E’ danno differenziale quello che deriva dalla comparazione fra il risultato effettivamente ottenuto e l’efficienza che il paziente avrebbe conseguito in caso di intervento ben eseguito

Una donna, dopo essersi sottoposta a un intervento di chirurgia estetica (addominoplastica), instaura un giudizio di A.T.P. onde vedere acclarata la responsabilità del Chirurgo e della Struttura cui viene contestato di avere teso eccessivamente i margini del tessuto addominale nel corso dell’operazione.

Preliminarmente il Tribunale (Tribunale di Novara, Ordinanza del 17/09/2020), sulla eccezione svolta dalla Compagnia d’Assicurazione, osserva che in ambito di responsabilità medica, nel quale la Consulenza ha carattere percipiente, vi sono i presupposti perché l’espletamento della stessa risolva le questioni relative all’accertamento della eventuale responsabilità della clinica o del medico, oltre a quelle relative alla quantificazione del danno eventualmente patito dal paziente.

Del resto la Compagnia d’Assicurazione non ha indicato quali sarebbero le questioni, in discussione fra le parti, rispetto a cui l’espletamento di Consulenza sarebbe privo di rilievo e la cui mancata risoluzione precluderebbe già in origine alla Consulenza tecnica preventiva di raggiungere il proprio scopo conciliativo.

Il ricorso per Accertamento Tecnico azionato specifica in maniera esaustiva l’inadempimento medico addebitabile.

Ed ancora osserva  l’ammissibilità della chiamata del terzo Assicuratore da parte del Medico, a sua volta terzo chiamato dalla clinica, considerato che, quand’anche dovesse accedersi alla lettura dell’art. 9, co. 2, della Legge Gelli proposta dalla parte, dovrebbe in ogni caso ritenersi che detta lettura attenga all’ordine imposto alla successione dei giudizi di merito e non allo svolgimento della Consulenza Tecnica Preventiva.

In ragione della finalità dell’Accertamento Tecnico Preventivo tutti i soggetti potenzialmente responsabili possano essere legittimamente coinvolti nel procedimento, al fine di facilitare la composizione bonaria della controversia mediante l’anticipata effettuazione di Accertamento Tecnico a tutti opponibile.

Ciò preliminarmente evidenziato, il Tribunale afferma che anche in ambito di chirurgia estetica ricorre il concetto di danno iatrogeno differenziale.

Tale è il danno che deriva dalla comparazione fra il risultato effettivamente conseguito e l’efficienza estetica che il paziente, data la condizione preesistente, avrebbe conseguito in caso di intervento ben eseguito e ben riuscito.

Ne consegue che l’indagine peritale deve essere ammessa in tali termini, escludendo le riproduzioni fotografiche e la videoregistrazione poiché inidonei a verificare l’identità della danneggiata, inoltre le fotografie non forniscono una certa collocazione cronologica.

Viene, pertanto, ammessa la C.T.U. chiamata a rispondere sul seguente quesito:

“Il Collegio peritale, esaminati gli atti di causa, presa visione della documentazione prodotta dalle parti, ad esclusione del doc. 1 di parte ricorrente e del doc. 5 prodotto dal resistente dr. Pa., e facendo riferimento a quanto allegato dalle parti nei rispettivi atti, sentite le parti ed eventuali terzi, compiuti tutti gli accertamenti, anche diagnostici e specialistici, che verranno ritenuti opportuni, avvalendosi – ove necessario – di ausiliari o di istituti e laboratori esterni, redatto il verbale delle operazioni peritali dal quale risultino anche le posizioni delle parti in ordine al tentativo di conciliazione, previa sintetica illustrazione dei dati anamnestici:

1) descriva per quanto di rilievo le condizioni fisiche della ricorrente prima dell’intervento di addominoplastica, specificando se, alla data del primo ricovero presso il Policlinico di Monza, la stessa fosse affetta da patologie e indicandone eventualmente la natura;

2) specifichi se l’intervento sia stato realizzato per mere ragioni estetiche ovvero anche per motivi funzionali e in ogni caso se la condizione della ricorrente indicasse l’effettuazione dell’intervento;

3) descriva l’intervento e le successive cure cui la ricorrente fu sottoposta presso la Casa di cura resistente;

4) descriva l’esito di tale intervento e di tali cure e, nel caso di accertato peggioramento estetico ai danni della ricorrente, dica se esso debba porsi in correlazione causale con l’intervento o le successive cure, tenuto conto delle allegazioni svolte da tutte le parti nei rispettivi atti, specificando quale sarebbe stato l’esito atteso dell’intervento correttamente eseguito;

5) precisi altresì, in relazione alle conseguenze sulla salute della ricorrente da quest’ultima lamentate nel proprio ricorso (in particolare, difficoltà alla posizione eretta), se esse siano da porsi in correlazione causale con l’intervento;

6) dica, tenendo conto di quanto allegato dalle parti nei rispettivi atti, se, in rapporto alle cognizioni medico-chirurgiche acquisite all’epoca dell’attività svolta dai sanitari, l’intervento suddetto sia stato effettuato e le cure postoperatorie siano state prestate secondo la miglior pratica medica, nel rispetto delle modalità tecniche suggerite dalla più accreditata scienza medica, se siano state osservate le linee guida e le buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale, e con la dovuta prudenza, diligenza e perizia, in relazione alle specifiche caratteristiche del caso concreto;

7) dica se l’intervento eseguito presentasse la risoluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, anche in considerazione delle condizioni e del complessivo stato di salute della parte attrice;

8) nel caso di ritenuta responsabilità dei sanitari operanti e/o della struttura, indichi:

– se sia derivata un’invalidità temporanea o parziale indicandone, in caso affermativo, la durata con riferimento all’invalidità totale, parziale massima e parziale minima;

– se siano derivati postumi di invalidità permanente, anche in relazione ad eventuale danno psichico, indicandone in caso affermativo i criteri di determinazione e l’incidenza percentuale, calcolata in termini differenziali rispetto agli esiti che, tenuto conto della condizione preesistente della paziente, si sarebbero potuti normalmente attendere dall’intervento correttamente eseguito;

9) fornisca, in particolare, con riferimento alla natura, all’afflittività ed alla durata della malattia ed all’entità dei postumi permanenti, elementi idonei a valutarne l’incidenza sullo svolgimento e sulla qualità delle ordinarie attività della vita (nutrirsi, deambulare, provvedere a se stesso, espletare attività di svago, coltivare interessi, ecc.) ed i presumibili riflessi di ordine soggettivo, rilevanti per l’eventuale liquidazione del danno non patrimoniale, specificando se detti elementi siano già stati presi in considerazione nella quantificazione dei postumi permanenti;

10) dica se i postumi siano suscettibili di miglioramento mediante protesi, terapie o interventi, precisandone natura, difficoltà, costo e possibilità di gratuito conseguimento ad onere del S.S.N., stabilendo in caso affermativo la riduzione percentuale del grado di invalidità permanente che presumibilmente ne deriverebbe e l’entità dei postumi non emendabili che residuerebbero, ovvero se viceversa siano soggetti a peggioramento, in tal caso specificandone ragioni e prevedibile misura;

11) specifichi se le menomazioni biologiche permanenti incidano negativamente sulla capacità di guadagno specifica (attività di barista);

12) computi l’ammontare e valuti la congruità e pertinenza delle spese mediche e di cura sostenute dalla perizianda per prestazioni non erogate gratuitamente dal S.S.N. o erogabili solo con tempi e/o modalità incompatibili con le esigenze mediche del caso, nonché la natura e l’entità delle spese future per prestazioni mediche prevedibili e necessarie;

13) dica se l’organizzazione aziendale abbia concorso al danno ed in quale misura percentuale e comunque specifichi in che misura l’aggravamento riscontrato sia riferibile alle eventuali colpe del medico chirurgo;

14) esperisca all’esito delle operazioni peritali un tentativo di conciliazione;

15) riferisca ogni altro elemento utile ai fini di giustizia”;

La causa viene rinviata per il giuramento dei C.T.U.

Interessante l’obiter di questa Ordinanza del Tribunale di Novara sul danno differenziale in materia di chirurgia estetica che ricalca una precedente decisione di merito del Tribunale di Catania.

Essendo l’opera di chirurgia estetica obbligazione di risultato la quantificazione del danno va individuata comparando il risultato effettivamente conseguito con l’efficienza estetica che il paziente avrebbe conseguito in caso di intervento ben eseguito e ben riuscito.

Avv. Emanuela Foligno

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