Scoperta un’organizzazione criminale dedita all’ideazione di falsi incidenti stradali. Agli arresti anche due avvocati, un giudice di pace, un medico e un vigile cancelliere

Organizzavano falsi incidenti stradali per ottenere risarcimenti dalle assicurazioni e dal Fondo di assistenza per le vittime della strada. Il copione prevedeva, nella maggior parte dei casi, la fuga del responsabile del sinistro, che risultava poi irreperibile. I nuclei di Roma e Napoli della Polizia stradale, con un blitz che ha visto impegnati circa 50 uomini, ha posto fine ieri mattina a un business che avrebbe fruttato ai componenti della banda circa 1 milione e mezzo di euro nei soli due anni di indagine.

In totale sono 10 le persone arrestate nell’ambito dell’operazione. Nei loro confronti sono state formulate le ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa alle assicurazioni e connessi reati contro la fede pubblica e la pubblica amministrazione.

Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare (una in carcere e nove ai domiciliari) figura anche il nome di un avvocato del foro di Avellino, che, in base a quanto appurato, sarebbe stato l’ideatore del sistema nonché dei singoli incidenti, di cui –secondo l’accusa – costruiva la dinamica e il fascicolo , con la massima cura di ogni dettaglio. Ai domiciliari  anche un altro avvocato, un medico, un Giudice di Pace e un vigile urbano con mansioni di cancelliere.

L’inchiesta, partita dalla Procura di Napoli, è stata successivamente trasferita per competenza a Roma.

Lo schema emerso dalle indagini degli inquirenti prevedeva, inizialmente, la messa in scena dell’incidente, con l’ingaggio di persone che interpretavano il ruolo di vittima del sinistro o di testimone, dichiarando naturalmente il falso sulla dinamica dell’accaduto. La finta vittima, poi, dopo aver conferito il mandato all’avvocato, si recava dal medico compiacente, che provvedeva ad attestare con  false certificazioni le conseguenze traumatiche dell’incidente, in realtà inesistenti.

L’avvocato inoltrava, quindi, la richiesta risarcitoria al Fondo di garanzia per le Vittime della strada.

Per alcuni sinistri il Fondo erogava direttamente il risarcimento, per altri era necessario richiedere l’intervento del Giudice di Pace. Era qui che entrava in scena il vigile cancelliere che, nella fase di iscrizione al ruolo ‘pilotava’, il fascicolo del finto sinistro dirottandone l’assegnazione al magistrato compiacente, blindando in tal modo l’esito del procedimento in favore della presunta parte lesa.

Tutti i componenti dell’organizzazione erano retribuiti, proporzionalmente al risarcimento ottenuto e secondo il livello funzionale e la tipologia di prestazione svolta.  I vertici dell’organizzazione agivano in pieno anonimato. Per gli scambi di informazioni e la pattuizione dei compensi, infatti, venivano impiegati degli intermediari, proprio per evitare contatti diretti tra i capi e i complici occasionali.

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