Il Fisco ha il potere di sostituire in via di autotutela atti modificativi di precedenti statuizioni favorevoli al contribuente risultate erronee, anche in caso di assenza di elementi sopravvenuti

La vicenda

A seguito di annullamento in autotutela per errore di calcolo di altro precedente accertamento, l’Agenzia delle Entrate rideterminava in aumento i componenti positivi di reddito realizzati dalla società ricorrente.

Quest’ultima ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che sia l’autotutela negativa che quella positiva presuppongono un atto illegittimo, passibile di declaratoria di annullamento giudiziale. Nel caso in esame la CTR non aveva considerato che il primo avviso emesso dall’Agenzia delle Entrate non era mai stato annullato ed aveva poi violato i principi di unicità e di non modificabilità in aumento dell’avviso di accertamento, in assenza di nuovi elementi conoscitivi. Il motivo è stato respinto perché infondato.

Il potere di autotutela dell’amministrazione finanziaria

Con specifico riferimento al potere di riforma dell’atto impositivo, i giudici della Suprema Corte hanno ricordato che in base all’attuale approdo del diritto vivente: a) l’esercizio del potere di autotutela non implica consumazione del potere impositivo, sicché, rimosso con effetto ex tunc l’atto di accertamento illegittimo od infondato, l’Amministrazione finanziaria conserva ed anzi è tenuta ad esercitare – nella permanenza dei presupposti di fatto e di diritto – la potestà impositiva; b) dalla non consumazione del potere impositivo, in caso di annullamento o revoca dell’atto viziato, discende il corollario che il provvedimento di riforma adottato in sede di autotutela, non dispone per l’avvenire ma retroagisce al momento della applicazione imposta proprio in quanto viene a sostituirsi all’originario atto impositivo; c) il rimedio della “autotutela sostitutiva” differisce dal potere di integrazione dell’atto impositivo in quanto quest’ultimo presuppone l’esistenza di un precedente valido atto di imposizione, mentre il primo richiede quale condizione necessaria la eliminazione (anche implicita nel caso in cui l’atto riformato riproduca lo stesso contenuto dell’atto sostituito) del precedente atto impositivo illegittimo od infondato; d) la riforma dell’atto impositivo non è limitata ai soli vizi formali, ma può estendersi a “tutti gli elementi strutturali dell’atto, costituiti dai destinatari, dall’oggetto e dal contenuto”; e) il potere di sostituzione dell’atto impositivo incontra i soli limiti del termine decadenziale previsto per la notifica degli avvisi di accertamento e del divieto di violazione od esclusione del giudicato sostanziale formatosi sull’atto viziato.

La decisione

In sostanza i giudici della Suprema Corte (Sezione Tributaria, n. 31467/2019) hanno riconosciuto all’amministrazione finanziaria il potere di adottare in via di autotutela sostitutiva atti modificativi di precedenti statuizioni favorevoli al contribuente risultate erronee, anche in caso di assenza di elementi sopravvenuti, in quanto, in ambito fiscale, tale potere va riguardato in un’ottica protesa a salvaguardare il soddisfacimento dell’interesse pubblico a reperire le entrate tributarie legalmente accertate.

Il ricorso è stato perciò, respinto e confermata la pronuncia di merito.

Avv. Sabrina Caporale

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