La mancanza di redditi, ai sensi dell’art. 2729 c.c., da sola non basta a dimostrare il sostentamento economico in via continuativa e prevalente del ricorrente da parte del padre, al momento del decesso e, conseguentemente a giustificare il riconoscimento della quota di pensione di reversibilità (Tribunale di Crotone, Sentenza n. 677/2021 del 21/09/2021 RG n. 1404/2020)

Il ricorrente chiede di accertare e dichiarare il suo diritto alla quota della pensione di reversibilità nella misura del 20 % in qualità di figlio del de cuius, invalido al 100 % al momento del decesso e privo di redditi ex art.13 RDL 636/1939, modificato dagli artt. 2 L. 218/1952 e 22 L. 903/1965 e L. 335/1995.

Deduce di avere presentato in data 11.12.2017 la domanda per il riconoscimento della pensione di reversibilità in seguito al decesso del padre avvenuto il 06.03.2017, in vita titolare di pensione di invalidità categoria IO con decorrenza luglio 1975, che questa era stata illegittimamente respinta per non essere stato riconosciuto invalido alla data del decesso del genitore atteso che era stato giudicato invalido al 100 % con verbale della Commissione medica del 30.11.2010.

Deduce, inoltre, di essere stato a carico del padre al momento del decesso, come risultava dall’attestazione dell’agenzia delle entrate relativa alla mancanza di redditi per gli anni 2017 e 2018.

L’Inps, costituendosi in giudizio, contesta sia il requisito sanitario della totale inabilità al lavoro alla luce della diversità fra l’invalidità civile e quella pensionabile nonché, in subordine, della vivenza a carico.

Il Tribunale di Crotone ritiene il ricorso infondato.

In caso di morte del pensionato, il figlio superstite ha diritto alla pensione di reversibilità, ove maggiorenne, solo se riconosciuto inabile al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di questi.

Il requisito della vivenza a carico, se non si identifica indissolubilmente con lo stato di convivenza, e neanche con una situazione di totale soggezione finanziaria del soggetto inabile, deve essere considerato con particolare rigore, essendo necessario dimostrare che il genitore provvedeva, in via continuativa e in misura quanto meno prevalente, al mantenimento del figlio inabile.

Inoltre, sottolinea il Tribunale, agli effetti del requisito della prevalenza del contributo economico continuativo del genitore nel mantenimento del figlio inabile, ragioni di certezza giuridica, di parità di trattamento, di tutela di valori costituzionalmente protetti (artt. 3 e 38 Cost.) impongono criteri quantitativi certi che assicurino eguale trattamento ai superstiti inabili, quali si desumono dalla Delibera Inps n. 478 del 2000 e dal riferimento, ivi enunciato, ad indici stabiliti per legge, nonché di considerare a carico i figli maggiorenni inabili che hanno un reddito non superiore a quello richiesto dalla legge per il diritto alla pensione di invalido civile totale.

Ciò detto, l’onere della prova del fatto costitutivo del diritto alla pensione di reversibilità incombe su chi tale diritto ha fatto valere in giudizio, a norma dell’art. 2697 c.c., mentre il Giudice non può sopperire alle carenze probatorie imputabili alle parti, in quanto il suo potere di ammettere d’ufficio mezzi di prova è solo finalizzato ad integrare un quadro probatorio già tempestivamente delineato dalle parti.

L’accertamento, in concreto, del sostentamento del figlio inabile, da parte del genitore, in via continuativa e in misura quanto meno prevalente, è tipico giudizio di fatto demandato al Giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivato (Cass. 8023/2016 e Cass. 9237/2018).

Ebbene, l’unico elemento fornito dal ricorrente, dal quale dovrebbe desumersi il requisito della vivenza a carico alla data del decesso avvenuto in data 6.3.2017, è l’assenza di redditi suscettibili di dichiarazione in capo al ricorrente negli anni 2017 e 2018 , come risulta dalla documentazione in atti.

Trattandosi di elemento di prova a carattere presuntivo, la mancanza di redditi, ai sensi dell’art. 2729 c.c., da sola non basta a dimostrare il sostentamento economico in via continuativa e prevalente del ricorrente proprio da parte del padre, al momento del decesso, mancando in particolare elementi utili ad identificare la composizione del nucleo familiare al momento del decesso, nonché i redditi dei componenti e, in caso di mancata coabitazione, i rapporti esistenti fra questi o altri elementi di prova, nel caso di specie non offerti essendosi limitato il ricorrente a produrre un’autocertificazione dello stato di famiglia, invece priva di valore probatorio nel giudizio civile, senza articolare alcun mezzo di prova sul punto.

Oltre a ciò, manca la prova del requisito sanitario dell’assoluta e permanente incapacità di svolgere attività lavorativa ai sensi dell’art. 8 L. 222/1984, come pure della persistenza alla data del decesso dell’invalidità al 100 % riconosciuta in data 30.11.2010, avendo il ricorrente prodotto documentazione sanitaria risalente nel tempo, relativa agli anni 2006 -2011, che, in mancanza di allegazioni relative alla natura irreversibile delle patologie sofferte o ad altri elementi, è irrilevante ai fini della prova del requisito sanitario, ciò anche considerando che manca altresì alcun elemento da cui desumere che, in ragione di detta invalidità, alla data del decesso il ricorrente fosse titolare di pensione di invalidità civile, non allegata né risultante dalla documentazione in atti.

In sostanza, il Tribunale non ritiene sufficiente la prova del diritto azionato.

Per tali ragioni il ricorso viene respinto con compensazione delle spese di lite.

Avv. Emanuela Foligno

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