Errata terapia antibiotica e decesso del paziente (Tribunale Monza, sez. II, 13/10/2022, n.2069).

Errata terapia antibiotica e decesso del paziente per infezione nosocomiale non debellata.

Gli eredi del paziente citano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Monza, la ASST al fine di farne accertare la responsabilità in ordine al decesso del proprio congiunto e ottenere il risarcimento dei danni subiti iure proprio e iure successionis.

Il paziente veniva ricoverato per essere sottoposto ad intervento di rivascolarizzazione miocardica, effettuato in data 24/05/2016, ed era rimasto degente nel reparto di Terapia Intensiva Cardiochirurgica fino al 26/05/2016; in tale data veniva trasferito in Terapia Semi-Intensiva ove le condizioni cliniche peggioravano notevolmente, fino al decesso.

Secondo gli attori, dall’esame della cartella clinica emerge chiaramente che il congiunto contraeva una gravissima infezione nosocomiale e che tale infezione era stata tardivamente riscontrata per la mancata tempestiva esecuzione delle necessarie indagini microbiologiche.

La CTP attestava che il paziente veniva inutilmente sottoposto ad una errata terapia antibiotica empirica per ben 12 giorni, in totale assenza di riscontro microbiologico, ciò che aveva comportato una progressione dell’infezione (sepsi) che aveva condotto al decesso.

Preliminarmente il Tribunale dà atto, in punto di diritto, che le domande risarcitorie proposte iure proprio da parte degli eredi hanno il proprio fondamento giuridico in responsabilità di natura extracontrattuale ex art. 2043 c.c. della struttura.

Soltanto con riguardo ai pregiudizi che hanno attinto la sfera personale e giuridico-patrimoniale della c.d. vittima primaria può trovare applicazione il principio di diritto secondo cui il rapporto che si instaura tra paziente e casa di cura privata (o ente ospedaliero) ha fonte in un autonomo contratto a prestazioni corrispettive.

In altri termini, ove un terzo chieda il risarcimento del danno non patrimoniale da sé stesso subito a causa dell’inadempimento della casa di cura nei confronti del proprio congiunto, l’ambito risarcitorio nel quale la domanda deve essere inquadrata è necessariamente di natura extracontrattuale.

Al contrario, con specifico riferimento alla responsabilità della struttura sanitaria nei confronti del paziente, essa già prima della L. 8 marzo 2017, n. 24 era pacificamente inquadrata dalla giurisprudenza e dottrina nell’ambito della responsabilità contrattuale.

I CTU hanno confermato la contrazione dell’infezione da Enterococco e Escherichia Coli, come effettivamente accertata dalla documentazione medica, durante la degenza presso l’Istituto convenuto, pur in assenza di dati certi in ordine all’esatta “localizzazione d’organo”, precisando in modo univoco come “Per quanto si tratti di una infezione avvenuta in ambiente nosocomiale non può essere considerata una infezione di natura nosocomiale ma bensì di natura endogena, a partenza dall’intestino di una pz fragile, per la quale né le difese proprie né i supporti medici impiegati hanno potuto avere efficacia”.

I CTU hanno ulteriormente motivato, in via generale, circa la patogenesi delle infezioni nei reparti di terapia intensiva. Le conclusioni sul punto in modo univoco sono nel senso che, nel caso di specie, “La possibilità che una pz anziana, con alterazioni dell’alvo, una anamnesi patologica remota di emicolectomia, con infezioni urinarie ricorrenti, immobilizzata al letto, intubata per difficoltà respiratorie abbia avuto una trasmigrazione di batteri intestinali (Enterococco e E.coli) verso le vie urinarie e il sangue è estremamente probabile, prevedibile e non prevenibile”.

Il Collegio peritale ha altresì escluso una responsabilità della ASST di Monza in ordine alla profilassi antibiotica effettuata evidenziando come “Nonostante la terapia antibiotica corretta secondo antibiogramma non si è riusciti ad ottenere l’eradicazione del germe determinante lo stato settico e la pz, con un aggravamento progressivo e rapido è deceduta in data “.

Ne deriva che non vi è stata alcuna errata terapia antibiotica, bensì, semmai, è da valutarsi se la suddetta terapia sia stata avviata nei tempi corretti.

Al riguardo la CTU specifica : “Quindi si potrebbe dire che la terapia oltre che corretta dal punto di vista microbiologico è stata avviata all’inizio dei sintomi di un quadro di shock definito misto su base cardiogena ed infettiva”.

Per tali ragioni non risulta assolto l’onere probatorio degli attori circa l’inadempimento della struttura e il nesso di causalità tra il citato inadempimento e il decesso del congiunto.

La domanda viene rigettata.

Avv. Emanuela Foligno

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