Il ricorrente ha dimostrato di avere ottenuto una certificazione del riconoscimento della malattia professionale il 5.3.2014 e di averne messo a conoscenza l’Inps con atto depositato presso l’ufficio sanitario della sede di Perugia (Tribunale di Perugia, Sez. Lavoro, Sentenza n. 242/2021 del 19/11/2021 RG n. 341/2020)

Il beneficiario di assegno di invalidità adisce il Tribunale per sentire dichiarare l’insussistenza del diritto dell’Istituto previdenziale di riscuotere nei propri confronti l’importo di EUR 23.132,21 poiché trattasi di indebito previdenziale traente origine da errore dell’Inps nel conteggio dell’assegno di invalidità civile, non essendo rimproverabile il contegno dell’assicurato né per dolo, né per omessa trasmissione delle informazioni rilevanti.

Il ricorrente è titolare di un assegno di invalidità riconosciuta in data 1.6.2013 per effetto di ipertensione arteriosa, carcinoma squamoso della laringe trattato con radioterapia e tracheostomia e reflusso gastroesofageo e che, in data 30.8.2013, l’ente gli aveva comunicato “… la riliquidazione per trasformazione della pensione da provvisoria a definitiva …”. Ha evidenziato che il 22.7.2013 aveva denunciato che una delle patologie indicate – il carcinoma squamoso della laringe – era di origine professionale, che il 5.3.2014 l’evento era stato riconosciuto degno di tutela dall’Inail e che il 12.3.2014 aveva informato della circostanza l’Inps.

Ha ottenuto la conferma dell’assegno di invalidità il 9.2.2016 ed ha dato atto che nel 2019 la prestazione era stata ulteriormente confermata in via definitiva e che l’Inps gli aveva inviato una comunicazione di riliquidazione della prestazione con contestazione di indebita percezione di quote di pensione non spettanti per incumulabilità con la rendita vitalizia Inail ai sensi dell’art. 1, comma 43, della legge n. 335/1995, confermando detta posizione all’esito dei ricorsi amministrativi e dell’istanza di autotutela presentati dall’interessato.

L’’esistenza dell’indebito viene contestata attesa l’irripetibilità dei ratei percepiti nel periodo corrente dal 2013 al 2016 in quanto sussistono i presupposti indicati al riguardo dall’art. 13 della legge n. 412/1991.

Le somme rivendicate sono state incassate in base ad un provvedimento definitivo dell’ente e, comunque, la domanda di costituzione di rendita da parte dell’Inail è stata accolta.

Il Giudice ritiene il ricorso fondato.

L’Inps ha comunicato all’interessato la “riliquidazione per trasformazione da provvisoria in definitiva” della prestazione – assegno ordinario di invalidità categoria IOART – attribuitogli a decorrere dal 1.6.2013, precisando che l’importo spettante era pari ad EUR 387,63 al lordo ed EUR 298,46 al netto delle ritenute.

Il successivo 12.3.2014- il ricorrente ha reso noto all’Inps, mediante deposito di attestazione dell’Inail, che quest’ultimo aveva riconosciuto che gli “esiti laringectomia con tracheostomia e grave disfonia” da cui egli è affetto avevano origine professionale, con conseguente attribuzione in suo favore di una rendita vitalizia di valore corrispondente all’entità (60%) del danno biologico permanente conseguentemente derivato a suo carico.

Con ulteriore provvedimento dell’11.2.2016, l’Inps ha effettuato, a decorrere dal giugno 2013, un ricalcolo dell’assegno a causa dell’incumulabilità della prestazione con la rendita Inail e, all’esito del conguaglio, ha chiesto il rimborso dell’importo di EUR 23.132,12 per ratei indebitamente versati nel periodo compreso fra il 1.6.2013 ed il 2 9.2.2016 .

E’ seguito ulteriore atto del 14.4.2016 a conferma del l’azzeramento dell’assegno pro futuro in ragione del superiore ed assorbente importo della rendita Inail.

Il beneficiario ha contestato l’incumulabilità delle prestazioni, richiamando l’orientamento giurisprudenziale che prevede detto stato solo ed esclusivamente in presenza di una completa sovrapponibilità del quadro morboso che è posto a fondamento delle due prestazioni a carico dell’Inps e dell’Inail, ma il Comitato Provinciale dell’ente, in data 23.4.2018, ha respinto l’istanza, limitandosi a richiamare il disposto dell’art. 1, comma 43 della legge 335/1995 senza esaminare la questione ermeneutica postagli.

L’art. 52 della legge 88/1989 e l’art. 13 della legge 412/1991 così, rispettivamente, dispongono: “1. Le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, delle gestioni obbligatorie sostitutive o, comunque, integrative della medesima, della gestione speciale minatori, delle gestioni speciali per i commercianti, gli artigiani, i coltivatori dir etti, mezzadri e coloni nonché la pensione sociale, di cui all’articolo 26 della legge 30 aprile 1969, n. 153 , possono es sere in ogni momento rettificate dagli enti o fondi erogatori, in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione. 2. Nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato . Il mancato recupero delle somme predette può essere addebitato al funzionario responsabile soltanto in caso di dolo o colpa grave”; “1. Le disposizioni di cui all’articolo 52, comma 2, della legge 9 marzo 1989, n. 88, si interpretano nel senso che la sanatoria ivi 1****4ista opera in relazione alle somme corrisposte in base a formale, definitivo provvedimento del quale sia data espressa comunicazione all’interessato e che risulti viziato da errore di qualsiasi natura imputabile all’ente erogatore, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato. L’omessa od incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta, che non siano già conosciuti dall’ente competente, consente la ripetibilità del le somme indebitamente percepite. 2. L’INPS procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza”.

Ebbene, la regola generale dettata dall’art. 52 della legge 88/1989, prevede che le somme indebitamente erogate a titolo di pensione dall’Inps non sono ripetibili, salvo dolo dell’accipiens.

Tuttavia, sulla base dell’interpretazione autentica trascritta, il meccanismo sanante l’indebito opera non solo a condizione di escludere il dolo dell’interessato, occorrendo anche che l’attribuzione dei ratei sia avvenuta in base ad un provvedimento formale e definitivo dell’ente comunicato all’assicurato mentre la ripetizione è espressamente consentita laddove l’erronea erogazione sia imputabile ad una omessa od incompleta segnalazione, da parte dell’assicurato, di circostanze incidenti sulla spettanza o sulla misura della prestazione.

Ebbene, la ripetizione dei ratei indebiti versati risulta preclusa, già in base al testo letterale, ogniqualvolta l’ente abbia, per un errore “di qualsiasi natura” imputabile al medesimo, versato le somme in discussione.

Non vi sono ragioni per escludere dal perimetro della disposizione l’errore dell’Inps che consiste nel non avere sospeso l’erogazione di una prestazione divenuta indebita per effetto di riconoscimento di provvidenza incompatibile se, come si dirà, di tale circostanza l’Inps era stato posto a conoscenza.

La ratio della norma è rivolta a consentire la rettifica di errori che determinino il pagamento di prestazioni indebite, ma ciò deve avvenire senza ricadute per il passato che sono ordinariamente insostenibili per soggetti destinatari di prestazioni di tipo previdenziale funzionali a garantire la soddisfazione delle fondamentali esigenze di vita.

L’assegno è riconosciuto per un periodo di tre anni ed è confermabile per periodi della stessa durata, su domanda del titolare dell’assegno, qualora permangano le condizioni che diedero luogo alla liquidazione della prestazione stessa, tenuto conto anche dell’eventuale attività lavorativa svolta.

La conferma dell’assegno ha effetto dalla data di scadenza, nel caso in cui la domanda sia presentata nel semestre antecedente tale data, oppure dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, qualora la stessa venga inoltrata entro i centoventi giorni successivi alla scadenza suddetta.

Dopo tre riconoscimenti consecutivi, l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, ferme restando le facoltà di revisione di cui al successivo articolo 9.

Conseguentemente, quanto sostenuto dall’Inps …”.indebitamente percepiti dal ricorrente nel periodo compreso fra il mese di giugno 2013 ed il mese di febbraio 2016” e, perciò, di un arco temporale tutto interno al primo triennio antecedente all’istanza di conferma della prestazione, il contenuto della quale non assume, pertanto, alcun rilievo.

L’Inail ha attribuito al ricorrente una rendita, riconoscendo l’origine professionale del carcinoma di cui si è detto con decorrenza luglio 2013: sicché alcuna incompatibilità era neppure astrattamente ipotizzabile per la mensilità di giugno 2013.

Il ricorrente ha dimostrato di avere ottenuto una certificazione del riconoscimento della malattia professionale il 5.3.2014 e di averne messo a conoscenza l’Inps con atto depositato presso l’ufficio sanitario della sede di Perugia.

In altri termini, è pacifico che gli assicurati dovevano presentare, già all’epoca dei fatti, esclusivamente per via telematica le domande di conseguimento delle prestazioni e , fra queste, anche l’istanza di conferma triennale dell’erogazione dell’assegno ordinario di invalidità, ma alcuna prova dell’esistenza di uno specifico strumento telematico di trasmissione di documentazione rilevante ai fini della revisione della prestazione già concessa è stata indicata dall’Inps.

Per tali ragioni, l’Inps non ha diritto di ripetere dal ricorrente i ratei arretrati dell’assegno di invalidità rivelatosi indebito nel periodo giugno 2013 – febbraio 2016 perché si tratta di pagamento di prestazione riconosciuta – nei limiti del triennio come per legge – con atto definitivo in favore di assicurato che l’ha ricevuta in buona fede avendo comunicato all’istituto di previdenza il riconoscimento della prestazione “incompatibile” da parte dell’Inail.

Avv. Emanuela Foligno

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