Il presidente della FNOMCeO interviene nel dibattito sul tema del fine vita in seguito alla sentenza di assoluzione di Marco Cappato sul caso Dj Fabo

Il tema del “fine vita e del rispetto delle ultime volontà dei pazienti richiede una profonda riflessione su quello che si può definire un paradigma della professione medica”. E’ quanto affermato dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, dopo la sentenza della Corte d’Assise di Milano che ha assolto perché il fatto non sussiste Marco Cappato dall’accusa di aiuto al suicidio per aver accompagnato Dj Fabo in una clinica svizzera a morire.

“Credo che i giudici abbiano verificato il rispetto dei criteri individuati dalla Corte Costituzionale. In questo momento – ha evidenziato Anelli all’Adnkronos – è necessario il rispetto di questi criteri perché questo diritto sia esigibile”.

Il rappresentante della FNOMCeO ha più volte sottolineato le prevedibili ‘resistenze’ della classe medica di fronte all’aiuto al suicidio. “Ci sarà una profonda discussione in Consiglio nazionale, che però – aggiunge – non potrà che arrivare ad un adeguamento a quanto previsto dalla Corte stessa. Insomma, non si potrà non applicare la sentenza in caso di adesione del medico alla richiesta del paziente”, sempre che siano stati rispettati i criteri individuati dalla Consulta.

Proprio Cappato in un recente incontro con la Fnomceo aveva chiesto delle modifiche al Codice di deontologia medica.

“È importante – aveva affermato – che i medici possano, nelle diverse sensibilità e impostazioni culturali legittimamente presenti all’interno della categoria, agire senza forzature in alcuna direzione, collaborando con le altre professionalità coinvolte e mantenendo il pieno rispetto dell’autodeterminazione del paziente, che andrà comunque garantita nel rispetto della nuova normativa determinata della sentenza della Corte costituzionale, a nostro avviso adattando il Codice deontologico”.

“Viviamo in una realtà diversa rispetto al passato”, ha affermato Anelli, anche dal punto di vista delle possibilità offerte oggi dalla medicina. La sentenza della Consulta – aggiunge – “chiama il medico alla compassione, alla pietas verso chi soffre. Nel momento in cui affida al medico il compito di informare il paziente sugli esiti di queste scelte drammatiche, lo mette di fronte a uno dei suoi più alti doveri deontologici: quello di accompagnare il malato verso la morte, standogli vicino e alleviando le sue sofferenze”.

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