Gallipoli: si accerti subito la verità sui casi di malasanità

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Il consigliere regionale dei Conservatori e Riformisti Luigi Manca ha chiesto immediatamente chiarezza sul caso di malasanità denunciato da una donna salentina trapiantata in Svizzera che ha avuto bisogno dell’assistenza sanitaria pugliese.

La paziente ha parlato di mancate cure e tante disattenzioni ricevute all’ospedale Sacro Cuore di Gallipoli, cittadina molto popolata da turisti d’estate, dove era stata ricoverata nel reparto di Chirurgia e durante i giorni di degenza non è “mai riuscita a parlare con un medico”. L’evento che ha fatto scatenare la denuncia è stato quando la donna, colta da malore, non è riuscita a raggiungere il bagno e ha quindi vomitato sul corridoio, ricevendo il rimprovero da parte di due infermieri. Carmela Gervasi ha dunque firmato il foglio di dimissioni ed è rientrata in Svizzera. “Mi farò curare lì – ha detto la donna. Non metto in dubbio la competenza dei medici ma almeno lì sono più umani”.

In attesa degli accertamenti disposti dal direttore sanitario dell’ospedale Egidio Dell’Angelo Custode che ha avviato un’inchiesta interna per verificare il reale svolgimento dei fatti è intervenuto Luigi Manca che pretende “assistenza medica, ma anche assistenza umana. È questo binomio che contraddistingue il lavoro di tutti gli operatori sanitari. Lo dico da medico e da medico non posso non sentirmi amareggiato per quanto raccontato” dichiara il consigliere Manca secondo il quale si tratta di un comportamento che getterebbe un’ombra sull’intera categoria che svolge il proprio lavoro con la massima cura e dedizione in un momento così importante come questo, con tagli e carenze del personale che rendono ancora più intensa l’attività soprattutto durante la stagione estiva.

“Per questo non posso non cogliere con favore – prosegue la nota di Manca – l’impegno della direzione sanitaria dell’ospedale di fare chiarezza su quanto accaduto. Ogni paziente ha il diritto di avere, mentre è in ospedale, informazioni sul suo stato di salute da un medico. Così come tutta l’assistenza medica e fisica da parte di tutti gli operatori sanitari. Questo attiene appunto ai diritti del malato. Esiste poi quell’umanizzazione che attiene al carattere personale di ciascun professionista, vero è, però, che chi sceglie di svolgere la sua professione a contatto con i malati dovrebbe aver un surplus di umanità proprio perché spesso chi sta male ha bisogno sì di cure ma soprattutto di attenzioni. La nostra è una missione prima ancora di un lavoro. Nessuno dovrebbe mai dimenticarlo”.

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