La vicenda di un uomo che, a causa di una frattura scambiata per una contusione, ha perso parzialmente la funzionalità di una mano
L’Ospedale Buccheri La Ferla di Palermo dovrà risarcire un uomo che, a causa di una frattura scambiata per una contusione, ha perso parzialmente la funzionalità di una mano. L’episodio è avvenuto nel nosocomio siciliano ed è particolarmente grave anche perché l’uomo è un operaio e, in seguito all’errata valutazione dei sanitari, ha anche perso il lavoro.
La vittima di questo caso di malasanità in cui una frattura scambiata per una contusione ha provocato, sul lungo periodo, un danno ben più grave, ha denunciato i medici. In un primo momento, l’avvocato Palmigiano (che ha assistito l’uomo con il gratuito patrocinio, assieme ai colleghi Licia Tavormina e Mattia Vitale) ha scritto all’Ospedale Buccheri La Ferla per chiedere il risarcimento del danno, ma il nosocomio palermitano ha respinto l’istanza e nel 2011 è iniziata la causa civile.
Dopo 10 anni (i fatti risalgono infatti al 2007) i giudici hanno dato ragione all’operaio. Nello specifico, il giudice monocratico Riccardo Trombetta ha condannato l’ospedale Buccheri La Ferla a risarcire l’uomo con 91.739,27 euro, oltre al pagamento delle spese legali per 9.785 euro.
L’uomo era giunto in ospedale, nel settembre 2007, lamentando un forte dolore alla mano destra dopo una caduta. I medici , a seguito delle radiografie, hanno però diagnosticato una semplice contusione, prescrivendo antidolorifici, trattamento con ghiaccio e riposo per una settimana. Il 1° ottobre però, l’operaio è tornato al pronto soccorso lamentando ancora forti dolori. I medici hanno ribadito la diagnosi precedente prescrivendo dei farmaci per ridare mobilità alla mano e alle dita, senza che però i dolori passassero. A quel punto, l’uomo si è recato a Milano dove, una risonanza magnetica, ha individuato la frattura scambiata per una contusione e i sanitari hanno deciso di procedere con due interventi chirurgici. Interventi che l’operaio ha effettuato a sue spese.
Le operazioni, però, a distanza di un anno dalla frattura, non sono state sufficienti per recuperare totalmente la funzionalità di una mano e di un polso. Circostanza che, per un operaio, significa di fatto non poter più lavorare.
Dal canto suo, la struttura sanitaria palermitana si è difesa sostenendo che il trauma non era visibile all’esito degli accertamenti diagnostici, ma i periti nominati dal giudice hanno completamente smontato questa tesi.
La negligenza grave dei medici è stata proprio quella di non rendersi conto – attraverso le radiografie – che quella di cui era stato vittima l’operaio era una frattura e non una banale contusione. Evidenza che non era emersa dai controlli compiuti nel corso di ben due distinti accessi al pronto soccorso dell’Ospedale.
Una negligenza messa bene in evidenza dalla sentenza che ha condannato l’Ospedale a risarcire e nella quale si legge: “Una siffatta slogatura – si legge nella sentenza – se effettivamente diagnosticata, sarebbe stata risolta mediante una semplice tecnica di riduzione che ancor oggi fornisce ottimi risultati, mentre l’uomo a causa dell’imperizia ripetuta, sconta oggi un difetto funzionale della mano e del polso, dovuta alla successiva asportazione chirurgica del semilunare. È evidente – continua il giudice – la responsabilità contrattuale dell’ospedale per l’accadimento dannoso occorso”.
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