1.Il caso

Una paziente, a causa della rottura parziale di un dente, si reca da un odontoiatra, il quale la sottopone ad una terapia che non produce i risultati attesi, pur essendo di routine, ed anzi provoca un peggioramento delle sue condizioni di salute, consistente in una necrosi gengivale .

In tale situazione la signora agisce in giudizio nei confronti del professionista sanitario, chiedendone la condanna al risarcimento di tutti i danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali.

La causa viene decisa dal Tribunale di Monza a seguito di espletamento di consulenza tecnica d’ufficio, dalla quale risultava effettivamente che la sintomatologia lamentata dalla paziente era in relazione causale con le cure praticate dal professionista, il quale aveva agito con imperizia ed imprudenza, provocando peraltro alla paziente un danno biologico temporaneo.

Conseguentemente il giudice, ritenendo condivisibili le risultanze della c.t.u. e accertata quindi una responsabilità professionale del dentista, lo condannava a risarcire alla paziente un importo complessivo risultante dalla somma di varie voci: risarcimento del danno non patrimoniale da inabilità temporanea (danno biologico temporaneo), danno morale, danno patrimoniale relativo alle spese necessarie per il rifacimento delle cure, danno patrimoniale relativo alla restituzione dell’acconto percepito dal professionista.

Il dentista impugnava la sentenza del Tribunale di Monza per una serie di motivi, relativi soprattutto alla a suo avviso liquidazione del danno non patrimoniale, tra i quali quello che presenta però maggior interesse è quello avente ad oggetto la decisione, da parte del giudice di primo grado, di condannare il dentista a “restituire” alla paziente l’acconto percepito, in assenza, per giunta, di una domanda di risoluzione del contratto.

Così descritta la fattispecie che ha dato origine alla sentenza della Corte di Appello di Milano (del 9 febbraio 2015), e prima di illustrare la sua decisione sul punto, è il caso di riassumere sinteticamente quale sia l’orientamento prevalente della giurisprudenza in tema di restituzione del compenso percepito da parte del dentista (ma il ragionamento ben può estendersi  a qualsiasi professionista sanitario e, anzi, a qualsiasi professionista intellettuale) nel caso in cui il paziente richieda il risarcimento di tutti i danni subiti in conseguenza di responsabilità professionale.

  1. La questione centrale: responsabilità professionale e diritto del paziente ad ottenere la restituzione del compenso percepito dal sanitario.

L’orientamento assolutamente afferma, in estrema sintesi, che il compenso per una prestazione medica rivelatasi inutile, o addirittura dannosa, costituisce per il paziente una perdita patrimoniale che deve essere risarcita. Ciò in ossequio alla regola generale in tema di inadempimento contrattuale secondo la quale il contraente non inadempiente, il quale abbia effettuato il pagamento stabilito, ha diritto, in caso di risoluzione, alla restituzione del corrispettivo.

Questa impostazione è ben descritta da una sentenza del Tribunale di Roma del 30 aprile 2007 (giudice Rossetti), nella quale si precisa quali siano le conseguenze “restitutorie” gravanti sul professionista sanitario nel caso in cui sia accertata la sua responsabilità professionale in base ai criteri di ripartizione dell’onere della prova in materia di inadempimento contrattuale e sia, conseguentemente, accolta la domanda di risoluzione del contratto.

Ebbene, secondo questa sentenza, che sintetizza la posizione della giurisprudenza sul punto, a seguito della risoluzione del contratto di prestazione d’opera professionale, il medico è tenuto alla restituzione del corrispettivo ricevuto in quanto, se l’onorario pagato fosse “irrepetibile” (cioè non assoggettabile a pretesa restitutoria) verrebbe alterato l’equilibrio tra le reciproche prestazioni, in quanto il paziente verrebbe costretto a pagare una prestazione inutile, se non dannosa. Ugualmente, chiarisce questa sentenza, nel caso in cui prima della risoluzione del contratto il paziente non abbia ancora pagato l’onorario professionale, potrebbe legittimamente rifiutare di pagarlo, ai sensi dell’art. 1460 c.c., eccependo l’inadempimento da parte del professionista della sua prestazione (consistente, appunto, nella inutilità, se non dannosità, della prestazione in concreto effettuata).

Questa impostazione è assolutamente dominante presso la giurisprudenza più recente, se si fa eccezione, almeno a quanto risulta, di una sentenza del Tribunale di Roma del 30 giugno 2004, la quale aveva invece svolto un ragionamento diverso, che è interessante ricordare brevemente.

Secondo quest’ultima sentenza, infatti, nel caso di accertamento della risoluzione di un contratto tra paziente e dentista per inadempimento del secondo, anche con contestuale accertamento della sua responsabilità, il paziente non avrebbe diritto a pretendere la restituzione del compenso pagato (o degli acconti percepiti dal professionista), in quanto – volendo estremamente semplificare la complessa questione giuridica sottesa – gli obblighi di restituzioni conseguenti alla risoluzione di un contratto per inadempimento sarebbero interdipendenti, per cui ciascuna parte non sarebbe tenuta a restituire la prestazione ricevuta se non nella misura in cui anche l’altra parte sia in grado di fare altrettanto (fermo restando, ovviamente, il diritto al risarcimento del danno).

Si vorrebbe cioè sostenere che siccome il dentista non può più riottenere la prestazione che ha – seppur  in maniera errata – eseguito, in quanto prestazione irripetibile in natura (somministrazione di terapia, impianto di protesi, etc.), neppure la sua controparte, ossia il paziente, potrebbe “ripetere” (chiedere indietro) il corrispettivo pagato.

Questa tesi, come accennato, è rimasta del tutto isolata, oltre che oggetto di molteplici ed argomentate critiche che non è in questa sede possibile analizzare.

Deve però essere precisato che solitamente, nei casi in cui il paziente richiede al dentista, oltre al danno non patrimoniale eventualmente subito a  causa della prestazione errata, anche la restituzione del compenso (e/o dell’acconto) pagato, egli formula anche una domanda di risoluzione del contratto d’opera professionale.

La particolarità della fattispecie decisa dalla Corte di Appello di Milano risiede quindi nella circostanza che la paziente, nell’atto introduttivo del giudizio, aveva chiesto semplicemente il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non  patrimoniali, conseguenti alla responsabilità professionale del dentista, senza svolgere una domanda di accertamento della risoluzione del contratto.

Come evidenziato nel paragrafo 1, il giudice di primo grado ha comunque condannato il professionista a risarcire al paziente anche la “parte” di risarcimento del danno rappresentata dal “danno emergente” consistente nell’acconto già pagato.

A fronte di tale decisione, il dentista ha impugnato la sentenza del Tribunale di Monza, in particolare sotto questo profilo in quanto, a suo dire, il pagamento dell’acconto percepito al paziente rappresenterebbe appunto una “restituzione” nel senso sopra detto, ammissibile solo nel caso di formulazione di domanda di risoluzione del contratto, e peraltro nel caso di specie comunque non accoglibile alla luce della sentenza del Tribunale di Roma del 2004 poco sopra citata.

  1. La soluzione della Corte d’appello milanese.

La Corte d’Appello di Milano si mostra però di diverso avviso rispetto al dentista appellante ed afferma che il compenso percepito, come pure gli acconti eventualmente ottenuti, rientrano tra i danni prodotti dalla prestazione dannosa, e ciò – e qui si colloca la parte più interessante della sentenza – a prescindere dal fatto che sia stata formulata domanda di risoluzione del contratto per inadempimento.

In che modo la Corte motiva la sua decisione?

Essa ritiene che nel caso di contratto d’opera professionale i danni conseguenti alla prestazione dannosa comprendono anche gli esborsi per acconti e corrispettivi richiesti dal professionista e anticipati dal paziente e il risarcimento dovuto si estende anche alla restituzione al cliente di tali somme, in quanto il loro pagamento diviene privo di causa in ragione della difformità di esecuzione dell’opera professionale rispetto alle regole della materia e in considerazione dell’inutilità dell’opera (anzi, della sua contrarietà all’interesse del cliente/paziente).

Per giunta, secondo la Corte d’Appello, nel caso in cui non venisse disposta la restituzione dei pagamenti, al termine dell’opera negligente o viziata da insufficiente perizia, risulterebbero definitivamente riversati nella sfera patrimoniale del cliente gli effetti negativi e pregiudizievoli della cattiva prestazione dell’opera.

Un tale esito, afferma in maniera assolutamente corretta la Corte, non è accettabile, in quanto se la prestazione professionale è da giudicare come totalmente inadempiuta ed improduttiva di conseguenze come nel caso in questione, nessun compenso può essere dovuto al professionista ed anzi, essendo a quel punto venuta meno la causa (quale funzione economico individuale) del contratto d’opera professionale, il già avvenuto pagamento del compenso rappresenta una componente di danno per il cliente ed in quanto tale deve essere risarcita mediante la restituzione cosiddetta per equivalente (vale a dire nella misura dell’importo corrisposto).

Come accennato all’inizio di queste considerazioni, il profilo che appare di maggior interesse nella sentenza della corte milanese consiste proprio nell’aver svincolato il diritto del paziente alla restituzione dei compensi già pagati – in caso di accertata inutile ed anzi dannosa esecuzione della prestazione – dalla proposizione di una specifica domanda di risoluzione del contratto per inadempimento e nell’aver ritenuto i pagamenti effettuati quale componente del danno complessivamente subito dal paziente (comprendente anche le spese per il rifacimento delle cure e, se del caso, il risarcimento del danno non patrimoniale, biologico e morale), come tali ricompresi nella domanda generica di condanna al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, formulata in giudizio.

 Avv. Leonardo Bugiolacchi

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19 Commenti

  1. mi sono recato dal dentista per il completamento dell’ impianto ortodontico e durante la presa dell’ impronta al medico scappa il cacciavite che mi finisce in gola; non riuscendo più a respirare mi sono alzato di scatto facendo cenno con la mano la mia impossibilità a respirare e anzichè praticare la manovra di Heimlich ha chiamato il collega e si sono concentrati solo ad estrarre l’ impronta, mentre l’ assistente alla poltrona mi ha messo sotto il naso del cotone imbevuto di non so cosa. In quel momento ho pensato di rimanere soffocato perchè trattenevo l’ oggetto in fondo alla gola e non trovando alcun aiuto ho deciso di deglutire. Mi sono poi sentito rispondere che sono cose che succedono e mi è stato consigliato di mangiare delle patate per l’ evaquazione! Non solo ma mi sono stati dati dei guanti in lattice per prelevare il cacciavite e con la raccamandazione di riportarlo indietro. Esco dallo studio e una sensazione di blocco all’ altezza dell’ esofago mi pervade! Decido allora di andare al pronto soccorso e dopo un’ attenta disgnosi radiografica decidono di portarmi in sala operatoria e con anestesia totale di prelevare il mal capitato oggetto tramite gastroscopio.
    Non so se è per quello che ho passato dopo ma a sangue freddo credo che il fatto di averlo ingerito mi abbia salvato la vita! Secondo voi cosa dovrei fare adesso?
    Grazie mille

    • Caro Egidio rileggendo la tua storia e immedesimandomi nella tua “malaoccasione” mi vengono i brividi, ma per fortuna è andato tutto bene. Si, se è vero che può capitare, non significa che non è un fatto colposo. Per tua fortuna non ha creato un maggior danno biologico per cui per le sole sofferenze patite non penso che valga la pena intentare una causa. Consiglio che se il dentista è un buon medico e fino a quel momento ti ha seguito bene, di farti offrire una cena e riprendere le cure se non finite.
      Ribadisco in verità potresti richiedere un risarcimento che seppur irrisorio potrebbe soddisfare la tua psiche o comunque la tua voglia di giustizia. Ma io dico, siamo difronte ad un caso che rientra nella soglia di sopportabilità (anche in considerazione del buon esito? Io penso di si.
      Cari Saluti

  2. Nel 2011 mi reco da un dentista per decidere di inserirmi degli impianti per poi fare la protesi, il mio problema riguardava la parte inferiore, la mandibola, il dentista mi inserisce 8 impianti con un acconto di 5000 euro, io che non sono del mestiere mi accorgo che gli impianti forse sono un po’ tanti…dal momento che dovevo rifarmi anche la parte superiore decido di rivolgermi questa volta in Ungheria, dove i costi sono molto bassi, in 4 giorni mi mettono 4 impianti ed un provvisorio che tuttora ho inserito, a questo punto chiedo anche di risolvermi la parte inferiore con gli 8 impianti inseriti dal dentista precedente ma si rifiutano perché a loro avviso gli impianti sono inseriti male, sono tutti storti e sono troppi, quindi è impossibile inserire una protesi, decido di rivolgermi ad un avvocato per il mio problema ma non ne vengo a capo, il CTU ha detto che gli impianti inseriti in Italia potrebbe non essere vero, insomma credono che io abbia mentito e scaricano la colpa sui dentisti ungheresi, a questo punto mi domando, ma io cosa faccio adesso con metà bocca con 8 impianti e l’altra metà con un provvisorio? chiaramente è tutto documentato, sia la ricevuta del dentista italiano e la certificazione degli impianti da lui inseriti, sia la ricevuta dei dentisti ungheresi che sono intervenuti nel 2014, possibile che mi devo tenere un danno così e questo dentista debba rimanere impunito?! grazie

    • Signora probabilmente é stata seguita male. Mi invii un plico con la documentazione e la ctu che gli daremo una lettura.
      Carmelo Galipò
      Via appia nuova 153 Roma 00182
      Cari saluti

  3. Sono un dentista.Una paziente viene da me per riabilitare la bocca con una protesi scheletrata superiore con ganci trasparenti.Viene sottoscritto il preventivo da entrambi ,presa l impronta arriva il manufatto da provare per vedere l effettiva congruità. La paziente non si presenta piu e rifiuta di continuare il lavoro per motivi non inerenti alla situazione.Non ho preso acconti in precedenza e lei non intende sborsare un euro per un lavoro che non usufruisce.Come posso comportarmi ?Le vie legali a chi darebbero ragione?Mi convengono?Quanto potrei richiedere visto che non ha nemmeno intenzione di pagare le spese di utilizzo dei materiali del laboratorio senza aggiungere un solo euro della mia attivita professionale….?Grazie

  4. Buongiorno sono una ragazza di 34 anni in cura da vitaldent iio soffro di paradontite perciò quando feci la prima visita da loro dissero che essendo che la mia situazione odontoiatrica era disastrosa decisero di sottopormi ad un interventi al on 4 per sistemare la situazione. Io decosì di farlo inconsapevole di ciò che mi sarebbe aspettato nei mesi successivi.. Dopo l’intervento mi misero un provvisorio storto posizionato tutto dal lato sinistroppo cioè io avevo l’incisivo sinisto al posto del canino tenuta così per circa 3 mesi poi dopo circa 1 mese si è rotto il molare dietro a destra mi dissero di stare tranquilla perché comunque era un provvisorio e al definitivo nn sarebbe successo . Quando ho messo il definitivo a parte che nn era ciò che volevo io nella mia bocca ma dopo qualche mese mi si stacca l’incisivo laterale destro vado da loro e lo riattaccano con del cemento dicendomi che se nn avesse tenuto la avrebbero mandata in laboratorio dopo circa 1 mese dal fatto mi si risacca lo stesò e va beh la riparano dopo circa 3 msei si stacca l’incisivo laterale sinistro la mandano in laboratorio e la sistemano…. ora io chiedo a voi posso chiedere a Vitaldent qualche sorta di risarcimento per tutti i disagi subiti? Per favore fatemi sapere grazie

  5. Ho fatto un primo intervento di innesto osseo su arcata superiore nel dicembre 2015.A luglio 2016 ho fatto intervento per 2 impianti e dopo 15 gg.sono tornata dalle ferie in anticipo con importante infezione e ho dovuto fare un altro intervento dove ho perso tutto sia l’osso che gli impianti.
    Nonostante lamentavo parestesia sulla guancia interessata il medico programma un secondo intervento di innesto a distanza di 6 mesi finito con una pistola oro astrale.
    Fatti tutti gli accertamenti ho dovuto fare come conseguenzal’intervento al naso-conca golosa.
    Tra il primo intervento è il secondo di innesto ho fatto degli impianti su arcata inferiore anche quelli messi male e adesso a distanza di quasi 2 anni di antibiotici ho dovuto toglierli.
    Concludo dicendo che il dolore ve lo potete solo immaginare e che ad oggi non sono ancora come ero al inizio di rivolgermi al dentista.che da un preventivo di 7.500euro sono arrivata a 23000 la euro.
    Come posso essere risarcirà?
    Mi date per cortesia delle dritte?

  6. Buonasera, vorrei un vostro parere su quanto mi è accaduto dopo lunghe cure dentistiche. Mi reco dal centro medico Sant’Agostino di Sesto San Giovanni per voler risolvere 2 problemi, uno estetico, l’altro funzionale. Il problema estetico riguarda i miei denti consumati dal bruxismo, l’altro per la mancanza di un molare al quadrante inferiore destro. Per il primo problema mi consigliano le faccette da Canino a Canino e otturazioni/intarsi per rialzare i restanti denti. Per la mancanza del molare invece, si pensa per un impianto, che però non posso fare per la mancanza di spessore osseo. Si opta Quindi, per un ponte. Mi lima l’ultimo molare e il premolare e mi monta il provvisorio. Fin qui tutto bene. Dal 20 giugno, il definitivo mi viene cementato il 22 novembre. Da quel giorno iniziano i problemi. Inizio ad avvertire dolore durante la masticazione. Il medico sospetta un carico masticatorio e mi lima alcune parti del ponte. Il problema però non accenna a diminuire, anzi peggiora e il ponte inizia ad essere mobile. Ritorno da lui e decide di tagliarlo, dopo aver provato a toglierlo con il martelletto. Morale della favola, i monconi non reggono il carico masticatorio, adesso hanno acquisito una lieve mobilità, x cui è il caso che io abbandoni l’idea del ponte e metta delle corone su i due monconi. La mia domanda e’: che tipo di responsabilità ha in tutta questa faccenda il mio dentista? Posso chiedere un risarcimento danni per un lavoro non fatto e che per giunta mi ha portato a rovinare 2 denti sani, adesso anche mobili, e che non mi consentono di avere un masticazione corretta? In attesa di un riscontro, invio i miei più cordiali saluti.
    Marta Sgherza

  7. buongiorno, in novembre 2017, presso la sede del mio dentista abituale, un chirurgo mi pratica l’innesto osseo sull’arcata destra superiore, inserendo un impianto per il premolare. Mi è stato poi spiegato che ha dovuto scollare gengiva e palato per cucire la parte. Il decorso post intervento, a detta del mio dentista, è stato normale, ma io a tutt’oggi 15 febbraio 2018, ho una parestesia alla parte estrema destra del labbro superiore, sia interna che esterna. Ciò mi procura un enorme fastidio, anche perchè ho sempre la sensazione che i liquidi e il cibo fuoriesca dalla bocca. Temo che non tornerà più a posto, in quel caso sono decisa a chiedere un risarcimento, ne ho diritto, come procedere? grazie

  8. Buongiorno, vi scrivo perché ho subìto un intervento di impianto osteointegrato in titanio conclusosi non bene. La distanza tra le viti, a detta di un altro dentista che mi ha visitato, è inusuale e controindicata per la durata dell’impianto stesso. Inoltre, la prima vite fuoriesce dall’osso con la punta anche se di non molto. Durante l’intervento è sorto anche un altro problema, forando mi ha toccato un nervo e ciò mi ha procurato parestesia locale per oltre due mesi. Il mio ex-dentista non inende risarcirmi e senza quei soldi non posso far rifare il lavoro ex novo presso un altro odontoiatra. Passando per le vie legali, e ‘grazie’ alla legge Gelli, oggigiorno mi sembra ancora più difficile farsi risarcire soprattutto per uno come me che non detiene questa importante disponibilità economica, che supera paradossalmente le spese degli impianti, per affrontare le spese inziali ‘untorie’ di avvio procedura. Sono abbastanza abbattuto, confuso e incavolato. Potete aiutarmi? Grazie anticipatamente della vostra risposta.
    Cordialmente, Daniele.

  9. Buon giorno, dalla ortopantomografia del 26/07/2017, è emersa una carie sotto amalgama sul dente 36 parte distale. In quel momento il dente necessitava di una cura canalare, un perno moncone e capsula in porcellana.
    Durante l’intervento, il dentista ha provocato una “rarefazione periapicale, dovuta a una perforazione in biforcazione, accertata da una seconda ortopantomografia del 29/11/2017.
    Praticamente, il dentista (ndr: convenzionato), dopo due cure antinfiammatorie dovute all’infiammazione in biforcazione, con esito negativo, non sapendo più cosa fare e non ammettendo il danno, si è limitato a dirmi che il dente 36 andava estirpato!!!
    L’ho notiziato che sarei andato da altro dentista il quale ha ricostruito i fatti come sopra riportati con un preventivo di euro 3.020,00. Premesso che sono esente da Ticjet, quali danni posso chiedere e quanti?

  10. Gentilissimi,
    vi ringrazio anticipatamente per la messa a disposizione di questa casella mail di consulenza.
    Ho 32 anni e due mesi fa mi sono recato da un dentista (certificato e accreditato presso Unisalute) per l’estrazione di un dente del giudizio. Oltre alla panoramica, il dentista mi ha prescritto una TAC con BEAM in quanto la posizione del dente del giudizio lo preoccupava. Dopo aver esaminato gli esami, ha estratto il dente con un intervento lungo e dolorosissimo. Il decorso sta andando molto bene, ma fin da subito mi sono accorto di un costante formicolio nella parte inferiore del labbro che, a quanto ho potuto capire, rientra nel fenomeno della parestesia … ossia una alterazione della sensibilità con formicolio.
    Vorrei sapere se questo danno che potrebbe essere perenne e che mi crea molto disagio a livello di sensibilità sia al tatto che al freddo merita un risarcimento morale o altro.
    Grazie per quello che potrete consigliarmi e buona sera.
    Cordialmente,
    Daniele Fascendini

  11. Vi racconto in breve la mia storia. A 17 anni ho avuto un incidente stradale mi sono giocata gli incisivi. 1979 allo stomatologico di Milano mi viene fatto un ponte che mi dura quasi 30 anni. Dopodiché sopraggiunti nuovi problemi mi rivolgo ad un “dentista” che ha messo a dura prova la mia pazienza. Mi ha rifatto il ponte dell’arcata superiore che dopo pochi mesi si è staccato spezzandomi tutti i denti al suo interno. Sono tornata da lui ha perso anche il provvisorio che era praticamente il mio vecchio impianto in oro e porcellana. Ho fatto implantologia sempre dal medesimo dentista restando d’accordo che: gli impianti ossei li ho pagati io in quanto sono assicurato e le corone me le avrebbe rifatte lui a sue spese. Bene non me le ha fissate a perno ma incrementare dicendomi che era un nuovo tipo di impianto molto leggero. Mi ritrovo ad incollare le corone che mi ha fatto con il kukident. Vorrei tanto denunciarlo ma posso farlo anche se ho accettato allora di pagarlo senza fattura?

  12. Buongiorno, sono un ragazzo di 21 anni, la settimana scorsa sono stato da un dentista per un dolore ad un dente già devitalizzato. Il dentista interviene e mi dice che un nervo non era stato devitalizzato dopo di che mi fa un’otturazione definitiva e mi fissa l’appuntamento dopo 5 giorni per il controllo. Il giorno dopo incomincio a stare male con un forte mal di dente chiamo il dentista e mi manda il figlio anch’esso dentista sul posto di lavoro che mi dice che è normale e che devo prendere degli antidolorifici senza indicarmi quali. Dopo tre giorni in cui non posso neanche andare al lavoro per il forte dolore chiedo a mio padre di portarmi in ospedale. Ma mio padre chiama un suo amico dentista che apre appositamente lo studio mi toglie l’otturazione e finalmente ho sollievo. Come devo comportarmi adesso?

  13. Il mio dentista per salvare un impianto da periimplantite mi ha proposto un intervento con innesto gengivale su un impianto Non sono rimasto molto soddisfatto dell’intervento e del prezzo (2 ore 1500 euro) anche perché esteticamente è stata aperta una voragine che ha lasciato gli impianti a vista Dopo due mesi l’infezione è ritornata più forte di prima ed il dentista ha riconosciuto che l’intervento è fallito perché la membrana non ha retto Ora devo espiantare l’impianto e fare un ponte con i due impianti adiacenti In tutto ciò il dentista mi riconoscerebbe solo un piccolo sconto sui futuri lavori…..
    anche perché alla

  14. Mi sono rivolta ad un dentista per fare l’impianto invisibile e un operazione dei denti (la parte inferiore).
    Ho fissato con lui il primo appuntamento per l’operazione, nel frattempo mi ha chiesto di prendere l’antibiotico per una settimana , quando sono tornata da lui, mi risponde che non posso farla perché si è dimenticato il materiale e che dobbiamo spostare la data dell’operazione, ed ancora ho dovuto riprendere gli antibiotici per un’altra settimana. Nell’arco di questa settimana si è rivolto mio padre a lui per devitalizzare un dente, e anche lui ha dovuto prendere gli antibiotici per un settimana, e quando si è rivolto a dentista, gli ha fatto l’anestesia, subito dopo il dentista di nuovo ci risponde che il macchinario non funzionava pertanto dovrà fissare una nuova data, mio pappa ha dovuto soffrire una settimana con il dente aperto e prendere nuovamente gli antibiotici. Per questo motivo essendomi non piu’ sicura della professionalità del dentista, lo chiamò comunicandolo che non vorrei più fare l’operazione.
    Inoltre mi ha fatto il preventivo per mettere l’impianto invisibile, dove mi ha chiesto di anticipare ben 400 euro, e poi di pagarlo mensilmente in rate, mi ha chiamato per ritirare le stampe (ogni settimana devo mettere una stampa piu’ ristretta), nella seconda settimana volevo mettere la seconda stampa, ma purtroppo non mi entrava, ho chiamato il dentista per capire il motivo, lui mi risponde che si è dimenticato di avvisarmi che devo fare Stripping dei denti e poi posso mettere la seconda stampa.
    Siccome ero stufa della non professionalità del dentista nel trattare i clienti, gli ho chiesto di rimborsarmi i 400 euro che ho dato come acconto e voglio finire la collaborazione, lui ha rifiutato, voglio capire se ho diritto al rimborso perché ci ha creato una danno morale e ci ha fatto perdere tempo e soldi.

  15. Buongiorno avevo un premolare da anni abbastanza scavato che non mi procurava alcun fastidio. Alla visita di controllo mi è stato proposto di fare un intarsio come prevenzione e ho accettato. Da qui è iniziato l’incubo del dolore al dente. Sono stata diverse volte dallo stesso dentista il quale non capiva il motivo e semplicemente a ogni seduta si limitava a limarlo. Dopo più di un mese e mezzo visto che il dolore continuava ha deciso di togliere l’intarsio e farmi un’otturazione dicendo che così non avrei più sentito male. Rimandando poi l’appuntamento a settembre per riprovare a fare un nuovo intarsio. A distanza di due settimane il dolore è peggiorato sono stata da un altro dentista il quale mi ha fatto panoramica ex ecc alla fine mi ha dovuto devitalizzare il dente perché era in pulpite. Io pagato al vecchio dentista il costo di un intarsio ma in realtà mi sono ritrovata con un’otturazione in composito. Ovviamente dal vecchio dentista non torno più. Posso chiedere il rimborso almeno tra intarsio e otturazione? Ora ovviamente mi ritrovo con l’aver fatto una devitalizzazione e tutto il resto che ne consegue spendendo non poco ma probabilmente li ho sbagliato io ad accettare anche se non ne avevo bisogno. Anche se loro avrebbero dovuto ben valutare la situazione perché il problema che il dente era scavato è dovuto alla cuspide del dente sotto che loro non hanno nemmeno preso in considerazione. Resto gentilmente in attesa di un vs cortese riscontro. Grazie della va disponibilità

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