Il diritto di far protendere i rami degli alberi del proprio fondo in quello confinante non può essere acquistato per usucapione

La vicenda

Una fondazione aveva convenuto, dinanzi al Tribunale di Roma, il proprietario del fondo confinante, chiedendone la condanna al taglio dei rami degli alberi protendenti sul suo fondo, nonché la condanna all’estirpazione degli alberi di fico e di lauro e di qualunque altro albero posto a ridosso del confine o comunque, al taglio della sommità degli alberi nella parte in cui sovrastavano il muro di confine, oltre che alla condanna al risarcimento dei danni.

Si costituiva in giudizio il confinante, il quale, premettendo che gli alberi erano stati piantati da oltre 60 anni, affermava che, nelle more, aveva provveduto ad effettuare la potatura di quelli protendenti sul cortile di proprietà dell’attrice.

Ad ogni modo, in primo grado, l’adito Tribunale accoglieva la domanda attorea, condannando il convenuto al taglio dei rami degli alberi prospicienti su quello confinante e alla potatura in altezza di quelli eccedenti l’altezza del muro di confine; rigettava, invece, la domanda di risarcimento dei danni.

Il processo proseguiva, pertanto in appello su impulso dell’originario convenuto, il quale chiedeva la riforma della sentenza impugnata, previo riconoscimento dell’eccepita usucapione.

Ma la corte d’appello capitolina confermava la decisione di primo grado.

Sulla vicenda si sono infine, pronunciati i giudici della Seconda Sezione Civile della Cassazione con l’ordinanza in commento (n. 21694/2019).

Oggetto di censura della sentenza impugnata era anche la circostanza che i giudici di merito non avessero ritenuto di dare peso alla vetustà delle piante, con conseguente maturazione del termine per l’usucapione.

Nella specie, la Corte di merito aveva dichiarato l’inammissibilità dell’eccezione, in quanto proposta per la prima volta in sede di appello in paese violazione del disposto di cui all’art. 345 c.p.c..

Dal contenuto del ricorso in cassazione era emerso, infatti, che il ricorrente avesse rilevato, fin dalla comparsa di costituzione e risposta in primo grado, che gli alberi erano stati piantati nella loro attuale ubicazione circa 60 anni prima e che mai, prima dell’atto di citazione da cui era originato il processo, qualcuno avesse chiesto di tagliarli.

La decisione

“Ma un tale assunto – hanno affermato gli Ermellini – , in difetto di uno specifico richiamo al contenuto della comparsa di costituzione in primo grado, non consente di poter configurare la tempestiva proposizione di una effettiva eccezione di usucapione degli alberi, come invece dedotto dal ricorrente, senza peraltro rispettare la necessaria autosufficienza del ricorso”.

Peraltro, il diritto di far protendere i rami degli alberi del proprio fondo in quello confinante non può essere acquistato per usucapione, riconoscendo espressamente l’art. 896 c.c. al proprietario del fondo, sul quale, essi protendono, il potere di costringere il vicino a tagliarli in qualunque tempo. Ne consegue che non rileva la sussistenza di un muro divisorio, proprio o comune, sul confine, in quanto, ai sensi dell’art. 892 c.c., le piante devono essere tenute, in ogni caso, ad un’altezza che non ecceda la sommità del muro stesso (Cass. n. 14632 del 2012).

La redazione giuridica

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