto dimensioni inaccettabili”.

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