Il credito di risarcimento del danno da sinistro stradale è suscettibile di cessione ai sensi degli artt. 1260 c.c. e seguenti e il cessionario può, in base a tale titolo, domandarne anche giudizialmente il pagamento alla compagnia assicurativa per la RCA

La vicenda

Il titolare di una carrozzeria, esecutore dei lavori di riparazione del veicolo incidentato aveva agito in giudizio contro la compagnia assicurativa convenuta, in quanto cessionario del credito risarcitorio subito dal proprietario e conducente del mezzo al momento del sinistro.

L’attore aveva allegato l’esclusiva responsabilità del veicolo antagonista nella causazione dell’incidente, chiedendo la condanna dell’assicurazione convenuta al pagamento del risarcimento preteso pari ad euro 17.944,55, corrispondente al costo per la riparazione del veicolo, anticipato dalla carrozzeria a favore del cliente cedente del credito.

All’esito del giudizio di primo grado, l’adito Giudice di Pace rigettava la domanda attorea, rilevando la nullità del contratto di cessione del credito risarcitorio dal cliente al proprietario dell’autocarrozzeria ed esecutore dei lavori di riparazione, per contrarietà alle norme imperative ed esercizio illecito di attività di finanziamento, in assenza delle autorizzazioni prescritte dal Testo Unico in materia bancaria.

Contro tale sentenza l’originario attore proponeva ricorso al Tribunale di Rovigo quale giudice dell’appello.

La cessione del credito risarcitorio derivante da incidente stradale

Come rilevato dalla più recente giurisprudenza di legittimità: “Il credito di risarcimento del danno da sinistro stradale è suscettibile di cessione ai sensi dell’artt. 1260 c.c. e ss., e il cessionario può, in base a tale titolo, domandarne anche giudizialmente il pagamento al debitore ceduto, pur se assicuratore per la r.c.a., non sussistendo alcun divieto normativo in ordine alla cedibilità del credito risarcitorio. La cessione del credito non costituisce un’operazione di finanziamento, ma il mero mezzo di pagamento da parte del cedente della prestazione professionale svolta dalla carrozzeria cessionaria del credito” (Cass. ord. 21765/2019).

Ancora la giurisprudenza ha chiarito che: “Il credito di risarcimento del danno da sinistro stradale è suscettibile di cessione ai sensi degli artt. 1260 c.c. e seguenti. e il cessionario può, in base a tale titolo, domandarne anche giudizialmente il pagamento al debitore ceduto, pur se assicuratore per la r.c.a., non sussistendo alcun divieto normativo in ordine alla cedibilità del credito risarcitorio” (Cass., 10/1/2012, n. 51; Cass., 10/1/2012, n. 52; Cass., 3/10/2013, n. 22601).

In maniera del tutto pacifica, è stato quindi chiarito che: “la cessione in esame costituisce non già un’operazione di finanziamento, bensì il mero mezzo di pagamento da parte del cedente della prestazione professionale di carrozziere svolta dalla cessionaria del credito, odierna ricorrente” (Cass. civ. Sez. III, 14-02-2019, n. 4300).

Alla luce di tali principi, l’adito giudice di secondo grado ha affermato la validità, a tutti gli effetti, del contratto di cessione del credito concluso tra le parti.

Nel merito della domanda risarcitoria

A sostegno della dinamica del sinistro esposta in citazione, l’attore aveva prodotto il modulo di constatazione amichevole CAI, sottoscritto da entrambi i conducenti. L’assicurazione convenuta, nel richiedere il rigetto della domanda attorea, aveva eccepito l’assenza di qualsivoglia validità delle dichiarazioni contenute nel modulo CAI sottoscritto dal conducente non proprietario del veicolo.

Secondo la più recente giurisprudenza, il modulo CAI sottoscritto dal conducente che non sia anche proprietario del veicolo non è opponibile all’assicurazione del veicolo suddetto, non potendo quindi rivestire in tale giudizio natura confessoria della dinamica del sinistro. Difatti, afferma la giurisprudenza che: “L’art. 143 del Codice delle Assicurazioni prevede che nel giudizio promosso dal danneggiato nei confronti dell’assicuratore della responsabilità civile da circolazione stradale, la dichiarazione, avente valore confessorio contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro, per essere opponibile all’assicuratore debba essere resa dal responsabile del danno che sia anche proprietario del veicolo assicurato, caso questo di litisconsorzio necessario. Diversamente accade, come nel caso di specie, quando il conducente del veicolo non sia anche proprietario del mezzo in quanto quest’ultimo è solo litisconsorte facoltativo e la sua dichiarazione non fa stato nei confronti dell’assicuratore ma va liberamente apprezzata dal Giudice (Cass. U. n. 10311/2006; Cass. 3 n. 8214 del 4/4/2013; Cass. 6-3n. 3875 del 19/02/2014).

Di tali principi di diritti aveva fatto corretta applicazione il giudice di primo grado, laddove aveva ritenuto che la dichiarazione resa dal conducente non proprietario, cioè da un coobbligato in solido, non fosse opponibile all’assicuratore ma liberamente apprezzabile dal giudice.

Peraltro, la giurisprudenza di legittimità ha fatto salvo il potere del giudice del merito, in materia di responsabilità di sinistro stradale, di valutare come preclusa la portata confessoria del cosiddetto CID nell’esistenza di un accertata incompatibilità oggettiva tra il fatto, come descritto in quel documento, e le conseguenze del sinistro come accertato in giudizio. L’incompatibilità logica delle dichiarazioni con la dinamica del sinistro è, secondo la giurisprudenza di legittimità, un momento antecedente rispetto all’esistenza e alla valutazione della dichiarazione confessoria (Cass. 3, n. 15881 del 25/06/2013).

In particolare, le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 10311/2006) hanno affrontato il problema del valore probatorio del CID e la sua opponibilità all’assicuratore, affermando quanto segue: “se si considera che, come da costante giurisprudenza di questa Corte di Cassazione, il modulo CID quando è sottoscritto dai conducenti coinvolti e completo in ogni sua parte, compresa la data, genera una presunzione iuris tantum valevole nei confronti dell’assicuratore, e come tale superabile con prova contraria e che tale prova può emergere non soltanto da un’altra presunzione, che faccia ritenere che il fatto non si è verificato o si è verificato con modalità diverse da quelle dichiarate, ma anche da altre risultanze di causa, ad esempio da una consulenza tecnica d’ufficio, ne consegue che la sentenza impugnata si sottrae alle censure in diritto svolte dal ricorrente, perchè, nonostante le richiamate contrarie affermazioni, essa ha finito per applicare di fatto correttamente la norma che si assume violata”.

Il modello di constatazione amichevole sottoscritto dal conducente non proprietario del veicolo

Invece, e ciò rileva maggiormente ai fini di causa, nel caso in cui il modulo sia sottoscritto dal conducente non proprietario (come nel caso di specie), non vertendosi in tema di litisconsorzio necessario ma eventualmente solo di un litisconsorzio facoltativo, le affermazioni confessorie rese dal conducente vanno liberamente apprezzate dal giudice di merito, facendo le stesse piena prova, a norma degli artt. 2733 e 2735 c.c. nei confronti del solo conducente confitente (Cass. Civ., Sez. III, 7 maggio 2007, n. 10304).

Quindi, nei casi come quello in esame, l’assicuratore, in presenza di un modulo CID sottoscritto da entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti nell’incidente, e compilato in ogni sua parte, potrà con ogni mezzo probatorio dare la prova che il sinistro si è verificato diversamente, anche con altre modalità al fine di determinare diversamente il grado di responsabilità di ognuno nella causazione dell’evento ma soprattutto non gli è preclusa la possibilità di provare che il sinistro non si è verificato anche utilizzando lo strumento della ctu comparativa e ricostruttiva dell’incidente.

La non opponibilità, quindi, riguarda solo il valore confessorio delle dichiarazioni contenute nel CID, e non la sua libera apprezzabilità da parte del Giudice.

Nel caso di specie, la prova della dinamica del sinistro per come allegata dall’attore era stata raggiunta in base ad una serie di diversi elementi di giudizio tra i quali, anche (ma non solo e non in funzione confessoria) il modulo di constatazione amichevole citato.

Difatti, a sostegno delle risultanze della CAI erano state prodotte e/o acquisite: – la ricevuta fiscale di riparazione, per l’importo di 18.737,20 euro; – la perizia esibita su ordine del Giudice, dalla quale risultava una stima del costo riparazione in 17944,55 euro, di poco antieconomica dato il valore ante-sinistro del veicolo di 17000,00 euro , eseguita con verifica delle riparazioni in corso di esecuzione ; 7 – fotografie descrittive delle deformazioni dell’auto attorea; – prova testimoniale del trasportato sul veicolo attoreo.

Nella specie, le risultanze della prova testimoniale erano state chiare e dirimenti sul punto.

Il CTU aveva poi ravvisato l’esclusiva responsabilità nella causazione del sinistro de quo in capo al veicolo condotto dal convenuto, il quale non aveva rispettato il segnale di precedenza.

Mentre, dal canto suo, la compagnia assicurativa, nel giudizio di primo grado, non aveva fornito alcuna prova contraria in punto di dinamica del sinistro.

Per queste ragioni, il Tribunale di Rovigo (sentenza n. 85/2020) ha accolto l’appello, condannando il convenuto e l’assicurazione per la rca a risarcire all’attore la somma complessiva di 12.276,44 euro, IVA compresa, oltre rivalutazione ed interessi.

Avv. Sabrina Caporale

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