RC ha raccolto la testimonianza di Roberto, un ragazzo di 30 anni, laureato,  vittima di mobbing. Ecco cosa ci ha raccontato.

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Mi chiamo Roberto e fino a poco tempo fa lavoravo in una casa famiglia per minori stranieri non accompagnati. Iniziai a lavorare come operatore sociale in una cooperativa di Casoria, un paese vicino Napoli, subito dopo la laurea. Il lavoro parte nel novembre del 2013 – risposi ad un bando NEET – e, dopo una settimana di prova, iniziai ad avere una turnazione regolare. I turni di lavoro variavano. A seconda della necessità  potevo lavorare di pomeriggio o di notte. Per i primi mesi il mio “stipendio” era di 500 euro e lavoravo con un contratto a progetto che rinnovavo ogni mese. Le cose cambiarono dopo una discussione di lavoro avuta con la coordinatrice della cooperativa. Iniziarono i miei guai. La responsabile della struttura mi accusò prima di avere una relazione con una delle operatrici, poi  di non saper fare il mio lavoro. Era diventato tutto un continuo dimostrare. Non potevo avere contatti con nessuno degli operatori e, per giunta, mi erano state ridotte le ore di lavoro. Da 20 turni al mese passai drasticamente a 10 per poi passare a 5. Da 500 euro al mese ero passato a prendere dai 70 ai 120 euro. La notte non riuscivo più a dormire e la frustrazione aumentava ogni giorno perché sapevo di essere bravo nel mio lavoro. Non avevo mai avuto problemi e tutti mi hanno sempre stimato per quello che facevo. I problemi che avevo sul lavoro mi seguivano ovunque, in ogni ambito nella mia vita quotidiana. Mangiavo poco, fumavo molto. Abbandonai i miei hobby, il calcetto, la chitarra, i miei amici.  La mia vita aveva bisogno di una svolta perché non potevo continuare ad andare così ed essere denigrato ogni giorno. Così, nel giugno del 2014 decisi di finirla e rassegnai le mie dimissioni. Questa esperienza mi ha segnato non poco. Ho capito sulla mia pelle cosa significa la parola “Mobbing” ed ho capito che va oltre quella semplice parola. Il mobbing ti colpisce dall’interno, distruggendoti psicologicamente, fino a risucchiare tutto quello che c’è intorno a te. E’ un male che ti prende a 360°, provocando danni psicologici, economici, sociali.

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Se anche tu credi di essere vittima di mobbing contatta  la redazione di RC per una consulenza legale gratuita!

RC – 06/ 693 20 026

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3 Commenti

  1. Anche io all’ età di 54 anni, dopo un anno di lavoro inizialmente per sostituire una collega in maternità, da quando questa è rientrata, sei mesi di puro inferno mi sono dimessa, ma le mie dimissioni non sono volontarie!!! Mi hanno umiliato, emarginato e lavoro in cooperativa, dove l’ attenzione per la persona dovrebbe essere prioritaria! E quando ho denunciato la cosa, dal vertice il nulla!!! Non ci voglio credere!!!

  2. Lavoro da 4 anni e mezzo per una cooperativa che si occupa di fornire mano d’opera per il servizio di spesa online di una nota catena di supermercati italiani. Dopo i primi mesi abbastanza sereni, ho iniziato a notare molte stranezze. Il gruppo di lavoro è praticamente “manipolato” e manovrato da una sola socia che fa da ponte coi vertici della cooperativa. Da circa un anno e mezzo, io e altre due mie colleghe siamo entrati in contrasto con questa donna a causa del suo strapotere all’interno del reparto in cui lavoro. Per tutta risposta, questa persona ci ha messo contro non solo i vertici ma anche il responsabile di reparto con il quale, esasperato dai suoi atteggiamenti palesemente di parte, ho avuto un alterco. Questo individuo fingeva di non ricordare il giorno da me richiesto per il riposo settimanale per favorire determinate persone. Non solo: ho iniziato a notare un diminuire dei pezzi che potevo prelevare, non riuscendo a raggiungere la produttività richiesta. La socia donna, faceva in modo da risultare sempre apparentemente ignara di tali circostanze e faceva in modo di lasciare il lavoro sporco al suo amico responsabile di reparto (questi due sono amici e probabilmente amanti anche nella vita privata). Gradualmente sono stato messo all’angolo; non mi venivano e non mi vengono comunicate decisioni o modifiche lavorative quali introduzione di nuove risorse, mi viene impedito di addestrarle benché io conosca bene la mansione e spesso assisto a scenette e siparietti tra i due, i quali in mia presenza ridacchiano o si dicono cose all’orecchio (parlo di adulti che hanno passato la quarantina!). Le mie due colleghe non hanno retto alle pressioni e alla fine, circa due mesi fa hanno dato le dimissioni. Io, essendo una persona molto orgogliosa, ho scelto di restare e lottare per non darla vinta a questa gentaglia. Tuttavia la qualità della mia vita ha subìto gravi danni. Faccio molta fatica ad arrivare a fine giornata di lavoro e queste preoccupazioni mi assillano.
    Vi chiedo aiuto per favore se potete contattarmi. Grazie.

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