La condotta del pedone è colposa perché doveva prevedere le difficoltà di arresto tempestivo del veicolo che sopraggiungeva, trattandosi peraltro di piazza collocata in pieno centro urbano (Tribunale di Milano, Sez. X, sentenza n. 393/2021 del 21 gennaio 2021)

La danneggiata conveniva in giudizio il proprietario del motociclo e la Compagnia assicuratrice invocando l’accertamento dell’esclusiva responsabilità del motociclo Aprilia Scarabeo nella causazione del sinistro. In particolare l’attrice deduce che il giorno 18.02.2015, alle ore 13:15 circa, veniva investita dal motociclo Aprilia e che il conducente della moto sopraggiungeva a forte velocità e non si avvedeva dell’attraversamento sulle strisce pedonali travolgendola violentemente. Alla donna veniva diagnosticata “frattura scomposta diafisaria prossimale ulna sinistra + infrazione emipiatto tibiale esterno ginocchio sinistro”.

Con atto volontario interviene nel giudizio l’Inail dando atto dell’avvenuta corresponsione in favore dell’attrice delle prestazioni previdenziali per la somma di euro 97.749,82 e formulando, a titolo di surroga ex art.1916 c.c. , domanda di condanna dei convenuti , in solido o in via alternativa, al pagamento in favore dell ‘Istituto del predetto importo.

La causa viene istruita con l’acquisizione dei documenti prodotti, l’assunzione di prove orali e l’espletamento di CTU Medico-Legale.

Preliminarmente il Tribunale ricostruisce la dinamica del sinistro.

Analizzando le dichiarazioni testimoniali e il verbale di intervento della Polizia Locale il Tribunale ritiene provata la circostanza che la danneggiata stesse impugnando il telefono cellulare al momento dell’attraversamento pedonale al di fuori delle strisce.

Ciò posto, il Tribunale ritiene sia applicabile la presunzione di cui al primo comma dell’ art. 2054 c.c., in base alla quale il conducente del veicolo è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o cose dalla circolazione del veicolo, salvo che non provi di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

“Nell’ipotesi di investimento di un pedone, in particolare, deve escludersi la responsabilità del conducente ai sensi dall’art. 2054 c.c. ove risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento; tale situazione ricorre allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anomala , tale da sorprendere il conducente che si sia trovato, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza, nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e di osservarne tempestivamente i movimenti , attuati in modo rapido e inatteso, dovendo pertanto escludersi la responsabilità del conducente ove risulti provato che non vi era da parte di quest’ultimo alcuna possibilità di prevenire l’evento”.

Nel caso concreto non risulta superata la presunzione di colpa del conducente, prevista dall’art. 2054, comma I, c.c. , seppur in presenza di un concorso di responsabilità della vittima.

A carico dell’attrice viene ravvisato un concorso di colpa nella causazione del sinistro quantificato nella misura del 70%, considerato che la condotta della donna ha integrato una grave violazione di molteplici norme cautelari previste in materia di circolazione stradale e, in particolare, il principio in virtù del quale “gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia salvaguardata la sicurezza stradale”.

La condotta tenuta dalla vittima è gravemente colposa considerato che il pedone avrebbe potuto prevedere le difficoltà di arresto tempestivo del veicolo che sopraggiungeva, trattandosi peraltro di piazza collocata in pieno centro urbano presumibilmente trafficato alle 13:15 di una giornata lavorativa.

Riguardo le lesioni subite dalla donna, la CTU ha accertato: “che l’attrice in conseguenza dell’evento lesivo per cui è causa, ha riportato “frattura scomposta diafisaria prossimale ulna sinistra + infrazione emipiatto tibiale esterno ginocchio sinistro”.

Ha altresì valutato che tali lesioni hanno comportato un periodo di inabilità temporanea assoluta di 31 giorni; di inabilità temporanea al 75% di giorni quaranta; di inabilità temporanea al 50% di giorni quaranta; di inabilità temporanea al 25% di giorni quaranta con un complessivo grado di sofferenza psico-fisica in costanza di temporanea pari a 3 in una scala d a 1 a 5; che sono conseguiti postumi di natura permanente tali da incidere sulla integrità psico-fisica del soggetto nella misura del 17,5 % con relativo grado di sofferenza psico-fisica nella misura del 2,5 in una scala da 1 a 5”.

Trattandosi di lesioni macropermanenti vengono utilizzate le Tabelle 2018 per la liquidazione del danno non patrimoniale e viene liquidato in via equitativa per la voce di danno non patrimoniale, le somme di euro 10.920 ,00 per l’inabilità temporanea e euro 54.675,00 per le conseguenze riferibili ai postumi permanenti e così per il complessivo importo di euro 65.595,00.

Tale importo va ridotto del 70% alla luce dell’accertato con corso di responsabilità nella determinazione del sinistro, con conseguente riconoscimento in favore della danneggiata dell’importo di euro 19.678,50.

Non viene riconosciuta l’invocata personalizzazione del danno poiché ogni profilo evidenziato ai fini della liquidazione non risulta adeguatamente provato e risulta già ristorato con i valori tabellari, in difetto di pregiudizi della qualità della vita diversi ed ulteriori rispetto a quelli normalmente afferenti il danno biologico e la sofferenza morale ad esso correlata.

Avv. Emanuela Foligno

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