Efficienza causale assorbente nel sinistro stradale mortale: viene condannato il dirigente del settore viabilità della Provincia. (Cassazione Penale, sez. IV, 11/01/2022, ud. 11/01/2022, dep. 13/01/2022, n.842)

Efficienza causale assorbente: La Corte d’Appello di Milano, in riforma della sentenza del Tribunale di Lecco, con la quale il dirigente del settore viabilità e grandi infrastrutture della provincia di Lecco era stato condannato per il reato p. e p. dall’art. 589 c.p., aggravato dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale, ha rideterminato favorevolmente la pena, confermando nel resto.

Al dirigente veniva contestato di avere cagionato la morte del motociclista per colpa consistita in imprudenza, imperizia e negligenza e nella violazione delle regole di cautela poste dall’art. 14 C.d.S. e art. 6 C.d.S., comma 6, in relazione alla corretta gestione e manutenzione della strada interessata dal sinistro mortale (un tratto della provinciale con curvatura a medio/ampio raggio).

In particolare, allo stesso si è addebitato di avere omesso di segnalare e riparare la anomalia del piano viabile (doppia scanalatura parallela e longitudinale all’andamento della carreggiata) che aveva determinato la caduta e la morte del motociclista.

L’imputato ricorre in Cassazione.

Con il primo motivo deduce violazione di legge e vizio della motivazione quanto alla valutazione del comportamento della vittima, assumendo l’interruzione del nesso di causalità tra le condotte omissive contestate e l’evento. L’anomalia del tratto stradale era perfettamente percepibile dal motociclista che non se ne sarebbe accorto, vuoi perché distratto, vuoi perché in fase di sorpasso di una automobile, avendo egli condotto il proprio mezzo a velocità (87 Km/h) superiore al limite di legge, che si assume essere 50 Km/h e, comunque, non adeguata ai luoghi, con invasione della corsia opposta di marcia.

Con il secondo motivo, deduce che la velocità in quel tratto stradale era quella di 50 Km/h e non quella maggiore ritenuta dai Giudici di merito sull’assunto – che si contesta secondo cui il cartello con il limite di 50 Km/h era posizionato prima della intersezione stradale precedente il tratto in cui avvenne l’incidente e non poteva valere anche per il tratto successivo, poiché ogni intersezione impone il posizionamento di nuova segnaletica.

Con il terzo motivo, infine, censura la valutazione del comportamento della vittima e le violazioni delle norme sulla circolazione stradale da questa poste in essere, ritenute tali da elidere il collegamento etiologico tra le condotte omissive addebitate e il decesso del motociclista.

Gli Ermellini evidenziano che la Corte d’Appello ha rammentato che l’efficienza causale assorbente del comportamento del motociclista, nella specie poteva astrattamente prospettarsi solo ove la sua condotta si fosse posta come evento eccezionale e abnorme, non prevedibile, né evitabile dall’agente.

Ed ancora sono stati correttamente richiamati i limiti di operatività del principio dell’affidamento nello specifico campo della circolazione stradale, sussistendo la penale responsabilità anche nell’ipotesi dell’altrui comportamento imprudente.

In ogni caso, il Giudice d’Appello ha precisato che è necessario, non solo appurare se gli addebiti mossi dall’appellante alla vittima fossero fondati, ma anche se – tra quelli eventualmente fondati – ve ne fossero alcuni introduttivi di un rischio nuovo o eccentrico rispetto a quello che il titolare della posizione di garanzia è chiamato a governare.

In primo luogo, è stata esclusa la violazione del limite di velocità da parte del motociclista: in assenza di apposita segnaletica in deroga, non poteva farsi rinvio alla cartellonistica apposta prima di una intersezione stradale.

Ergo, la vittima non aveva violato le prescrizioni del Codice della Strada. Comunque, è stato considerato che la velocità di marcia del motociclista non introduceva u rischio nuovo rispetto a quello che l’imputato avrebbe dovuto prevenire mediante gli adempimenti violati.

Per quanto riguarda la manovra di sorpasso del motociclista, anche a ritenere che il motocilista invadeva la corsia di marcia opposta, ciò è ininfluente rispetto all’area di rischio che le norme violate erano intese a prevenire, posto che ove egli non avesse superato la linea di mezzeria continua le probabilità di finire sul disallineamento che ne ha causato la rovinosa caduta non sarebbero state inferiori e che la doppia scanalatura longitudinale non segnalata era posizionata sulla stessa corsia di marcia del motociclo.

Di talchè, considerata l’efficienza causale assorbente della mancata apposizione di apposita segnaletica, è riconfermata la insussistenza di profili di colpa nella condotta di guida della vittima.

Il tema centrale è se la vittima, con il suo comportamento colposo, avesse introdotto un rischio diverso, del tutto eccentrico, con conseguente esclusione del nesso causale tra le omissioni ascritte all’imputato e l’evento mortale, per l’efficienza causale assorbente.

Tale giudizio è coerente con i recenti principi secondo i quali  “la colpevolezza impone una verifica complessa, da operarsi su piani diversi, riguardanti l’accertamento in concreto della sussistenza della violazione di una regola cautelare (generica o specifica), del nesso causale tra la condotta ascrivibile al garante e l’evento e della prevedibilità e evitabilità di esso.

Il ricorso viene respinto con condanna alle spese.

Avv. Emanuela Foligno

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