Confermata la responsabilità datoriale ed escluso il rischio eccentrico in relazione all’infortunio occorso a un lavoratore che aveva subito lesioni consistenti nella perdita di sostanza al 30, 40 e 50 raggio della mano sinistra

In tema di infortuni sul lavoro, perché possa ritenersi che il comportamento negligente, imprudente e imperito del lavoratore, pur tenuto in esplicazione delle mansioni allo stesso affidate, costituisca concretizzazione di un “rischio eccentrico”, con esclusione della responsabilità del garante, è necessario che questi abbia posto in essere anche le cautele che sono finalizzate proprio alla disciplina e governo del rischio di comportamento imprudente, così che, solo in questo caso, l’evento verificatosi potrà essere ricondotto alla negligenza del lavoratore, piuttosto che al comportamento del garante. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 37802/2021 nel confermare la condanna inflitta in sede di merito all’amministratore delegato di un’azienda, nella sua qualità di datore di lavoro, e del responsabile del servizio di manutenzione dei dispositivi di sicurezza della stessa impresa, per avere cagionato lesioni a un lavoratore, consistenti nella perdita di sostanza al 30, 40 e 50 raggio della mano sinistra.

Nello specifico, al primo veniva contestato rispettivamente, di non aver messo a disposizione del lavoratore adeguate attrezzature e non aver assicurato l’uso degli impianti in modo sicuro – in particolare l’accoppiatrice Duplex Combi Horizontal, messa in funzione ed utilizzata in assenza di griglia di protezione tra rullo e pressore e priva di meccanismi idonei a rallentarne o interromperne il funzionamento in assenza delle griglie di protezione – e non aver vigilato sull’operato del responsabile del servizio di manutenzione; al secondo veniva invece addebitato di non aver vigilato sul comportamento dei lavoratori, sicché la parte lesa, dopo aver rimosso la griglia di protezione, avendo notato il residuo di un foglio di alluminio nel rullo, aveva cercato di rimuoverlo con la mano sinistra, senza disattivare la macchina, così procurandosi le lesioni descritte.

Nella sentenza impugnata si leggeva che risultava accertato, sicché non era necessaria alcuna rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, che il macchinario fosse privo, sul lato ribobinatore (su cui si era verificato l’infortunio), del micro-interruttore di sicurezza, collocato, invece, dal produttore sull’opposto lato sbobinatore: sul lato ribobinatore l’unico dispositivo di sicurezza era la griglia che, anziché essere facilmente rimuovibile, come sul lato opposto, poteva essere abbassata solo con appositi attrezzi, presumibilmente perché le operazioni di pulizia erano meno frequenti e dovevano essere eseguite secondo uno specifico protocollo di sicurezza, le cui istruzioni imponevano di intervenire sulla macchina solo se ferma ed inoperante.

La Corte territoriale aveva, però, precisato che la macchina, “così come uscita dalla fabbrica produttrice, doveva considerarsi intrinsecamente pericolosa” e che il rischio di contatto (volontario o accidentale) dell’operatore con i rulli era tale da non poter essere idoneamente arginato da una mera disposizione operativa, risultando, al contrario, indispensabile, ai fini della sicurezza, intervenire sulla macchina mediante installazione di apposito micro-interruttore anche sul lato ribobinatore. Peraltro, il manuale di istruzione del macchinario Combi, riportava le soluzioni di sicurezza, espressamente menzionando le protezioni mobili dotate eventualmente di microinterruttori di sicurezza su parti pericolose, che devono intendersi proprio come quelle misure necessarie ad implemento dell’allestimento originario in considerazione dell’uso specifico del macchinario.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, gli imputati lamentavano, tra gli altri motivi, l’insussistenza della loro responsabilità penale, affermata in modo apodittico, nonostante la macchina fosse perfettamente funzionante, munita di tutti i dispositivi di sicurezza e l’infortunio si fosse verificato per una imprevedibile ed arbitraria iniziativa del lavoratore, rectius un comportamento abnorme del lavoratore, che, pur essendo esperto e pienamente formato, aveva scelto di disattendere il protocollo di sicurezza, procedendo alla pulizia, dopo aver svitato con appositi attrezzi la griglia di protezione, mentre il macchinario era in movimento, senza che ve ne fosse alcuna necessità collegata alla produzione.

La Cassazione, nel respingere le doglianze proposte, ha sottolineato come i giudici di merito avessero correttamente evidenziato, da un lato, che, nel caso di specie, il pericolo poteva essere rimosso tramite l’installazione di un dispositivo di sicurezza, mentre si era scelta la misura inidonea di adottare un protocollo di sicurezza che il lavoratore avrebbe potuto, volontariamente o involontariamente, violare e che, dall’altro lato, non può configurarsi un comportamento abnorme del lavoratore, posto in essere nelle sue ordinarie mansioni, laddove sia collegato proprio all’assenza o insufficienza di adeguate cautele che, se adottate, avrebbero potuto evitarlo.

La redazione giuridica

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