Nel 2016 il caso della gara degli aghi aveva indignato. I sanitari si assegnavano ‘punti’ in base al diametro della cannula utilizzata sui pazienti
La vicenda della cosiddetta ‘ Gara degli aghi ‘ era emersa ad aprile del 2016. All’epoca erano state rese note le conversazioni del personale sanitario dell’Ospedale di Vicenza riportate in una chat privata. Questa era chiamata ironicamente “Gli amici di Maria” (laddove per Maria si intendeva il secondo nome del primario, prima sospeso e poi assolto). Nella chat, i partecipanti si assegnavano punteggi in base al diametro della cannula utilizzata sui pazienti.
Il ‘gioco’, ribattezzato poi gara degli aghi, aveva comprensibilmente destato scandalo, proprio per aver rappresentato una estrema mancanza di rispetto nei confronti dei pazienti del Pronto soccorso di Vicenza.
All’epoca i giudici hanno ritenuto giusta la decisione di segnalare la cosa ai superiori presa dal primario Vincenzo Riboni, prima sospeso e poi assolto dalle contestazioni. Il primario aveva segnalato 6 infermieri e 2 medici che sul gruppo whatsapp avrebbero gareggiato nel reperire accessi venosi di grosso calibro ai pazienti che accedevano al Pronto Soccorso.
Adesso sulla vicenda si apre un altro capitolo. Che stavolta riguarda un infermiere.
Sanzionato dall’Ufficio disciplinare, l’infermiere pochi giorni fa si è visto rigettare dal giudice il ricorso che aveva presentato.
La ragione? Quello scambio di messaggi andava punito. Il giudice ha infatti respinto il ricorso dell’infermiere coinvolto nella gara degli aghi.
Sulla vicenda che avrebbe presumibilmente avuto luogo all’interno del Pronto soccorso di Vicenza si è parlato molto.
I contenuti della chat incriminata lasciavano certo poco spazio all’immaginazione. Su una tabella venivano annotati numero e relativo calibro degli aghi presumibilmente introdotti da chi era in servizio.
Nel mentre, il personale non in servizio commentava e “incitava” i colleghi nella chat di gruppo. Una folle gare a chi faceva il prelievo più doloroso ai pazienti.
Nonostante questo, in mancanza di rilievi oggettivi, non è mai stato possibile dimostrare l’effettivo svolgimento di questi fatti: per questo motivo, dunque, i dipendenti sono stati assolti.
L’unico provvedimento disciplinare di tutta questa vicenda è stato il rimprovero scritto nei confronti di un infermiere, per l’utilizzo del cellulare in orario di servizio.
Il sanitario ha presentato ricorso, ma il tribunale, analizzati gli atti in suo possesso, si è pronunciato in questi giorni rigettando il ricorso.
Per i giudici, se all’esito dell’istruttoria in sede disciplinare non è emerso che la gara si è effettivamente svolta, è comunque risultato provato lo scambio di messaggi, il loro contenuto e la strumentalizzazione di pazienti a fini sia pure ludici di infermieri e medici in servizio.
Per tali ragioni, resta innegabile come il ricorrente abbia partecipato in orario di servizio ad uno scambio di messaggi del tutto anomalo ed estraneo all’attività lavorativa.
Pertanto il suo ricorso è stato rifiutato.
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