Per la Cassazione, il giudice di merito non è tenuto a fornire un’argomentata motivazione qualora aderisca alle elaborazioni del consulente

La Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 7701/2018 si è pronunciata sul contenzioso tra un soggetto e la società datrice di lavoro. Quest’ultima si era vista riconoscere, sia in primo grado che in appello, il diritto a un risarcimento pari a circa 94mila euro, oltre interessi legali. Il Giudice di merito aveva infatti accertato la responsabilità dell’uomo per il danno conseguente alla violazione degli obblighi di fedeltà.

L’imputato, per il tramite della sua società, aveva venduto a una cliente dell’azienda datrice, macchine usate simili a quelle commercializzate dalla stessa datrice. Il tutto in costanza di rapporto di lavoro con quest’ultima.

Con riferimento all’entità del risarcimento del danno liquidato dal Tribunale, il Giudice di secondo grado aveva verificato la correttezza del calcolo eseguito dal consulente. Questo teneva conto del prezzo di vendita delle macchine, dedotto il costo di acquisto e delle spese di condizionamento e trasporto.

Nell’impugnare la sentenza per cassazione, il ricorrente evidenziava, rispetto a tale aspetto, l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sulla quantificazione del danno da parte del consulente.

Quest’ultimo, a suo avviso, sarebbe incorso in una serie di errori. Avrebbe generalizzato i criteri di calcolo adottati anche per casi nei quali non era stato possibile stabilire i costi di acquisto delle macchine. Inoltre, avrebbe utilizzato dati riferibili ad operazioni diverse dalla vendita.

La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto inammissibile la pretesa del ricorrente circa un nuovo esame delle risultanze della CTU disposta per quantificare il danno reclamato.

Per gli Ermellini, infatti, la Corte d’Appello aveva dato conto della ricostruzione operata dal consulente, condividendola.

A tal proposito, la Cassazione sottolinea che il giudice del merito “non è tenuto a fornire un’argomentata e dettagliata motivazione” qualora aderisca alle elaborazioni del consulente. Tale principio è valido laddove queste non siano state contestate in modo specifico dalle parti.

D’altro canto, ove siano state sollevate censure dettagliate e non generiche, il Giudice “ha l’obbligo di fornire una precisa risposta argomentativa correlata alle specifiche critiche sollevate”. La risposta, in tal caso, va corredata con una più puntuale motivazione della propria scelta di aderire alle conclusioni del consulente d’ufficio.

Nel caso in esame il Giudice a quo aveva tenuto espressamente conto dei rilievi formulati chiarendo la ragione per la quale le risultanze peritali erano attendibili e condivisibili. Nel ricorso per cassazione, invece, non si precisava se, come, e in che sede le circostanze che si assumevano disattese fossero state sottoposte all’attenzione del consulente e del giudice di merito.

 

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