Ammonta a 350mila euro la somma riconosciuta dalla Corte d’appello di Napoli a un pensionato che nel 1979 contrasse l’epatite C in seguito a un intervento chirurgico che richiese la somministrazione di sacche di sangue

Nel 1979 contrasse l’epatite C in seguito a una trasfusione di sangue infetto. E’ quanto riconosciuto dalla Corte di appello di Napoli che, confermando la sentenza di primo grado, ha condannato il Ministero della salute a risarcire un pensionato di Portici. L’importo è pari a 350mila euro.

Come ricostruisce il Mattino, il paziente era stato ricoverato presso una struttura ospedaliera romana per un intervento chirurgico di protesi all’anca. L’operazione aveva richiesto la somministrazione di sacche di sangue da cui  era scaturito il contagio da epatite virale di tipo C.

L’uomo aveva quindi avanzata una richiesta di risarcimento nei confronti del dicastero contestandone la condotta omissiva in relazione ai controlli sulle sacche di sangue destinate alla trasfusione.

Il Giudice di prime cure aveva riconosciuto la pretesa risarcitoria, disponendo a favore del pensionato una cifra pari a  circa 346mila euro oltre agli interessi.

Ma il Ministero aveva proposto ricorso in appello lamentando, tra l’altro, l’assenza della colpa omissiva e la mancanza del nesso tra l’evento lesivo e la condotta omissiva.

Le motivazione del ricorrente, tuttavia, sono state respinte dalla Corte territoriale che ha nuovamente dato ragione al cittadino. Per l’avvocato del pensionato si tratta di una sentenza “in linea con la giurisprudenza della Corte di Cassazione”. Ora però – spiega il legale– per ottenere la somma stabilita bisognerà aspettare “che il TAR ordini al Ministero di ottemperare al pagamento”.

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