Errato posizionamento del piatto tibiale

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errato posizionamento del piatto tibiale lamentato dal paziente

Errato posizionamento del piatto tibiale: Tribunale di Milano, Sez. I, Sentenza n. 413/2022 pubblicata il 20/01/2022-RG n. 5062/2018-Repert. n. 786/2022 del 20/01/2022

Il paziente deduce errato posizionamento del piatto tibiale e cita a giudizio la Struttura sanitaria per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti all’esito di un intervento di artroprotesi totale ginocchio destro effettuato il 24/10/14, con diagnosi di entrata ginocchio varo artrosico a destra più quadro di lombalgia.

Errato posizionamento del piatto tibiale con scopertura mediale della tibia in conflitto con legamento collaterale laterale, la componente tibiale è troppo grande per ipofisi prossimale tibiale, assenza di slup che determina scarsa flessione: tali sono le incongruenze lamentate dal paziente.

Si costituiva la struttura convenuta, contestando ogni addebito di responsabilità e chiedendo il rigetto della domanda proposta nei suoi confronti.

Ora, la CTU, ha ricostruito la vicenda clinica sia in relazione all’intervento chirurgico, di cui si lamenta  l’errato posizionamento del piatto tibiale, che alla successiva fase di riabilitazione, rilevando come al momento della visita collegiale “il paziente lamenta il persistere di un quadro algodisfunzionale del ginocchio destro, unitamente a quadro di rachialgia, ridotta autonomia motoria, con deambulazione possibile per qualche centinaio di metri, e difficoltà nel compiere le scale in discesa; assume quotidianamente terapia analgesica, ricorre all’uso di un bastone canadese per gli spostamenti extradomiciliari e riferisce di aver svolto lavori di abbattimento delle barriere architettoniche”.

“Nell’ottobre 2014, la signora, all’epoca di anni sessantanove, fosse affetta, per quanto qui di interesse, da quadro di gonartrosi destra condizionante da circa 2 anni gonalgia dx (23.10.2014, raccordo anamnestico).Alla luce delle evidenze cliniche ( Ginocchio dx: normoatteggiato, modicamente tumefatto. Dolore alla dgp in regione mediale e posteriore. ROM 5 -0-100, dolente. Non lassità. Non deficit VNP in atto ) e strumentali ( Bilaterale varismo dell’asse meccanico femoro -tibiale, 7.3 gradi a destra, 0.1° a sinistra Ginocchio destro varo artrosico di grado avanzato, rima articolare mediale sottile, sclerosi dei capi ossei . Dalla documentazione disponibile è da ritenere che, all’epoca indicata, sussistessero condizioni tali da far porre indicazione ad intervento chirurgico di artroprotesi di ginocchio. Trattasi di procedura ampiamente diffusa e consolidata, con la quale si persegue il ripristino di una accettabile meccanica articolare e la risoluzione, o quantomeno la attenuazione, della sintomatologia dolorosa esperita dal paziente. All’epoca dei fatti, così come attualmente, erano disponibili decine di modelli di piatti tibiali, difformi per caratteristiche meccaniche, per materiali e per strumentario di applicazione…….. È indubbio, in tale contesto, che la presenza di una sintomatologia dolorosa non possa essere univocamente assunta quale espressione di una inidonea esecuzione dell’intervento chirurgico, potendo dipendere da fattori relativi, sia al trattamento rieducativo, sia alle caratteristiche individuali del soggetto, sia, infine, da fattori non noti”.

“….fu impiegata una protesi denominata Legion Primary, sistema di protesi totale prodotto da Smith & Nephew; più in dettaglio, fu impiegata una componente femorale Legion a ritenzione del crociato di misura 5, una componente tibiale tipo Genesis II di misura 3 ed un componente in polietilene di spessore 11.  In ordine alle dimensioni del piat to tibiale, aspetto valutabile nella proiezione antero -posteriore, esso sia sovradimensionato, prominendo lateralmente e generando un conflitto con i legamenti collaterali, causa del dolore. Tale condizione, descritta in letteratura, è nota come overhang : molteplici autori hanno rilevato come trattasi di evenienza frequente, frutto della necessità di adattare piatti tibiali preformati e con misure predeterminate ad una anatomia che è prettamente individuale. Inoltre, tenuto conto che un piatto tibiale troppo piccolo tende ad affondarsi, usualmente il chirurgo opta per un piatto leggermente più grande. L’incidenza di overhang è, pertanto, elevata, risultando stimata, in un recente studio condotto su popolazione europea (vedi nota n. 7), sino al 30% dei casi per protrusione laterale e al 31% per protrusione mediale. I dati casistici disponibili in materia documentano come la protrusione laterale non condizioni un peggioramento degli score di misura del risultato protesico: in altre parole, una protrusione laterale non è idonea a determinare sintomatologia dolorosa o ricadute disfunzionali. Diversamente, la protrusione mediale è ritenuta causa di esito sfavorevole ed è, per tale ragione, da evitare. Nel caso in esame, in assenza di protrusione mediale, è rilevabile una protrusione laterale inferiore a 2 millimetri, condizione che, per le ragioni dianzi fornite, è da ritenere inidonea a compartecipare al quadro algodisfunzionale residuato, nel caso di specie, a carico del ginocchio destro. Depone, altresì, in tal senso la sede mediale, non laterale, della sintomatologia dolorosa riferita dalla signora trascorsi quattro mesi circa dall’intervento chirurgico (dolente in regione mediale (piatto tibiale) ………Concludendo, non sono ravvisabili profili di condotta medica censurabile da porsi in relazione causale con l’insuccesso dell’intervento chirurgico di artroprotesi di ginocchio destro condotto, presso la struttura convenuta, in data 24.10.2014.”

Il Tribunale aderisce alle conclusioni della CTU e rigetta la domanda dell’attrice, volta al riconoscimento di errato posizionamento del piatto tibiale, con condanna della stessa al pagamento delle spese di lite per euro 7.281,00, oltre accessori e 15% spese generali.

Avv. Emanuela Foligno

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