Il lavoratore a seguito della caduta riportava fratture costali, frattura dello sterno, frattura scomposta della glena e deficit articolare spalla sx e spalla dx da lesione della cuffia (Tribunale di Massa, Sez. Lavoro, Sentenza n. 27/2021 del 17 febbraio 2021)

Il lavoratore conviene a giudizio l’Inail onde vedere accertata e dichiarata la sussistenza di un maggior grado di postumi permanenti invalidanti, rispetto a quelli riconosciuti in sede amministrativa, limitati al solo riconoscimento di un periodo di inabilità temporanea assoluta dal 14 novembre dell’anno 2015 al 19 gennaio dell’anno 2016 e di postumi invalidanti permanenti riconosciuti solo nella misura del 25% di riduzione dell’integrità psicofisica totale, in ordine all’infortunio sul lavoro avvenuto il 10 novembre dell’anno 2015, mentre svolgeva il proprio lavoro di Operaio Elettrico. Nello specifico, mentre lavorava su di un palo dell’energia elettrica ad un’altezza di circa 10 metri, il palo cedeva e il lavoratore precipitava a terra riportando fratture costali multiple.

La causa viene istruita con CTU Medico-Legale, al cui esito viene ritenuta fondata la domanda avanzata.

Dalle conclusioni rassegnate dal CTU emerge che, a causa dell’ infortunio, già a suo tempo riconosciuto e liquidato in via amministrativa, il lavoratore ha subito:” fratture costali multiple, frattura dello sterno, frattura scomposta della glena con deficit articolare della spalla sinistra e della spalla destra da lesione della cuffia dei rotatori, postumi di splenectomia, sindrome da stress post traumatico” dalle quali è derivata una riduzione permanente complessiva dell’integrità psicofisica accertata nella misura del 32% della totale.

Tale percentuale è superiore al minimo di legge per la riconoscibilità del diritto al beneficio previdenziale rivendicato ed a quella riconosciuta in sede amministrativa dall’Istituto.

Il Tribunale condivide e fa proprie le valutazioni del Consulente, ponendole a fondamento della decisione.

L’Inail viene pertanto condannato a costituire, liquidare e corrispondere al lavoratore la relativa rendita per il maggior danno biologico subito a causa dell’infortunio sul lavoro, pari alla percentuale invalidante accertata e nella misura normativamente prevista, con diritto agli arretrati, rispetto a quanto eventualmente già erogato in base al riconoscimento già avvenuto, a decorrere dalla data anzidetta.

La soccombenza impone al Tribunale di porre sempre a carico dell’Istituto le spese di lite che vengono liquidate in euro 1.500,00, oltre accessori.

In conclusione, il Tribunale di Massa, in funzione di Giudice del lavoro, dichiara che il lavoratore, a causa dell’infortunio sul lavoro avvenuto il 10 novembre 2015, infortunio già a suo tempo riconosciuto, ma solo limitatamente a un periodo di inabilità temporanea assoluta sino al 19 gennaio dell’anno 2016 e con postumi invalidanti permanenti riconosciuti del 25%, ha subito, invece, fratture costali multiple, frattura dello sterno, frattura scomposta della glena con deficit articolare della spalla sinistra e della spalla destra da lesione della cuffia dei rotatori, postumi di splenectomia e sindrome da stress post traumatico, lesioni dalle quali è causalmente derivata al lavoratore medesimo una riduzione permanente complessiva dell’integrità psicofisica accertata nella misura del 32% della totale, percentuale superiore al minimo di legge per la riconoscibilità del diritto al beneficio previdenziale rivendicato.

Condanna, quindi, l’Istituto a costituire, liquidare e corrispondere la relativa indennità per il maggior danno biologico da costui subito a causa dell’infortunio, pari alla percentuale invalidante accertata e nella misura normativamente prevista, con diritto agli arretrati, rispetto a quanto eventualmente già erogato in base al riconoscimento già avvenuto.

Condanna, inoltre, l’istituto al pagamento delle spese di giudizio e di CTU.

Avv. Emanuela Foligno

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