Continua la polemica sul Fertility Day, la campagna promossa dal Ministero della Salute per sensibilizzare donne e uomini sulla prevenzione dell’infertilità.
Infuria la bufera sul Fertility Day del prossimo 22 settembre. A volere la modifica dell’iniziativa lo stesso premier Matteo Renzi che dice essere stato all’oscuro della cosa. Ben disposta al cambiamento il ministro Beatrice Lorenzin che per oltre 24 ore ha difeso il suo operato, sostenuta da una stregua di medici e società scientifiche che sottolineavano l’importanza e la necessità di informazione.
La campagna “non è piaciuta? Ne facciamo una nuova” ha scritto poi su Twitter. Come più volte aveva sottolineato infatti si tratta ben di più di due cartoline pubblicitarie. La campagna è informazione, prevenzione e tutela della salute dei cittadini affinché non sia compromessa la fertilità delle persone. Bocciati dunque gli slogan visti come una provocazione a chi non ha figli o un invito alla natalità che in Italia comunque risulta piuttosto bassa. Addirittura dal Vice Presidente del Senato e Responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord era arrivata la richiesta di dimissioni della Lorenzin.
Sul risultato il premier Renzi si è espresso dicendo che non conosce nemmeno un amico che fa un figlio perché ha visto un cartellone, “se vuoi creare una società che scommette sul futuro – precisa il premier – devi creare le condizioni strutturali, gli asili nido, i servizi, creare lavoro. Nei paesi dove si fanno figli non credo che sia per effetto di una campagna”.
Le immagini più incriminate sono quelle che ritraggono una donna che si tocca la pancia e tiene in mano una clessidra e l’altra con la scritta Datti una mossa simboli entrambi del tempo che passa. Un messaggio che non è piaciuto nemmeno al guro della pubblicità per antonomasia Oliviero Toscani che senza peli sulla lingua si è espresso dicendo che “è tutto sbagliato”.
La Lorenzin ha accolto di buon grado la critica di Toscani e ha detto che il suo contributo è ben accetto. La campagna per il Fertility Day è costata 28 mila. ”Le nostre sono campagne a basso costo – ha precisato il ministro – se Toscani vuole siamo felici di accogliere il suo aiuto gratuitamente per fare meglio. Siamo certi che ci aiuterà a trasformare questa campagna in qualche cosa di cui si parlerà per un anno e non solo tre giorni. Lo aspetto”. A favore dell’iniziativa anche Angelino Alfano per il quale la campagna ”era condivisibile nel merito. E ha anche centrato l’obiettivo: tutti ne parlano ed è diventata elemento di dibattito. Missione compiuta”.




