In tema di sinistro stradale, ai fini della prova del danno subito a seguito dell’infortunio, non rilevano le circostanze che l’infortunato non si sia recato immediatamente presso il locale nosocomio e che non abbia provveduto a richiedere l’intervento di un’ambulanza nell’immediatezza del fatto

Il sinistro stradale tra pedone e motociclo

L’attore aveva citato in giudizio la compagnia assicurativa designata dal Fondo di Garanzia vittime della strada, per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro stradale, verificatosi allorché veniva investito da un veicolo rimasto sconosciuto, uno Scooter di colore nero; il motociclo lo aveva attinto mentre attraversava le strisce pedonali a piedi; a causa dell’urto quest’ultimo cadeva rovinosamente a terra, accusando immediatamente un forte dolore all’ avambraccio destro.

Condotto presso il reparto di ortopedia dell’ospedale locale gli veniva diagnosticata una frattura pluriframmentaria del radio destro a seguito della quale venne sottoposto ad un intervento chirurgico.

Dall’esame testimoniale era emerso che l’attore fosse stato attinto dallo scooter mentre attraversava le strisce pedonali, la repentinità dell’azione non avrebbe consentito di annotarne il numero di targa atteso che il motociclo avrebbe fatto perdere le proprie tracce nel traffico.

Inequivocabilmente la responsabilità del sinistro era da ascriversi al conducente del motociclo rimasto sconosciuto, che non aveva rispettato le prescrizioni di cui all’ art 191 C.d.S., secondo cui i conducenti devono fermarsi quando i pedoni transitano sugli attraversamenti pedonali.

La non tempestività della denuncia

In merito alla non tempestività della denuncia, eccepita dalla compagnia assicurativa convenuta in giudizio, la più recente giurisprudenza ha osservato che nel caso di sinistro stradale causato da veicolo non identificato, addirittura l’omessa denuncia dell’accaduto all’autorità di polizia od inquirente non è sufficiente, in sé, a rigettare la domanda di risarcimento proposta, ai sensi dell’art. 19 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, nei confronti dell’impresa designata dal Fondo di Garanzia per le vittime della strada; allo stesso modo, la presentazione di denuncia o querela contro ignoti non vale, in sé stessa, a dimostrare che il sinistro sia senz’altro accaduto. Entrambe le suddette circostanze possono, al più, costituire meri indizi dell’effettivo avveramento del sinistro (Cass civ. 20066/2013).

Del resto, viste le modalità del sinistro era ragionevole supporre che anche una tempestiva denuncia non avrebbe comunque consentito di identificare l’autore della condotta illecita.

Per quanto concerne l’ ulteriore aspetto relativo alla non immediatezza dell’accesso al Pronto Soccorso ed all’ messo intervento dell’ambulanza, è stato altresì, osservato che in ragione della natura delle lesioni (frattura radio destro) poteva ragionevolmente supporsi la non necessità dell’intervento di un’ambulanza, e che il dolore al braccio si fosse accentuato, divenendo allarmante, qualche ora dopo l’ investimento.

Il risarcimento del danno

Dalle risultanze della CTU, pienamente condivisa dal giudicante era emerso che l’attore avesse subito per effetto del sinistro ” postumi da politrauma della strada con la frattura pluriframmntaria scomposta del polso destro..” comportante sul piano del danno biologico (inteso quale lesione dell’integrità psico-fisica) una inabilità temporanea totale di gg. 60 e un’inabilità temporanea parziale al 50% di gg. 60.

Il danno biologico “permanente” è stato quantificato nella misura percentuale del 6%. Tradotto in termini monetari, trattandosi di lesioni “micro permanenti”, all’attore è stata riconosciuta la somma complessiva (comprensiva sia del danno non patrimoniale temporaneo e permanente ) 12.122,85 euro (Tribunale di Latina, Seconda Sezione, sentenza n. 7/2020).

Danno biologico e danno morale

Da tempo, la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione ha riconosciuto un sistema di risarcimento del danno alla persona bipolare, ossia di danno patrimoniale e non patrimoniale, ove quest’ultimo comprende il danno biologico in senso stretto, (inteso come lesione all’integrità psicofisica della persona), il danno morale come tradizionalmente inteso (inteso come sofferenza morale, turbamento dello stato d’animo del danneggiato), nonché tutti quei pregiudizi diversi e ulteriori, purchè costituenti conseguenza della lesione di un interesse costituzionalmente protetto ovvero di interessi di rango costituzionale inerenti alla persona.

Nel caso di specie, l’attore nulla aveva dedotto ed allegato in termini di danno morale tale da consentire una personalizzazione del danno non patrimoniale, né tale componente – ha aggiunto il Tribunale laziale – può ritenersi ” in re ipsa” ovvero intrinsecamente ed ontologicamente riconducibile alla condotta illecita, né infine può considerarsi presunto, soprattutto in ipotesi di lesioni di non particolare entità (micropermanenti) (Cass. civ. 29206/2019).

Avv. Sabrina Caporale

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